Il rito dell’incontro tra sguardo, presenza e convivialità nello spazio condiviso.
Cos’è un rendez-vous, o un encuentro?
Perché le persone tornano? Cosa cercano? E soprattutto: cosa trovano che altrove sembra mancare?
Sappiamo che non si tratta di eventi costruiti attorno ai grandi nomi sul palco, né di vetrine dedicate alla performance o allo spettacolo. Eppure, negli ultimi anni, rendez-vous ed encuentros si diffondono sempre più in tutta Europa, attirando un pubblico eterogeneo e fedele.
Non si sovrappongono ai festival tradizionali, dove luci, glamour e la presenza di figure iconiche del tango — come Aldana Silveyra e Diego Ortega, Elvira Lambo e Michael Nadtochi, Lucilla Cionci e Joe Corbata, Suyay Quiroga e Jhonny Carvajal, Daiana Guspero e Miguel Zotto, Flor Labiano e Hernan Rodriguez, Malvina Gili e Sebastian Zanchez, Margarita Klurfan e Walter Cardozo, Antonellina Miorelli e Emiliano Casali, Chiara Benati e Andrea Vighi, Francesca Sutera e Giovanni Eredia, Lorena Tarantino e Gianpiero Galdi, solo per citarne alcuni — rappresentano un riferimento fondamentale per migliaia di ballerini e testimoniano quanto il tango sia seguito e amato in Italia e in Europa.
Non si sovrappongono neppure agli eventi con orchestre dal vivo, presenza costante e preziosa nel lavoro quotidiano degli organizzatori di milonga, che con passione e determinazione hanno sostenuto negli anni la musica e la cultura del tango. È anche grazie a loro se oggi conosciamo e ascoltiamo orchestre come La Juan D’Arienzo, Analia Golberg, Cuarteto Mulenga, Bamas, Cuarteto Pichuco, Fabrizio Mocata e Franco Luciani, Flirt Tango, Giacomo Medici Tango Orchestra, Hyperion Ensemble, Real Tango, Sonder Tango, Tango Sonos, Simone Marini, Silvio Zalambani, Tango Spleen e molti altri musicisti che danno la misura di quanto l’Italia sia ormai parte attiva del panorama internazionale del tango. Non è un caso che progetti come la Tango Young Orchestra siano riusciti a nascere, crescere e trovare una propria identità.
I rendez-vous non si sovrappongono nemmeno alle Vacanze-Tango, i cui annunci popolano ormai in modo costante i social network, da Facebook a Instagram.
Il rendez-vous si configura piuttosto come qualcosa di diverso, e forse di necessario. È la risposta a un bisogno sociale preciso: più tempo, più ascolto, più connessione.
Rendez-vous ed encuentros diventano così il prodotto maturo del tango sociale degli anni Duemila, dove la centralità non è data dalla visibilità, ma dalla convivialità, dalla musica e dall’abbraccio. La trasformazione è sotto i nostri occhi: questo non è più soltanto tango, sta diventando cultura condivisa.

Michele Sottocasa, profondo conoscitore del tango e musicalizador riconosciuto è tra gli organizzatori più longevi del panorama italiano e ha dato vita al Rendez-Vous di Bologna, giunto alla sua 14 edizione che si terrà il 13, 14 e 15 febbraio presso l’Hotel Castello – Centro Congressi Artemide di Castel San Pietro Terme, alle porte di Imola.
Dietro questo progetto c’è un percorso umano e organizzativo coerente, che affonda le radici lontano nel tempo. Ma sarà dopo l’evento, ascoltando voci, osservando dinamiche e raccogliendo testimonianze, che proveremo a comprenderne davvero il senso profondo.
Nei giorni del Rendez-Vous cercheremo di essere i “vostri occhi”: alcuni momenti salienti saranno trasmessi in diretta sulla pagina facebook Webradio Faitango con brevi interviste ai protagonisti di queste tre giornate. Successivamente torneremo a parlarne in modo più approfondito con Michele Sottocasa, per comprendere quanto sia oggi importante non snaturare l’anima della milonga.
La milonga resta, prima di tutto, un luogo di libertà sociale: uno spazio in cui la misura non è data dalla tecnica o dalla musicalità esibita, ma dal piacere di condividere, nel rispetto delle regole, dell’educazione e della ronda, una passione comune — il tango.
Per maggiori informazioni sull’evento e per consultare il programma completo, è possibile accedere al link dedicato: cliccando direttamente qui !
Michele Sottocasa, conosciuto da molti come Lobo Blanco, sembra appartenere a quella categoria di persone che operano con discrezione, portando avanti il proprio lavoro con continuità e coerenza, senza cercare visibilità. Figure che nel tango — e non solo — possono apparire defilate, ma che in realtà contribuiscono a mantenere vivi spazi di equilibrio, ascolto e relazione.
È forse anche da qui che nascono quei luoghi di incontro di cui oggi sentiamo il bisogno. Un tema che ritroviamo, con parole diverse ma affini, anche nella riflessione di Pablo Helman sul senso profondo del tango.
Seguiteci per l’articolo post evento. Nel frattempo, per prepararci a una lettura più profonda e riflessiva, vi invitiamo ad approfondire il tema attraverso le parole del tango nell’articolo di Pablo Helman, pubblicato questo martedì.
Barbara Savonuzzi




