Buenos Aires e ritorno: quando il tango incontra Faenza

Faenza è la città della ceramica, conosciuta in Italia e nel mondo per una tradizione che nel Museo Internazionale delle Ceramiche trova una delle sue espressioni più alte. Il MIC, nato nel 1908, custodisce una delle più importanti collezioni dedicate alla ceramica, testimonianza di culture e Paesi diversi.

Ed è proprio il MIC ad accogliere, venerdì 18 settembre, una serata che per qualche ora porterà nel cuore di Faenza un frammento di Buenos Aires.

Un incontro che nasce da un’idea, ma soprattutto da relazioni, collaborazioni e sinergie costruite intorno a una passione condivisa: il tango.

Per una sera Faenza diventerà così un punto d’incontro fra Italia e Argentina, fra memoria e contemporaneità, fra parola e musica.

Un incontro con Astor

La serata prenderà il via alle 20.30 con la presentazione dell’edizione italiana di Astor Piazzolla. Una vita per la musica, la biografia di María Susana Azzi pubblicata da Sillabe.

A dialogare con l’autrice sarà Rubén Andrés Costanzo, in un incontro che permetterà di entrare nella vicenda di Piazzolla non soltanto attraverso la sua musica, ma attraverso le persone, le testimonianze e i racconti che hanno contribuito a restituirne la figura.

Maria Susanna Azzi

María Susana Azzi, antropologa e saggista argentina, ha costruito il suo lavoro biografico attraverso una ricerca di grande ampiezza, fondata su oltre 250 interviste e testimonianze dirette.

È forse questo uno degli elementi che rendono particolarmente interessante il dialogo con Costanzo.

Chi sarà al MIC non assisterà semplicemente alla presentazione di un libro, ma avrà la possibilità di avvicinarsi ad Astor attraverso le voci di chi lo ha conosciuto e attraverso una ricerca che prova a ricostruire, insieme all’artista, anche l’uomo.

Quasi come essere accompagnati per mano dentro una casa che non abbiamo mai abitato, per incontrare qualcuno che appartiene alla storia della musica ma che, attraverso i ricordi e le testimonianze, può tornare a diventare una presenza.

Piazzolla ha attraversato uno dei momenti più complessi della storia del tango. Un genere che per una stagione sembrò perdere il proprio spazio, quasi fosse rimasto legato a un passato che molti consideravano superato. La sua vicenda artistica si colloca anche dentro questa trasformazione: quella di un musicista che non accettò di considerare il tango una lingua destinata a ripetere se stessa.

È in questo passaggio che la sua figura continua a parlare al presente.

Da Piazzolla al tango di oggi

E dopo le parole arriverà la musica.

Alle 21.15 il palco del MIC ospiterà Buenos Aires e ritorno, il concerto del Silvio Zalambani 4to Tango, con Silvio Zalambani al sax soprano, Vittorio Veroli al violino, Massimo Mantovani al pianoforte e Gianluca Ravaglia al contrabbasso.

Per l’occasione il quartetto proporrà un repertorio incentrato sulle composizioni originali di Zalambani, arricchito dalla collaborazione con i musicisti della Scuola Comunale di Musica “G. Sarti” di Faenza.

È un passaggio che, idealmente, prosegue il viaggio iniziato con Piazzolla.

4to Tango: Silvio Zalambani, Vittorio Veroli, Massimo Mantovani, Gianluca Ravaglia.

Da una parte la memoria di un uomo che ha contribuito a cambiare il destino musicale del tango; dall’altra un musicista italiano che da molti anni attraversa quella stessa cultura, la studia, la interpreta e continua a cercare una propria strada dentro il suo linguaggio.

È un percorso che abbiamo già raccontato sulle pagine di Tango y Gotan attraverso Piazzolla y más allá, il progetto discografico di Zalambani nato dall’incontro con i musicisti argentini e dalla sua lunga ricerca intorno alla musica di Buenos Aires.

Ora quel percorso torna a incontrare il pubblico italiano in una formazione diversa, quella del 4to Tango, e in un contesto altrettanto particolare: Faenza, il MIC, la Scuola Sarti.

Ed è proprio qui che il titolo della serata, Buenos Aires e ritorno, sembra trovare il suo significato più autentico.

Il viaggio parte dall’Argentina, attraversa la memoria di Piazzolla, passa attraverso la ricerca di Azzi, il lavoro di Costanzo e la musica di Zalambani, per tornare infine in Italia e trovare casa a Faenza.

Un viaggio fatto non soltanto di musica, ma di persone.

Una serata come questa riesce a ricordarci che le distanze culturali si possono attraversare quando esistono curiosità, ascolto e volontà di condividere.

Le idee fanno incontrare le persone, le relazioni generano nuove possibilità e una passione, quando viene condivisa, può trasformare anche un luogo inatteso in un centro di cultura.

Per una sera, dunque, Buenos Aires arriva a Faenza.

E da Faenza riparte.

Per approfondire leggi l’articolo: https://tangoygotan.faitango.it/2026/07/20/silvio-zalambani-il-lungo-cammino-oltre-piazzolla/

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Barbara Savonuzzi
Sono autrice e collaboratrice culturale di Faitango. Veneziana d’origine, da sempre amo scrivere, leggere e lasciarmi attraversare dalla musica. La vicinanza del Teatro La Fenice ha nutrito fin da giovane la mia sensibilità e mi ha insegnato a riconoscere nella lirica il respiro dell’anima. Durante il lockdown, insieme all’amica Chiara Cecchinato, ho creato il blog “Un tango con il Tenore”. Sotto lo pseudonimo di Rosaspina Briosa ho iniziato a esplorare il dialogo tra lirica e tango, due linguaggi che, attraverso epoche e culture diverse, raccontano l’animo umano. Dal 2022 collaboro con Faitango, approfondendo la dimensione culturale del tango grazie al prezioso accompagnamento di Giuseppe Speccher ed Ernesto Valles Galmés, figure che hanno contribuito alla mia crescita e formazione. Mi occupo di interviste, reportage e approfondimenti, dando voce a chi fa cultura nel tango e contribuendo a costruirne una memoria contemporanea. Con la mia penna — che amo definire una scopa gentile, capace di far emergere la polvere luminosa dei piccoli grandi tesori del tango — cerco di restituire un ritratto autentico e attuale del tango italiano. Raccontarlo dal vivo, attraverso le voci di chi lo vive e lo custodisce, è per me una responsabilità e un privilegio: quello di restare imparziale e offrire spazio alle diverse visioni di tango che convivono oggi.

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