Il tango come «una forma di pensiero incarnato», dove il corpo diventa strumento di conoscenza e di memoria. Non è soltanto una danza, ma un linguaggio complesso che intreccia storia, emozione e relazione. L’abbraccio, nel tango, è un gesto culturale prima ancora che coreografico: rappresenta l’incontro tra due individui, ma anche tra passato e presente, tradizione e sperimentazione.

All’interno di questo orizzonte, Florencia Argento si distingue come una delle protagoniste più interessanti del tango contemporaneo. Nata a Buenos Aires nel 1976, Florencia Argento appartiene a quella generazione di artisti che hanno vissuto il tango come esperienza totale: danza, pedagogia, ricerca e curatela. Membro del Consiglio Internazionale della Danza dell’UNESCO, ha costruito negli anni un percorso che intreccia formazione accademica e pratica artistica. Laureata in Storia all’Università di Buenos Aires, ha saputo integrare la riflessione critica con l’esperienza diretta della milonga, creando un linguaggio personale e profondamente radicato nella cultura rioplatense.
Ha insegnato nei luoghi simbolo della scena porteña —nella Milonga Parakultural nel mitico Salon El camin e nella Milonga El Beso — dove dal 2013 al 2019 ha diretto la scuola Besos Brujos Tango Escuela.

Le sue ventisei tournée internazionali l’hanno portata nei principali festival e circuiti europei, da Parigi a Vienna, da Bruxelles a Trieste, contribuendo alla diffusione del tango argentino in una dimensione globale.
Nel 2017 ha ideato e curato Última Tanda: Milongueras y Milongueros de Buenos Aires, mostra multimediale di grande successo, riconosciuta dalla Legislatura di Buenos Aires come progetto di interesse culturale. L’opera ha aperto nuove vie alla rappresentazione del tango, fondendo memoria, fotografia, cinema e realtà immersiva a 360°, e coinvolgendo il pubblico in una riflessione sensoriale e partecipativa sull’abbraccio milonguero.
Negli ultimi anni Flor Argento ha ampliato la sua ricerca verso il dialogo tra linguaggi artistici producendo spettacoli per citare i più noti come Vivir de Noche, Bailar, Bailar Bailar !
Nel 2025 ha partecipato alla produzione dello spettacolo El Troesma di Marcelo Mazzarello, Gardel, e TOSHI NO PAZURU (La città di tutte le città),

un progetto che unisce tango e calligrafia giapponese, presentato a Parigi nell’autunno 2025. Parallelamente, continua la sua attività di docente e conferenziera in ambito internazionale, portando il tango nelle università, nei festival e negli spazi digitali come arte viva e in continua trasformazione.
È proprio a partire da questa esperienza, e dalla sua conoscenza diretta dei diversi contesti del tango – da Buenos Aires alle capitali europee – che nasce la riflessione su un tema oggi molto discusso:

È corretto parlare di “stili” di tango, o si tratta di una costruzione commerciale, una lettura europea di una realtà più sfumata e organica?
Florencia Argento: “– Fin dalle sulle sue origini, il tango no ha confini. In Argentina, questa musica è nata da migrazioni e flussi culturali provenienti dal mondo. Oggi il tango sembra riprendere quella tradizione e riunire persone da ogni angolo del pianeta, che è la natura di questa baile. Per il di là della difficoltà di dare un’idea precisa dell’evoluzione del tango come danza
e dei suoi stili, possiamo identificare:
Una prima fase, a partire dalla metà del XIX secolo, in cui emerge il Tango Orillero, associato alle “orillas” e al “faubourg” della città di Buenos Aires (periferia), legato al porto, ai bordelli e ai sobborghi della Buenos Aires di quei decenni. Il Tango Orillero acquisì il profilo di uno stile definito, fortemente caratterizzato dalle “cortes” e dalle “quebradas”, con un abbraccio molto stretto e il contatto dei corpi. Era uno stile provocatorio e uno stampo sensuale. Fu rifiutato dai settori più conservatori della società, a causa delle sue connotazioni marginali, operaie e sessuali.
Un secondo momento, in cui il tango fu accettato in Europa nel decennio del XX secolo, dove fu ballato anche dalle classi agiate di Buenos Aires che lo riportarono in Argentina e dove fu suonato e ballato nelle raffinate serate degli anni ’20. Questo è chiamato il Tango Salon. Proprio coloro che si occupavano di presentarlo nelle sale da ballo del Vecchio Mondo erano giovani maschi provenienti da famiglie tradizionali di Buenos Aires, che avevano frequentato a lungo i luoghi non sanctus della città dove prima si ballava il tango. Il Tango Salon è il tango de la “caminata” e dell’eleganza, senza “figuras”.
Già negli anni ’40 il tango si trasformò in sinconia con l’avvento dell’era della società di massa a Buenos Aires. Questi furono i tempi in cui la città subì una seconda ondata di modernizzazione, in seguito all’arrivo di migranti rurali che si unirono alle fila della classe operaia in una città che avviava un processo di industrializzazione. In questo contesto, il tango raggiunge il suo splendore in quello che conosciamo come lo Stile degli anni ’40.
Come dice Ramiro Gigliotti, musica, testi e baile coronarono in quegli anni uno sviluppo durato decenni e compiono un notevole salto evolutivo. Il tango acquisì profondità senza perdere accettazione, acquisì complessità senza diventare elitario, e divenne elegante senza perdere la magia della periferia, unendo tradizione, avanguardia e popolarità.
Fu anche in questo periodo che la danza conosciuta oggi come tango finì per essere definita in termini coreografici, estetici e tecnici. Da allora, la matrice del tango è stata associata a quegli anni.”
Il contributo dei ballerini emblematici degli anni Quaranta e Cinquanta risulta fondamentale per comprendere l’evoluzione del tango. Con la loro conoscenza, la loro bellezza e la semplicità che portavano in pista, essi hanno custodito e trasmesso un sapere che racchiude il DNA stesso di questa danza, un patrimonio che, a mio avviso, merita di essere decifrato e compreso a fondo.
Quei ballerini concepivano il tango come qualcosa di serio, non per rigidità, ma per la volontà di eseguirlo con cura e rispetto. Allo stesso tempo, tuttavia, lo intendevano come un’esperienza notturna e festiva: un momento di incontro, di gioia e di celebrazione, espressione autentica di un’arte popolare.
L’emblematico milonguero Arquimbau, insieme ad altri interpreti, descriveva invece un diverso stile, il tango fantasia, caratterizzato da movimenti più ampi e spettacolari, tipici delle esibizioni e delle performance sceniche. Secondo Arquimbau, il tango fantasia si distingueva dal tango da salotto per la maggiore attenzione alla tecnica e alla componente spettacolare.
In riferimento alla questione degli stili, a partire dagli anni Quaranta e per diversi decenni si possono distinguere a Buenos Aires differenti modalità di ballo, sviluppatesi in specifiche aree della città.
Lo stile di Villa Urquiza si fonda sul principio di Compás y Elegancia, mentre nella zona sur emerge un linguaggio corporeo più ritmico e “cuchillero”, termine che evoca un modo di muoversi tagliente e deciso.
Tali caratteristiche stilistiche permangono, in forme diverse, anche tra ballerini contemporanei di varie generazioni.

Negli anni Ottanta e Novanta si è assistito a un’autentica esplosione del tango, trainata dai grandi spettacoli che portarono sul palcoscenico la raffinatezza e l’eleganza del tango dei milongueros. Grazie ai ballerini professionisti, tale tradizione raggiunse una potenza scenica capace di conquistare il pubblico internazionale, aprendo una nuova e feconda fase nella storia del genere.
In quel periodo, tuttavia, si affermarono numerosi stili, in una varietà che in alcuni casi sembrava rispondere più a logiche di mercato che a un’evoluzione artistica autentica.
È dunque essenziale conoscere la storia del tango-danza, i suoi protagonisti e le sue specificità stilistiche, per alimentare la propria pratica e la propria comprensione del tango contemporaneo.
Come ricordava Troilo, “il tango è uno solo”: un monito contro il rischio di irrigidirsi in classificazioni o etichette.

Il pericolo, non solo nel tango ma in ogni forma artistica, è la standardizzazione del linguaggio e dello stile, che porta alla ripetizione di gesti privi di significato, spegnendo la creatività e il profondo intreccio tra danza, musica e poesia.
Sei nata a Buenos Aires e hai vissuto pienamente la cultura milonguera. In che modo la città ha modellato la tua identità artistica e il tuo modo di intendere il tango?
Flor Argento: “Buenos Aires incarna il tango, non soltanto per chi lo balla, ma come dimensione culturale e affettiva.
Nella famiglia di mio padre il tango è sempre stato presente: mia nonna ballava e si esibiva insieme a suo fratello nella zona meridionale, a Barracas, mentre mio padre, dotato di una voce straordinaria, cantava — e continua a cantare — tanghi che hanno accompagnato la mia infanzia, insieme ai dischi di Polaco Goyeneche e Carlos Gardel.
Col tempo ho compreso che il tango non è solo una forma di danza, ma una vera e propria cultura: musica, poesia, filosofia e movimento convivono in essa. Come afferma il mio amico Hernán Álvarez Prieto, “è molto più di semplici piccoli passi”.

È un’eredità preziosa, da custodire con rispetto e consapevolezza.
Perché i milongueros dell’età dell’oro sono importanti per noi qui e ora?
Come accennato in precedenza, ciò che colpisce maggiormente è la semplicità e la sottigliezza con cui i milongueros vivevano il tango.
Per loro non rappresentava né una professione né un passatempo, ma una passione autentica, capace di conferire significato alla vita quotidiana.
Conducevano esistenze ordinarie, ma lo straordinario prendeva forma nella milonga: in quel contesto diventavano la versione più intensa di se stessi, offrendo il massimo di sé sulla pista.
Quella souplesse con cui sapevano divertirsi e, al contempo, ballare seguendo un compás profondo e vitale — ascoltando l’orchestra, fondendosi in essa e creando un linguaggio personale — testimonia la raffinatezza di questa cultura.

Come spesso affermo insieme a mio marito, l’attore e regista argentino Marcello Mazzarello, con cui ho condiviso molte notti di tango e diversi progetti artistici, consideriamo i milongueros i nostri veri artisti di riferimento.
Qual è, secondo te, la differenza tra “insegnare passi” e “trasmettere il tango”?
Florencia Argento: “Come in ogni forma di danza o di arte, la questione fondamentale non riguarda tanto ciò che si insegna o si apprende, quanto il modo in cui lo si fa.
È proprio questo come a condurci dal livello dell’apprendimento tecnico a quello dell’artigianato e, infine, dell’arte.
Come camminiamo? Come abbracciamo? Come occupiamo lo spazio e ascoltiamo la musica?
Quali elementi, tra tutto ciò che accade in ogni istante di un tango, scegliamo di incarnare — e in che modo?
In questa prospettiva, il come rappresenta un possibile punto di partenza per comprendere la natura profonda del tango.
Cosa significa per te “conservare” e cosa “innovare” nel tango?
Florencia Argento: “Le milonguere e i milongueros appartengono, a mio avviso, a una vera e propria cultura della trasgressione.
Come ogni forma d’arte, anche il tango necessita di un continuo processo di rinnovamento e reinvenzione per poter sopravvivere. Tuttavia, ogni innovazione autentica presuppone la conservazione e la comprensione della propria eredità.
In questo senso, mi viene in mente l’esempio di Pablo Picasso e della sua rilettura di Las Meninas di Diego Velázquez. In un primo momento, l’artista ne eseguì copie fedeli, quasi da perfetto falsario; successivamente, attraverso un lungo processo di esplorazione, produsse cinquantotto opere che spaziano dal cubismo all’astrazione, trasformando progressivamente colore, luce e forma.
Possiamo dire che il tango conserva ancora oggi la sua natura originaria di linguaggio “meticcio”, o la globalizzazione e la sua istituzionalizzazione ne hanno modificato l’essenza? Fin dalle sue origini, il tango non conosce confini.
In Argentina, questa forma musicale si sviluppò grazie a migrazioni e scambi culturali provenienti da diverse parti del mondo: persone, idee, musiche e danze che si incontrarono nel Río de la Plata, dando origine al tango.
Per questo motivo, esso costituisce un patrimonio culturale globale.
Tuttavia, uno dei rischi principali è la standardizzazione del tango, con il pericolo di produrre coreografie prive di significato. I ballerini rappresentano l’ultimo anello di una catena che inizia con compositori, poeti, arrangiatori, direttori d’orchestra, musicisti e cantanti, e giunge fino a noi. È quindi essenziale rimanere parte integrante di questa tradizione e immergersi profondamente nella sua pratica.
Come affermano Oscar e Haydée Malagrino, fratello e sorella che danzano insieme da oltre settant’anni: “Adentrense en el tango”. Questa esortazione sintetizza l’invito a vivere il tango in tutta la sua intensità.
Nei tuoi progetti più recenti, come Vivir de Noche, ¡Bailar! ¡Bailar¡Bailar!,esplori il dialogo tra tango e altre forme artistiche. Che tipo di relazione si crea tra queste estetiche apparentemente lontane?
Florencia Argento: “Ritengo che la ricerca del proprio tango coincida con il tentativo di comprendere ciò che esso rivela della propria identità.
Nel mio caso, questo processo si traduce spontaneamente nello sviluppo di progetti artistici in cui il tango dialoga con il cinema, il teatro, il disegno o la calligrafia, configurando così il mio universo creativo.

Tale percorso è una ricerca continua e personale sempre in evoluzione.
In Vivir de Noche e in Aplogia del Tango che hanno ottenuto un importante riconoscimento internazionale, si è concretizzata in collaborazione con Marcelo Mazzarello. E’ stata un esperienza stimolante, che mi ha spinto ad uscire dalla mia zona comfort; tuttavia, ciò che cerco davvero è il mio tango: tutto il resto emerge come conseguenza naturale.”
Per la prima volta, il tango entrerà ufficialmente in un contesto accademico a Roma, il convegno organizzato da AIRDanza (20-22 novembre 2025) si propone pertanto di:
• Promuovere e diffondere gli aspetti socio-culturali originari del tango, strettamente legati alle sue origini rioplatense e spesso sconosciuti al grande pubblico

Pensi che l’accademia possa valorizzare la cultura del tango senza ridurne la dimensione sociale e viva?
Florencia Argento: “Ritengo estremamente positivo l’inserimento del tango negli ambienti accademici di Roma, e sarei interessata a conoscere maggiori dettagli al riguardo.
In generale, è auspicabile promuovere l’approfondimento e lo studio del tango, formare musicisti, poeti e ballerini e contribuire al mantenimento della cultura di questa disciplina.
Esistono numerosi contesti accademici e istituzionali, sia a Buenos Aires sia in altre parti del mondo, che perseguono tali obiettivi.
A Buenos Aires, tra le principali istituzioni figurano l’Accademia Nazionale del Tango, l’Università del Tango e il Festival del Tango di Buenos Aires, che offrono rilevanti opportunità per la formazione di artisti, insegnanti e mediatori culturali.
Inoltre, programmi di formazione come quelli promossi nelle scuole-orchestra di tango — in particolare l’Orchestra Escuela Emilio Balcarce, diretta da Ignacio Varchausky — svolgono un ruolo chiave nella trasmissione del sapere dei musicisti dell’epoca d’oro del tango alle nuove generazioni, rinnovando periodicamente le proprie formazioni e fungendo da fucina di nuovi talenti.
Nonostante ciò, resta molto da fare, ad esempio rafforzare l’insegnamento del tango nelle scuole e in altre istituzioni educative, e sviluppare politiche culturali mirate alla tutela e alla diffusione di questo genere musicale, ormai patrimonio condiviso a livello globale.
Quali sfide deve affrontare oggi il tango da pista?
Florencia Argento: “La principale sfida del tango da pista risiede nel bilanciare l’espressione individuale con la dimensione sociale della danza.
Una volta in pista, tutti i partecipanti diventano ballerini: essi si esprimono attraverso il movimento, pur condividendo uno spazio comune e non performativo.
La sfida consiste nel riconoscere le opportunità creative e le possibilità di interazione che questo spazio limitato e in continuo movimento offre.
Il rispetto delle regole e una guida accurata favoriscono una maggiore creatività. Un altro elemento centrale è l’ascolto attento delle orchestre, la conoscenza dei repertori e la scelta consapevole di cosa e come ballare.
Nei miei progetti audiovisivi, questo tema è particolarmente rilevante: si tratta di esplorare come i ballerini possano diventare interpreti simultanei di musica e poesia attraverso la danza. Come sottolineano i milongueri, un tango rappresenta uno spaccato di vita condensato in tre minuti.”
Barbara Savonuzzi





