Musica dal vivo, orchestra e ballerini internazionali: Buenos Aires Tango Emotion in scena

Il 19 aprile a Brescia il Teatro Sant’ Afra apre le sue porte a  Buenos Aires Tango Emotion, un viaggio intenso nel cuore pulsante dell’Argentina.

Solo il teatro e lo spettacolo dal vivo sanno trasmettere quella connessione autentica che musica e danza riescono a creare tra artisti e pubblico. La pelle si fa viva, i sensi si accendono e lo spettatore viene invitato a un’esperienza che non si limita all’ascolto o all’osservazione, ma diventa esplorazione interiore, un dialogo profondo con se stessi.

Buenos Aires Tango Emotion

Il tango, come il folklore argentino, non è un’immagine costruita né un effetto da palcoscenico televisivo. È materia viva: relazione reale tra musica e corpo, tra intenzione e ascolto.

In scena non c’è un’esibizione fine a sé stessa, ma una ricerca di equilibrio e verità. Il movimento nasce dall’incontro, dalla precisione del gesto, dal dialogo silenzioso tra i ballerini e dall’energia dell’orchestra. È un linguaggio essenziale, che non ha bisogno di artifici per arrivare.

Chi entrerà in teatro non assisterà a un cliché, ma a un’esperienza autentica, dove la tradizione argentina si manifesta nella sua forma più intensa e contemporanea.

Protagonista della serata sarà il Cuarteto Pichuco, uno dei più stimati ensemble di tango a livello internazionale, guidato dal carismatico bandoneonista Gino Zambelli, al violino Vincenzo Albini, al pianoforte Luca Rossetti e al contrabasso Albano Ducaghinni. Nell’orchestra di tango, il cantor non è una star, ma uno strumento che diventa parte viva dell’orchestra e si armonizza insieme all’ensemble per dare voce all’ anima del tango: Martin Troncozo riveste questo ruolo.

L’Orchestra Pichuco, reduce dal grande successo ottenuto lo scorso febbraio al Prinzregententheater di Monaco accanto al grande ballerino Roberto Herrera, è oggi una presenza stabile nei principali festival internazionali di tango argentino e ha collaborato negli anni con importanti interpreti della scena tanguera, tra cui Miguel Zotto.

Accanto a loro un cast stellato :

Sebastian Jimenez e Raquel Makow, campioni del mondo, portano in scena rigore tecnico e intensità emotiva, frutto di anni di ricerca e di esperienza internazionale.

Luis Cappelletti e Vittoria Franchina si distinguono per eleganza e fluidità, per quella qualità del movimento che rende il tango naturale, mai forzato.

Sebastian Jimenez e Raquel Makow
Sebastian Jimenez e Raquel Makow

Mauro Rodriguez e Suria Lopez Echeverria esprimono una sensualità sottile, fatta di tensione e ascolto reciproco, capace di catturare lo sguardo senza bisogno di eccessi.

Klaudio Falcon, “El Gaucho”, incarna invece l’anima più profonda del folklore argentino. Il suo malambo – danza tradizionale dei gauchos della pampa – riporta in scena le radici rurali del paese, dove ritmo, percussione e sfida fisica diventano racconto identitario.

Abbiamo raggiunto Gino Zambelli per comprendere da dove nasce questo progetto, un sogno custodito a lungo e oggi finalmente condiviso con il pubblico.

Partiamo dal nome: perché “Buenos Aires Tango Emotion”? Già dal titolo si intuisce ciò che si vuole trasmettere.

«Buenos Aires è l’Argentina. E il carattere del tango è l’emozione. Volevo che il titolo racchiudesse proprio questo: qualcosa che muove. Muove il cuore, i passi, la musica. È un viaggio che mette in movimento anche chi ascolta. Un’emozione continua, che attraversa il pubblico oltre che gli artisti.»

Mauro Rodriguez e Suria Lopez Echeverria

Mettere in piedi uno spettacolo del genere, promuoverlo in Italia – non in Argentina – è una scommessa importante. Da dove nasce l’idea? Era un progetto che avevi nel cassetto da tempo?

«Sì, è un progetto che nasce da lontano. Con questi artisti collaboro da molti anni. Con Sebastian Jimenez e Raquel Makow lavoriamo nei festival internazionali; con Vittoria Franchina e Luis Cappelletti condividiamo palcoscenici da tempo; con Mauro Rodriguez e Suria Lopez Echeverria lavoriamo stabilmente; con Claudio Falcone porto avanti un dialogo artistico continuo.

Con Martin Troncozo collaboro da oltre dieci anni e il Cuarteto Pichuco esiste da quasi venticinque. È stato un percorso naturale: suoniamo insieme da anni, condividiamo esperienze, palcoscenici, visioni. A un certo punto abbiamo sentito che era il momento di costruire qualcosa di nostro.»

È quindi una sinergia nata dal lavoro e dalla stima reciproca?

«Assolutamente sì. Prima ancora della scena conta il rapporto umano. Se c’è stima, passione e professionalità fuori dal palco, sul palco succedono grandi cose. Questo spettacolo nasce da un gruppo di artisti che si rispettano e si riconoscono. È anche una scommessa, certo, ma una scommessa condivisa.»

Come avete costruito lo spettacolo? Avete scelto i brani pensando agli interpreti?

«Sì. La scelta musicale è partita proprio dagli artisti. Ognuno ha dei brani che sente particolarmente suoi. Con Martin abbiamo selezionato i pezzi cantati; con i ballerini abbiamo scelto gli strumentali più adatti alla loro espressività.

E poi abbiamo voluto ampliare il viaggio: non solo tango, ma anche folklore argentino. Perché se Buenos Aires è la culla del tango, l’Argentina intera vive e respira folklore. In molte regioni si balla più folklore che tango. Per questo abbiamo inserito una parte dedicata alla samba, alla chacarera e al malambo.»

Parliamo degli artisti in scena.

«Sebastian Jimenez e Raquel Makow sono campioni del mondo, da anni ai vertici della scena internazionale.

Vittoria Franchina e Luis Cappelletti sono tra i nomi più importanti in Italia, organizzano anche un festival internazionale a Sanremo e hanno calcato palcoscenici come l’Arcimboldi e il Teatro Parenti.

Luis Cappelletti e Vittoria Franchina

Mauro Rodriguez e Suria Lopez Echeverria rappresentano la nuova generazione del tango argentino: giovani, talentuosi, già affermati.

E poi c’è Klaudio Falcon, straordinario interprete di folklore. Porta in scena il malambo con le boleadoras – strumenti tradizionali che creano ritmo attraverso il movimento – e suona anche il bombo. È un artista di grande forza scenica.»

Per Brescia è una prima volta?

«Sì, per molti di loro è la prima esibizione a Brescia. È un debutto importante.»

Parliamo dell’orchestra. Negli ultimi anni hai suonato nei principali teatri europei, anche con nomi come Roberto Herrera e Miguel Zotto.

«Collaboro stabilmente con Miguel Zotto da molti anni e con Roberto Herrera da cinque. Con Herrera torniamo ogni anno al Prinzregententheater di Monaco, uno dei teatri più importanti della Germania, e registriamo sempre il tutto esaurito.

Partecipiamo ai principali festival europei di tango argentino. L’Orchestra Pichuco oggi è una realtà riconosciuta a livello internazionale.»

Quanto dura lo spettacolo?

«Circa un’ora e un quarto.»

E i prezzi?

«17 euro intero, 15 euro ridotto (over 60 e under 17).»

In conclusione, perché il pubblico bresciano non dovrebbe perdere questa occasione?

«Perché è raro poter assistere a uno spettacolo di questo livello senza dover andare a Milano o all’estero. È una proposta artistica di alto profilo, con interpreti di riferimento nel panorama internazionale. È una scommessa, sì. Ma è anche un’opportunità unica per la città.»

L’entusiasmo palpabile con il quale ci lascia Gino Zambelli restituisce l’immagine di un progetto costruito con cura e con una visione artistica precisa.

Il 19 aprile il Teatro Sant’Afra si trasformerà così in una piccola Buenos Aires.

Barbara Savonuzzi 

 

 

 

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