C’è una parola che nel tango non indica soltanto una direzione geografica, ma un orientamento dell’anima: Sur. È il Sud della memoria, delle radici rioplatensi, della nostalgia e della verità emotiva che attraversa ogni nota di questa musica diventata patrimonio culturale dell’umanità.Masterclass Tango Orchestra Aprile 2026
Ed è proprio verso quel Sur ideale che continua a puntare la bussola culturale di Faitango, sostenendo progetti capaci di portare il tango fuori dagli stereotipi folkloristici e dentro gli spazi della formazione alta, dello studio rigoroso, dell’approfondimento stilistico.
In questo solco si inserisce il laboratorio di orchestra e interpretazione stilistica del tango condotto da Mariano Speranza al Conservatorio “Peri-Merulo” di Castelnovo ne’ Monti, in programma dal 14 al 18 luglio 2026.
Un progetto che Faitango sostiene con convinzione perché rappresenta qualcosa di raro e necessario: affrontare il tango non come semplice repertorio “da eseguire”, ma come linguaggio da comprendere nella sua autenticità culturale e musicale.
Per un conservatorio italiano, la sfida è profonda. La nostra tradizione musicale nasce dal belcanto, dalla lirica, da Verdi, Puccini, Leoncavallo; abbiamo insegnato al mondo il canto e l’idea stessa di teatro musicale. Ma il tango richiede un altro sguardo, un altro respiro, un diverso modo di ascoltare il tempo, il fraseggio, il silenzio.
Non basta leggere le note: occorre entrare nello spirito rioplatense, rispettarne le radici senza piegarle a un’estetica europea.
Eppure un ponte tra queste culture esiste da tempo. Tito Schipa fu tra i primi artisti italiani a intuire la profondità autentica del tango, comprendendo che non si trattava soltanto di musica popolare, ma di una forma espressiva completa, capace di raccontare identità, migrazioni, malinconie e desideri.
Abbiamo raggiunto Mariano Speranza, musicista e docente impegnato da anni nello studio e nella diffusione del linguaggio orchestrale del tango, per riflettere sul significato di portare questa tradizione dentro uno spazio accademico senza smarrirne l’identità autentica.
Questo laboratorio è aperto a strumenti molto diversi tra loro: archi, fiati, fisarmonica, bandoneón, pianoforte, percussioni. Qual è la ricchezza di lavorare con un’orchestra così eterogenea?
Mariano Speranza: “Credo che questa sia una delle ricchezze più profonde del tango. Il tango nasce già come incontro di mondi diversi: culture, lingue, strumenti, sensibilità. Per questo lavorare con un organico eterogeneo non è un ostacolo, ma qualcosa di estremamente autentico.
Io sento il tango come una musica multicolore, fatta di varietà timbrica ma anche di differenti modi di vivere la musica. Ogni musicista porta con sé un modo personale di respirare una melodia, di articolare il ritmo, di esprimere emotivamente il suono. Ed è proprio questa diversità che mi interessa valorizzare.
Nel laboratorio cerco di non appiattire le personalità dentro un modello unico. Al contrario, scrivo e lavoro appositamente pensando allo strumento, al livello e alla sensibilità di ciascuno, affinché l’espressione possa essere autentica e spontanea per ogni musicista.
L’obiettivo non è rendere tutti uguali, ma riuscire ad accomunare queste differenze dentro un linguaggio condiviso: quello del tango.
Nel tango, infatti, l’unità non nasce dall’uniformità, ma dalla capacità di trasformare differenze molto forti in una sola voce collettiva.”
Quali saranno i principali aspetti del tango su cui lavorerete durante il laboratorio di orchestra e interpretazione stilistica?
Mariano Speranza: “Lavoreremo su un repertorio nuovo, insieme ad alcuni brani già affrontati nel laboratorio dello scorso anno, per consolidare il percorso e aprire nuove possibilità interpretative.
Il lavoro sarà sia collettivo sia individuale, con momenti dedicati all’orchestra, alle sezioni e all’approfondimento personale del linguaggio.
Ci concentreremo innanzitutto sulla ritmica del tango, che è molto più che “andare a tempo”: è tensione, respiro e intenzione condivisa. Da lì entreremo negli aspetti tecnici del linguaggio, come articolazione, accenti, peso del suono e rapporto tra impulso e sospensione.
Grande spazio sarà dedicato anche al fraseggio e ai diversi modi di “dire” la melodia: ogni orchestra storica aveva un proprio modo di fraseggiare e creare espressività. L’obiettivo sarà poi unire precisione ritmica, fraseggio, conduzione, dinamiche.
Un altro punto fondamentale sarà il significato dei brani: stile, compositori, origine, contesto storico, interpreti e trasformazione nel tempo. Allo stesso modo lavoreremo sugli arrangiamenti, per capire cosa ogni versione vuole raccontare e quali voci devono emergere.
Infine, sarà centrale l’ascolto reciproco: saper accompagnare un solo, sostenere chi emerge e mantenere sempre un equilibrio democratico dell’ensemble.”
Che tipo di esperienza vivranno gli studenti durante questi giorni intensivi al Conservatorio Peri-Merulo?
Mariano Speranza: “Mi piace definirla una esperienza felice. Nel senso che uno si rende disponibile, arriva con la propria sensibilità e il proprio strumento, e viene accolto dentro un momento intenso di musica e condivisione. È una delle cose più belle che la musica può dare.
Sarà un lavoro anche impegnativo, ma sempre dentro un clima di ascolto e di scambio, dove si impara molto, non solo sul tango ma anche sul proprio modo di fare musica.
E poi c’è anche il luogo, che aiuta: Castelnovo ne’ Monti è davvero bellissimo, immerso nella natura. Abbiamo pensato anche a una mezza giornata alla Pietra di Bismantova, per staccare un attimo e respirare insieme.
Credo sarà soprattutto un’esperienza di condivisione vera, con un gruppo molto eterogeneo, e proprio da questa diversità può nascere qualcosa di molto bello.”
Mariano, quando il tango entra in un conservatorio, cosa rischia di perdere e cosa invece può finalmente conquistare?
Mariano Speranza: “È una domanda molto interessante.
Il tango, in realtà, vive nei conservatori già da tempo, anche grazie a Piazzolla. Io ricordo quando ero bambino: portare il tango nei conservatori non era così comune anche se ero in Argentina!
Se c’è un rischio, è quello di irrigidirlo troppo, di staccarlo anche dal movimento. Il tango è una musica popolare, è danza, quindi vive di libertà interpretativa e di gesto personale: appena si capisce “dove si va”, bisogna potersi sentire liberi di scegliere “come andarci”.
Ma al di là di questo, il tango ha molto da guadagnare entrando in un’istituzione. Incontra studenti che hanno già affrontato repertori complessi, tecnicamente e musicalmente, e questo arricchisce enormemente il risultato. La qualità del suono, la preparazione tecnica, la varietà di approcci che si trovano in un conservatorio sono una grande risorsa.
Allo stesso tempo è importante dire che il tango, sul piano compositivo e interpretativo, non è affatto inferiore ad altri repertori che si studiano nei conservatori. Ha radici profonde, una storia enorme e uno sviluppo straordinario, sia nella scrittura che negli arrangiamenti e negli stili.
Quello che cerchiamo di trasmettere, insieme al maestro Mirko Ferrarini, è proprio questo: il tango è un linguaggio completo, complesso, che offre possibilità enormi. In Europa si sta scoprendo sempre di più come campo di studio, ma in realtà è una risorsa ancora tutta da esplorare.
Più che un rischio, quindi, è una grande possibilità: il tango entra, si apre, si trasforma e si arricchisce.
Per finire vorrei dire che mi sento molto grato, onorato e anche fiero di poter partecipare e dare il mio contributo a questo percorso di studio, a questa esperienza così unica.
Voglio ringraziare il Conservatorio Peri-Merulo, il maestro Mirko Ferrarini, i miei colleghi della Tango Spleen Orquesta, tutti i partecipanti che si mettono in gioco, anche a Faitango e ACSI per il loro supporto, e il Consolato Argentino di Milano.
E ci vediamo il 18 luglio per il concerto finale al Teatro Bismantova di Castelnovo ne’ Monti.”
Le iscrizioni alla masterclass sono già aperte e resteranno disponibili fino al 15 giugno 2026: un’occasione concreta per studenti di conservatorio, professionisti e musicisti appassionati di entrare dall’interno nel suono e nel linguaggio autentico del tango orchestrale .
Ci uniamo all’auspicio che questa esperienza formativa possa diventare un modello capace di ispirare anche altri conservatori italiani.
Un cammino nel quale Faitango continua a mantenere la rotta, come una bussola ostinata che punta sempre al Sur.




