Perth Tango Festival – Il Tango dall’altra parte del mondo

Il Perth Tango Festival rappresenta uno degli appuntamenti più interessanti del panorama tanguero internazionale, un evento capace di unire comunità, musica dal vivo e passione per il tango argentino in una cornice unica come quella dell’Australia Occidentale.

L’edizione di quest’anno si svolgerà a Perth dal 15 al 22 Aprile 2026.

La scelta di presentare il Festival di Perth nasce da una coincidenza, da una mirada incrociata durante il Festival di Tarbes: un’opportunità, come accade spesso nel tango. Un incontro che si trasforma in progetto, un’intuizione che prende forma e si apre a nuove prospettive internazionali.

Barbara Savonuzzi e Adriaan Bal

Il tango, infatti, non è soltanto una danza: è un’esperienza che invita a scoprire nuovi luoghi, viaggiare e condividere ideali. In un mondo sempre più interconnesso, questa cultura può diventare uno spazio di dialogo e collaborazione.

Organizzato a Perth, il Festival richiama ballerini, musicisti e appassionati da tutto il mondo, proponendo un programma ricco di milonghe, concerti e momenti di approfondimento culturale. Un appuntamento che valorizza sia la dimensione artistica sia quella sociale del tango, favorendo l’incontro tra comunità diverse.

Per maggiori informazioni è possibile consultare l’agenda eventi di Faitango, cliccando qui.

Un festival che nasce dalla comunità

Alla base del Perth Tango Festival c’è un forte lavoro associativo e una visione chiara: creare uno spazio di qualità dove il tango possa essere vissuto in tutte le sue dimensioni, dalla pista da ballo all’ascolto, dal sociale all’artistico.

Per approfondire meglio lo spirito e la visione del Festival, abbiamo rivolto alcune domande al suo organizzatore. Il programma completo e tutti i dettagli sono disponibili sul sito ufficiale del Perth Tango Festival: https://perthtangofestival.com.au/

Intervista ad Adriaan Bal – Organizzatore del Perth Tango Festival

Adriaan, come nasce il Perth Tango Festival e quale esigenza o visione ti ha spinto a crearlo?

Adriaan Bal: “Il Perth Tango Festival nasce da una constatazione molto semplice: Perth è geograficamente isolata, ma la nostra comunità di tango è seria, appassionata e culturalmente curiosa. Se volevamo uno scambio artistico più profondo, non potevamo limitarci ad aspettarlo, dovevamo crearlo noi.

La visione iniziale era duplice: da un lato portare artisti internazionali di alto livello nell’Australia Occidentale in modo accessibile e non elitario. Per molti ballerini di Perth viaggiare regolarmente in Europa o a Buenos Aires non è realistico. Così, invece di inseguire lo standard internazionale all’estero, abbiamo scelto di portarlo qui;

Dall’altro lato volevamo che Perth non fosse percepita come una città “lontana”, ma come una vera destinazione, un luogo affacciato sull’Oceano Indiano dove le comunità di tango possano incontrarsi, rafforzare i legami ed espandere la partecipazione a livello nazionale e internazionale.”

Perth si trova in una posizione geografica affascinante ma lontana dai grandi centri europei del tango. In che modo questa distanza diventa un valore? Come riesce il Festival a trasformare la sua collocazione geografica in un elemento identitario e distintivo all’interno del panorama internazionale?

Perth è una città particolare: possiede le infrastrutture di una grande metropoli, ma conserva la dimensione di una comunità più raccolta. Questa combinazione fa la differenza.

Adriaan Bal: “Nei grandi festival internazionali si può facilmente sentirsi anonimi. A Perth invece i ballerini ospiti vengono davvero accolti e riconosciuti. Balli con persone che hai incontrato nei workshop, rivedi volti familiari da un evento all’altro, le conversazioni continuano. C’è meno rumore e più contatto umano.

Anche la geografia influisce sull’atmosfera. Chi arriva qui dall’Europa, dall’Asia o dagli stati orientali dell’Australia ha fatto una scelta precisa: il viaggio è lungo e richiede intenzione. Questo cambia l’energia del festival. Le persone arrivano motivate, curiose e pronte a partecipare, non solo a consumare un evento.

Australia – Perth

E poi c’è l’Australia Occidentale: la costa, la luce, gli spazi aperti, l’Oceano Indiano. Tutto contribuisce a creare un ritmo diverso. Il festival si svolge in un ambiente che molti considerano uno dei segreti meglio custoditi del mondo. Per molti visitatori il festival diventa il motivo del viaggio, e spesso si trasforma anche in una vacanza più lunga. Non partecipano soltanto a un evento di tango: vivono un’esperienza dell’Australia Occidentale.

Questa combinazione — tango di alto livello in un contesto naturale rilassato e ampio — è difficile da trovare altrove. Ed è proprio ciò che dà al festival la sua identità: grande qualità artistica senza la frenesia delle grandi metropoli.”

Il programma del Perth Tango Festival è particolarmente ricco e articolato. Puoi raccontarci quali sono i momenti centrali di questa edizione e quale esperienza desideri offrire ai partecipanti, sia dal punto di vista artistico che umano?

Adriaan Bal: “Dal punto di vista artistico, il cuore del festival è la musica dal vivo. La presenza dell’ Hyperion Ensemble, con i cantanti Marisol Martínez e Lucas Boock, trasforma completamente l’esperienza della settimana. Quando l’orchestra respira davanti a te, il ballo diventa interpretazione più che semplice esecuzione.

Accogliamo anche Gabriel Ponce e Analía Morales, insieme a Noelia Hurtado, oltre agli artisti di Melbourne Fabio Robles e Michelle Di Monte. Questo crea un interessante incontro tra artisti internazionali e australiani.

“The Embrace”

Il programma della settimana è costruito con attenzione: milonghe più intime fringe” introducono un intenso Gala Weekend con spettacoli, workshop e un concerto pubblico nella storica Perth Town Hall, portando il tango anche oltre i confini della nostra comunità.

I workshop sono strutturati in modo progressivo, le lezioni private permettono un lavoro più approfondito, e gli eventi sociali — tra cui una milonga picnic in uno dei parchi urbani più grandi e belli del mondo — collegano il festival all’ambiente naturale che ci circonda.

Se riusciremo nel nostro intento, i ballerini non porteranno a casa solo nuove figure. Porteranno con sé soprattutto un ricordo di connessione: con la musica, con i partner e con l’intera comunità del tango.

La musica dal vivo: l’Hyperion Ensemble

Uno degli elementi centrali del Perth Tango Festival è la musica dal vivo, affidata quest’anno all’Hyperion Ensemble, orchestra ospite del Festival.

Hyperion propone un progetto artistico che dialoga con la tradizione del tango, reinterpretandola con sensibilità contemporanea, grande attenzione all’ascolto e una forte identità musicale.

Hyperion Ensemble

Un invito nato per caso, come spesso accade nel tango

La storia che porta l’Hyperion Ensemble fino al Perth Tango Festival nasce quasi per caso, come accade spesso nel tango.

A raccontarlo è Bruno Fiorentini, con quella naturalezza di chi ha attraversato mezzo mondo con la propria orchestra.

“Adriaan era tra il pubblico durante un concerto che abbiamo fatto nel 2019 a Kuala Lumpur. Non lo conoscevamo ancora. Poi quest’anno ci siamo incontrati di nuovo al Festival di Tarbes e da lì è nata l’idea di realizzare questo progetto. Per noi è la prima volta in Australia e siamo molto entusiasti.”

E in effetti l’ensemble di strada ne ha fatta parecchia.

America del Sud, Nord America, Europa: la loro musica ha già viaggiato molto.

“In realtà ci mancano ancora la Cina e il Giappone” aggiunge Bruno Fiorentini sorridendo. “Ma con l’aiuto della nostra manager Marina credo che prima o poi arriveremo anche lì.”

Due milonghe e un concerto

Il programma del festival prevede due milonghe e un concerto, due contesti diversi che richiedono un equilibrio musicale preciso.

Bruno lo spiega con molta chiarezza.

“Cerchiamo sempre di bilanciare il repertorio tra i grandi tanghi ritmici degli anni Quaranta — D’Arienzo, Troilo — e brani un po’ più tardi, come l’ultimo Troilo degli anni Settanta. In questo modo possiamo parlare sia a chi ama un tango molto ritmico sia a chi preferisce una musica più elaborata.”

Il concerto invece si aprirà anche a un pubblico più ampio, non necessariamente composto da tangueri.

La pianista Marina Kiseleva che segue anche l’organizzazione dell’ensemble, racconta:

“Nel concerto, oltre ai tanghi e a Piazzolla, proporremo anche musica da film di Ennio Morricone e alcuni standard latinoamericani. Mariasol canterà Bésame Mucho, Quizás Quizás Quizás, Perfidia.

Non sono tanghi, ma sono diventati ormai parte dell’immaginario musicale latino. Avremo anche un’altra voce, quella di Lucas Boock, che interpreterà alcuni classici come All of Me e Summertime. L’idea è offrire una proposta musicale più ampia anche per il pubblico che non balla il tango”

La voce nell’orchestra, un linguaggio che unisce

Un ruolo importante nel suono dell’ensemble è affidato alla voce di Marisol Martinez.

Bruno sottolinea come, nella tradizione del tango, il cantante non sia una figura separata dall’orchestra ma parte integrante del suo suono.

Marisol Martinez

“Nel tango classico la maggior parte dei brani è cantata, ma il cantante non è una star che domina la scena: è parte dell’orchestra stessa. Nel caso di Marisol c’è una forte personalità artistica, ma riesce sempre a mantenere un equilibrio con il suono dell’ensemble.”

Per la cantante argentina il senso di questo lavoro sta proprio nel mantenere vivo il repertorio dei grandi maestri.

Marisol Martinez: “Abbiamo la fortuna di interpretare oggi le opere dei grandi maestri del tango. Il fatto di suonarle e cantarle oggi, nei festival e nelle milonghe di tutto il mondo, in un certo senso le rinnova. È il nostro modo di rendere omaggio a quelle orchestre straordinarie.”

Ma ciò che più la colpisce è la reazione del pubblico e dei ballerini.

Marisol Martinez: “Quando suoniamo vediamo le persone abbracciarsi, chiudere gli occhi, vivere davvero la musica. La passione passa attraverso il corpo e arriva a chi ascolta e a chi balla. È qualcosa di molto forte, che supera le differenze tra paesi e culture. Il tango è un idioma, una lingua che unisce persone di paesi diversi. Quando ci incontriamo in una milonga o in un concerto, al di là delle lingue e delle culture, ci ritroviamo tutti nella stessa passione.”

Anche Marina Kiseleva sottolinea quanto il legame con il ballo sia fondamentale nella costruzione della musica.

“Io ho iniziato prima a ballare il tango e poi a suonarlo. Questo aiuta molto: quando suoni sai cosa cercano i ballerini e cerchi di interpretare la musica in modo che il ritmo arrivi davvero ai loro piedi.”

E Bruno Fiorentini conclude con una riflessione che allarga ancora di più lo sguardo.

“Il tango è una lingua che oggi si parla in tutto il mondo. Nasce tra Buenos Aires e il Río de la Plata, ma ormai unisce comunità in molti paesi, un po’ come è successo al jazz che è nato a New Orleans ed è diventato un linguaggio internazionale.”

Perth Tango Festival

Ed è forse proprio questo il senso più profondo di festival come quello di Perth: creare luoghi in cui musicisti, ballerini e appassionati possano incontrarsi, riconoscendosi in un linguaggio comune che continua a viaggiare da un continente all’altro.

Faitango si riconosce in questo ruolo di comunicatore, amplificatore di una voce che rappresenta comunità. Sono felice di poterne far parte e di condividere queste connessioni che il tango continua a regalarci.

Buon tango a tutti.

Barbara Savonuzzi

 

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