Silvio Zalambani: il lungo cammino oltre Piazzolla.

Ascoltando Silvio Zalambani, ci si accorge che Piazzolla y más allá non racconta soltanto un disco, bensì un progetto artistico sviluppato in trent’anni di studio, di incontri e di ricerca, nel quale ogni scelta – dalla musica al suono – diventa parte dello stesso percorso.

È stato il cammino, lungo e paziente, di chi sceglie prima di ascoltare, poi di studiare e quindi di suonare.

È forse questa la riflessione più preziosa che emerge dalla nostra conversazione.

“Non si entra in una cultura imitandola. Ci si entra studiandola, rispettandola e lasciandosi trasformare da essa.” sono le parole usate da Silvio.

Vale per il tango. Ma vale, forse, per ogni forma d’arte.

Ed è proprio in questa tensione tra memoria e ricerca, tra tradizione e futuro, che Piazzolla y más allá trova il proprio significato più autentico: non come punto d’arrivo, ma come una nuova partenza.

Il progetto è stato realizzato interamente a Buenos Aires insieme al Quinteto Revolucionario, formazione ufficiale della Fondazione Astor Piazzolla, il disco alterna pagine del maestro argentino a composizioni di Silvio Zalambani, Cristian Zárate e Leonardo Sánchez, raccontando il tango odierno come un linguaggio vivo, capace di rinnovarsi senza perdere il legame con le proprie radici.

Cosa racconta oggi Silvio Zalambani che non raccontava dieci anni fa?

“Dieci anni sono tanti. Tra il mio primo viaggio e quelli più recenti Buenos Aires è cambiata profondamente e con lei è cambiata anche la sua musica. È una città che vive continue trasformazioni sociali e culturali e la musica ne accompagna inevitabilmente l’evoluzione.

In questi anni racconto certamente una città diversa, ma espongo anche il mio percorso, ovvero un viaggio iniziato più di trent’anni fa che, soprattutto nell’ultimo decennio, mi ha portato a vivere e conoscere sempre più da vicino Buenos Aires e il Sud America. È stato il periodo più importante della mia formazione, quello che mi ha permesso di entrare davvero dentro il loro linguaggio.

Alcune trasformazioni si comprendono soltanto vivendo quella realtà dall’interno, da fuori può sembrare che tutto resti immutato, ma in realtà non è così”

Quel percorso personale trova oggi una sintesi in Piazzolla y más allá ma, come emerge dalle parole di Zalambani, il disco non nasce per celebrare un traguardo.

Quale idea di tango emerge da questo disco?

“È il manifesto di ciò che il tango è diventato oggi e come si è sviluppato in questo nuovo millennio. Il punto di partenza è naturalmente Astor Piazzolla, ma il progetto guarda oltre, non per allontanarsi dalla tradizione, bensì per mostrarne l’evoluzione.

Il Quinteto Revolucionario rappresenta oggi una delle espressioni più alte dell’interpretazione della musica di Piazzolla. Da questa esperienza nasce un linguaggio profondamente radicato nella tradizione tanguera ma aperto alle influenze derivate dalla musica classica, dal jazz, dal folklore latinoamericano e dalla musica contemporanea in genere.

La miscela che ne deriva continua comunque a suonare tango ed è esattamente il linguaggio musicale autentico della Buenos Aires odierna. Per questo mi piace dire che questo disco ha il sapore musicale di quella città così com’è oggi.”

Durante la nostra conversazione gli confesso una sensazione avuta al primo ascolto: alcuni passaggi mi erano sembrati andare oltre il tango tradizionale. La sua risposta arriva immediata.

“In realtà non è il tango che va oltre se stesso. È il tango che continua ad evolversi. Ogni volta che nelle varie fasi della storia di questo genere è comparso qualcosa di nuovo, i più hanno sempre pensato che si stesse allontanando dalla propria identità e che fosse divenuto altro, mentre invece stava crescendo come un albero che sviluppa nuovi rami, senza perdere le proprie radici.”

Quanto conta il suono nella costruzione di questo progetto?

“Conta moltissimo. È uno degli aspetti che più mi rende orgoglioso di questo lavoro. È il mio decimo disco e non avevo mai raggiunto una qualità sonora di questo livello. Ma il risultato prodotto nasce comunque da un insieme di situazioni che si sono sommate non in modo casuale: gli arrangiamenti prodotti per l’occasione dal pianista Cristian Zárate, l’esecuzione dei musicisti coinvolti; le caratteristiche timbriche e tecniche dello Studio Fort Music dove abbiamo registrato a Buenos Aires; ed il lavoro straordinario del fonico Mariano Beyoglonian, sia in fase di registrazione che di mixaggio. Se il disco lo si ascolta con un buon impianto o con cuffie di qualità si può percepire tutto questo chiaramente, così come il respiro stesso che il suono ha in quello studio.

È anche per questo che il progetto uscirà non solo in formato digitale e in CD, ma anche in vinile. Ogni supporto restituisce il suono in modo diverso e il vinile permette di conservare e trasmettere in modo più fedele la ricchezza timbrica della registrazione.”

È un disco della memoria, della maturità o della ricerca?

“Direi tutte e tre le cose insieme. È un disco della memoria perché alcuni miei brani sono nati durante il mio primo viaggio a Buenos Aires, nel 1997. Li ho suonati per tanti anni con progetti diversi, ma quando sono arrivati nelle mani del Quinteto Revolucionario ho avuto la sensazione che fossero tornati a casa dopo un lungo viaggio. Ora considero queste nuove versioni quelle definitive. È un disco della maturità perché un progetto come questo sarebbe stato impossibile realizzarlo anche solo qualche anno fa.

Avevo bisogno di un percorso di avvicinamento e di crescita, non essendo nato a Buenos Aires e non avendo mai avuto l’intenzione di limitarmi a farne una semplice parodia, ho cercato di comprendere il più possibile quel linguaggio. Inoltre, è anche un disco di ricerca, perché il tango continua a guardare avanti. Tradizione, memoria, maturità e ricerca non sono elementi in contrasto: convivono nello stesso percorso.”

Il progetto

Accanto a Silvio Zalambani (sax soprano), Piazzolla y más allá vede la partecipazione del Quinteto Revolucionario: Cristian Zárate (pianoforte e arrangiamenti), Sebastián Prusak (violino), Joaquín Benítez Kitegroski (bandoneón), Esteban Falabella (chitarra elettrica) e Sergio Rivas (contrabbasso). Registrato presso il Fort Music Studio e mixato al Tritóno Studio di Buenos Aires da Mariano Beyoglonian, il disco è prodotto dalle Edizioni Musicali Borgatti di Bologna.

Ogni disco racconta una storia.

Piazzolla y más allá racconta anche il tempo necessario perché una storia possa essere raccontata con sincerità.

E forse il suo valore sta proprio qui: ricordarci che la ricerca non finisce quando si pubblica un album. Semmai ricomincia da lì.

Dove ascoltare Piazzolla y más allá

Caffè Tortoni

Piazzolla y más allá, il nuovo progetto del Quinteto Revolucionario e Silvio Zalambani, è disponibile in formato CD e sulle principali piattaforme di streaming e download digitale, tra cui Spotify, Amazon Music, Deezer, Apple Music/iTunes, Tidal e Qobuz.

Da settembre il disco sarà pubblicato anche in vinile, una scelta fortemente voluta dal produttore Gianfranco Borgatti per preservare la qualità della registrazione e restituire al meglio la ricchezza timbrica del progetto.

Il disco sarà presentato in un tour italiano nella primavera del 2027 in varie città, accompagnato da un’adeguata campagna di promozione nazionale, poi a seguire lo si proporrà a Buenos Aires e anche altrove.

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Barbara Savonuzzi
Sono autrice e collaboratrice culturale di Faitango. Veneziana d’origine, da sempre amo scrivere, leggere e lasciarmi attraversare dalla musica. La vicinanza del Teatro La Fenice ha nutrito fin da giovane la mia sensibilità e mi ha insegnato a riconoscere nella lirica il respiro dell’anima. Durante il lockdown, insieme all’amica Chiara Cecchinato, ho creato il blog “Un tango con il Tenore”. Sotto lo pseudonimo di Rosaspina Briosa ho iniziato a esplorare il dialogo tra lirica e tango, due linguaggi che, attraverso epoche e culture diverse, raccontano l’animo umano. Dal 2022 collaboro con Faitango, approfondendo la dimensione culturale del tango grazie al prezioso accompagnamento di Giuseppe Speccher ed Ernesto Valles Galmés, figure che hanno contribuito alla mia crescita e formazione. Mi occupo di interviste, reportage e approfondimenti, dando voce a chi fa cultura nel tango e contribuendo a costruirne una memoria contemporanea. Con la mia penna — che amo definire una scopa gentile, capace di far emergere la polvere luminosa dei piccoli grandi tesori del tango — cerco di restituire un ritratto autentico e attuale del tango italiano. Raccontarlo dal vivo, attraverso le voci di chi lo vive e lo custodisce, è per me una responsabilità e un privilegio: quello di restare imparziale e offrire spazio alle diverse visioni di tango che convivono oggi.

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