Il Tango come storia viva:

Ci sono momenti in cui il tango chiede di essere ballato, e altri in cui chiede di essere ascoltato, pensato, attraversato nella sua storia profonda. Il corso sulla storia del tango che si terrà a Bologna a partire da gennaio nasce proprio da questa esigenza: fermarsi, guardare indietro e comprendere il tango con maggiore consapevolezza, sia per chi lo pratica danzando, sia per chi desidera conoscerlo come fenomeno culturale e umano, anche senza l’obiettivo di portarlo necessariamente in pista.

TANGO A BOLOGNA

A guidare questo percorso sarà Silvio Zalambani, musicista, insegnante, studioso e divulgatore del tango: una voce autorevole capace di coniugare rigore storico e passione autentica. Da anni Zalambani racconta il tango come fenomeno culturale complesso, intreccio di musica, danza, società e identità, restituendone le molteplici stratificazioni. La scheda di presentazione pubblicata su Faitango, che vi invitiamo a leggere cliccando direttamente qui, rimanda a un profilo a tutto tondo, in cui la musica latina e la passione rioplatense per questa terra struggente sono la sintesi della sua creazione artistica.

Il corso si svolgerà a Bologna, negli spazi della milonga La Bocanegra, ospitata presso la Casa di Quartiere Nello Frassinetti (Via Isabella Andreini 18), dalle 20:00 alle 22:00.

È organizzato da Elle Danza ASD. Un luogo simbolico e familiare per molti tangueri, che per l’occasione diventa spazio di ascolto e riflessione, oltre che di danza.
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Il programma

Il percorso è articolato in quattro incontri, ciascuno dedicato a un nodo fondamentale della storia e dell’immaginario tanguero:

  • 21 gennaio – Il Tango e Buenos Aires, la città che visse due volte
    Un viaggio alle origini, nella città-mondo che ha generato il tango, tra immigrazione, modernità e fratture sociali.
  • 18 febbraio – Il Tango, un pensiero triste che si balla
    Dalla celebre definizione alla sua sostanza più intima: malinconia, poesia, musica e corpo in dialogo.
  • 4 marzo – Tango macho e tango hembra: la dicotomia delle figure maschile/femminile nel tango
    Un’analisi critica dei ruoli, dei simboli e delle trasformazioni dell’identità di genere all’interno del tango.
  • 8 aprile – Il Tango del XXI secolo: tradizione e avanguardia
    Dove sta andando il tango oggi? Tra eredità storica, nuove estetiche e sperimentazioni contemporanee.

Un corso per tutta la comunità tanguera (e non solo)

Questo ciclo di incontri si propone come un’occasione aperta e trasversale, rivolta non solo alle scuole di tango del territorio ma anche a chi ama il tango come linguaggio culturale, musicale ed emotivo, e sente il desiderio di comprenderne più a fondo le radici, le trasformazioni e i significati.

Per entrare nel cuore di questo progetto e approfondirne le motivazioni, ne parliamo direttamente con Silvio Zalambani, in un dialogo che accompagna e introduce il percorso di studio proposto.

Il corso è pensato solo per chi balla tango o anche per chi si avvicina per la prima volta a questo mondo?
Silvio Zalambani: “Il corso non nasce per essere esclusivo. Non è pensato solo per chi balla, e nemmeno solo per chi già “sa”. È aperto a chiunque voglia comprendere il tango come fenomeno culturale. Anche una persona che non ha mai ballato o suonato può seguire tranquillamente, perché il percorso parte da una narrazione ampia: Buenos Aires, la sua storia, la sua società. Il tango diventa la colonna sonora di questo racconto, non un prerequisito.”

Il fatto che il corso sia arrivato alla quarta edizione consecutiva a Bologna è piuttosto raro. Cosa lo ha reso possibile?
Silvio Zalambani: “In genere questi percorsi durano uno o due cicli, poi si esauriscono. Qui è successo qualcosa di diverso: si è formato nel tempo un gruppo di ascolto molto attento, curioso, che ogni anno chiede di andare avanti. Alcuni partecipano fin dalla prima edizione. Questo cambia tutto, perché ti permette di non ripetere semplicemente una “storia del tango”, ma di approfondire, di entrare in zone più complesse che richiedono un minimo di familiarità con il contesto storico e culturale.

Il primo incontro è dedicato a Buenos Aires, definita “la città che visse due volte”. Perché questa immagine?

Buenos Aires

Silvio Zalambani: “Buenos Aires è stata fondata due volte, e non è solo una curiosità storica. È una chiave di lettura. La città ha un prima e un dopo, così come il tango. C’è una prima fase, coloniale e criolla, e poi una trasformazione profonda legata alle grandi migrazioni europee di fine Ottocento. Il tango nasce esattamente lì, dentro quella frattura. Senza Buenos Aires, il tango non sarebbe mai nato: lo dicono i musicologi, gli scrittori argentini, e lo conferma la storia stessa della città.”

Anche il tango, quindi, attraversa una frattura simile?
Silvio Zalambani: “Sì, ed è fondamentale capirlo. C’è un tango delle origini e c’è un tango dell’epoca d’oro, fino agli anni Quaranta, quando il tango è soprattutto musica da ballo e invade letteralmente Buenos Aires. Poi, dagli anni Cinquanta, avviene una frattura netta: cambia la società, cambia la politica, cambia la cultura, e cambia anche il tango. Con Piazzolla, Rovira e altri, il tango entra in una dimensione diversa, più artistica, più concertistica. Non è più solo musica da ballare, ma una forma di espressione che riflette un mondo che non è più lo stesso.”

Il secondo incontro prende il titolo da una frase celebre: “Il tango è un pensiero triste che si balla”. Cosa racchiude davvero questa definizione?
Silvio Zalambani: “Quella frase, coniata da Enrique Santos Discépolo, nasce in un momento molto preciso: gli anni Trenta, la prima grande crisi della società argentina. Dopo un periodo di grande prosperità, arriva il crollo, e la disillusione entra nella vita quotidiana. Discépolo è l’emblema poetico di quella fase storica di degenerazione sociale e culturale che, ahimè, è drammaticamente attuale ancora oggi. Il “pensiero triste” non è un sentimentalismo generico: è una consapevolezza sociale, una visione critica del mondo che si traduce in poesia, musica e corpo.”

Caminito

Eppure proprio da quella crisi nasce l’epoca d’oro del tango.
Silvio Zalambani: “Esattamente. È un paradosso solo apparente. Le grandi orchestre degli anni Quaranta nascono tutte negli anni Trenta, durante la crisi. Quando l’Argentina poi vive il suo periodo di massimo splendore economico, mentre il resto del mondo è in guerra, il tango esplode. È il momento in cui musica, ballo e società trovano un equilibrio irripetibile.”

Uno degli incontri affronta il tema della dicotomia maschile/femminile nel tango. Perché è così centrale oggi?
Silvio Zalambani: “Perché il tango riflette sempre la società in cui vive. È stato a lungo letto come un mondo dominato dal maschile, e in parte lo è stato, perché la società lo era. Ma le figure femminili ci sono sempre state, anche se spesso relegate ai margini. Negli ultimi trent’anni questa impostazione è entrata in crisi: oggi i ruoli non sono più così definiti, si parla di conduzione, di ascolto reciproco, di scambio. È una trasformazione che rispecchia un cambiamento culturale molto più ampio.”

Questo discorso si collega al tango del XXI secolo, tema dell’ultimo incontro?
Silvio Zalambani: “Sì, perché il tango del XXI secolo è già storia. Negli ultimi trent’anni il tango ha inglobato nuove estetiche, nuovi linguaggi e  nuovi strumenti ad esempio proprio quello che suono io, il sax. Il bandoneón non è più sempre centrale, entrano strumenti che prima non esistevano nel tango, cambiano le formazioni, cambiano i riferimenti. Chi oggi fatica a riconoscere queste forme come tango spesso dimentica che anche questo processo è storicizzato. Non è una rottura arbitraria: è la continuazione di una frattura iniziata negli anni Cinquanta.”

In definitiva, cosa speri che resti a chi parteciperà al corso?
Silvio Zalambani: “La consapevolezza. Capire il contesto in cui nasce una musica, una danza, un’estetica, cambia completamente il modo di ascoltarla e viverla. Senza questa consapevolezza, alcune trasformazioni del tango sembrano incomprensibili. Conoscendo la storia di Buenos Aires e della sua società, invece, tutto diventa leggibile. Il tango non è solo una musica o un ballo: è una cultura viva.”

Ascoltando il racconto di Silvio Zalambani, emerge con chiarezza come il tango non sia qualcosa da “sapere” o da “saper fare”, ma un linguaggio da attraversare, capace ancora oggi di interrogare chi lo incontra.

Barbara Savonuzzi

 

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