Nelle scorse settimane abbiamo seguito le tracce di una storia che dall’Abruzzo ha attraversato l’oceano per approdare in Argentina; abbiamo scoperto le radici della famiglia Troilo e ascoltato la voce di chi ancora oggi custodisce quella memoria: Francisco Torné.
Ma un festival non vive soltanto di ricordi.
Vive di incontri, di musica, di luoghi capaci di raccontarsi e di persone disposte a lasciarsi sorprendere.
Ci auguriamo che questi racconti abbiano suscitato nel lettore la curiosità di conoscere una parte d’Italia ancora autentica, dove il tempo conserva il valore delle relazioni e dove la cultura diventa occasione di incontro.
Il Festival Pichuco è un invito a immergersi in un’atmosfera fatta di bellezza, condivisione e dialogo tra culture; un’esperienza che permette di riappropriarsi non solo di un sentire comune, ma anche di uno stile di vita che mette al centro la comunità, l’ascolto e il piacere di stare insieme.
Da questa visione prende forma la costruzione artistica delle due giornate del festival, pensate come momenti complementari di un unico racconto.
Ne abbiamo parlato con il direttore artistico Simone Marini, noto e apprezzato bandoneonista, da sempre attento cultore della cultura argentina e musicista dalla sensibilità profonda. Con la sua sensibilità artistica Simone Marini ha contribuito a dare al Festival Pichuco un’identità culturale ben riconoscibile.

Come si costruisce artisticamente un festival che non vuole soltanto celebrare Aníbal Troilo, ma trasformare una storia di emigrazione e memoria in un’esperienza culturale contemporanea?
“Inizio col dire che il Pichuco festival non è solo un evento ma una festa che nasce del cuore degli archesi. In un piccolo paese dell’entroterra abruzzese di appena duemila anime probabilmente pochissimi sapevano, fino a qualche tempo fa, cosa fosse la milonga. Grazie alla Signora Luciana Cieri è stata fatta una ricerca sul cognome Troilo e da lì lo stupore di toccare con mano i documenti che attestano le radici dei nonni di del Bandoneon mayor de Buenos Aires. Tutto questo perché molti abitanti di Archi e dalla valle del Sangro portano quel cognome così famoso. Da lì l’esigenza di creare due giornate ricche di cultura dell’emigrazione, di arte, musica, folklore e danza, gastronomia. Mi preme sottolineare che per il secondo anno consecutivo avremo il piacere di ospitare Francisco Tornè, nipote del compianto Maestro e promotore delle iniziative artistico/culturali su Anìbal Troilo. In aggiunta avremo il Maestro Miguè Angel Zotto che farà due interventi di carattere culturale.”
Cosa significa partecipare a un festival che nasce dalla riscoperta delle radici di Troilo?
“ll tango mi ha dato l’opportunità di visitare tantissime nazioni, ho avuto molte soddisfazioni in campo artistico e personale.
Quando penso al Pichuco festival spesso ho gli occhi lucidi e un certo stupore. Essere consapevole che un’icona del Tango come Anìbal Troilo abbia origini abruzzesi e molisane mi rende estremamente orgoglioso perchè sono abruzzese e suono il Bandoenon, lo stesso strumento del Maestro. Ho avuto l’occasione di omaggiare Pichuco sia in Molise (Agnone, paese natio dei nonni materni) che in Abruzzo (Archi, paese natio dei nonni paterni) e questo per me significa apporre il timbro d’oro al legame che ho con il tango, il Bandoneon e l’Argentina. Mi piace pensare che nulla nella vita accada a caso…”
Quale dialogo può nascere tra cultura abruzzese e cultura argentina?
“Il dialogo c’è ed è molto forte. Anìbal Troilo, Donato Racciatti, Luis Cesar Amadori, Luis di Sipio e tutti gli abruzzesi della nostra terra

che hanno cercato fortuna in sud America sono testimonianze del fortissimo legame culturale tra l’Abruzzo e l’Argentina. I legami si fanno ancora più forti e radicati con le varie associazioni culturali costituite da Italiani in Argentina, il quartiere Palermo che è figlio dell’emigrazione Italiana e precisamente della città Siciliana, oltre tre milioni di emigrati italiani che ancora oggi festeggiano l’italianità nel sud America. La casa Rosada è stata progettata da Francesco Tamburini di Ascoli Piceno (Marche). Serve rinvigorire sempre più i legami tra l’Italia e l’Argentia e il Pichuco festival è un segnale importante.”
Qual è il legame tra tango e tradizioni popolari? Perché la scelta di folk.inmovimento?
“La cultura Argentina non è fatta solo di tango ma di tanto altro. Chi studia il tango inteso come danza è sicuramente a conoscenza dei balli legati al folklore come la Chacarera, la Zamba, il Gato e il Malambo. Il Pichuco festival ha voluto fortemente Folk In Movimento all’interno della programmazione con lo scopo di offrire al pubblico anche una

rappresentazione della tradizione popolare. Le radici e la cultura di una nazione come l’Argentina meritano di essere diffuse quanto il Tango. Colgo l’occasione per ringraziare tutto il gruppo di folk.inmovimento di Lanciano (CH) in particolare la referente e danzatrice Maria Valdèz.”
Che cosa ha significato per te passare dall’essere un musicista coinvolto nel festival a diventarne l’artefice artistico?
“La prima edizione mi ha visto coinvolto solo come musicista ma quest’anno il presidente dell’associazione Pichuco and Friends nella persona del Dott. Leonardo Porreca e tutto il direttivo ha voluto che prendessi le redini della seconda edizione. Essere direttore artistico di una manifestazione come il Pichuco Festival non è solo dover organizzare le due giornate ma, dal punto di vista artistico e personale significa aver un riconoscimento della traiettoria che ho nel mondo del tango da più di venti anni. Solitamente negli eventi vengono invitati gli artisti che poi si esibiscono dove il tango è l’anima della serata.

Al Pichuco festival c’è un valore aggiunto oltre il tango, nei cuori di chi organizza e di chi partecipa c’è l’omaggio a Troilo, a Pichuco. Avere la direzione artistica di queste due giornate sono estremamente significative.
Voglio infine ringraziare tutto il direttivo dell’associazione a partire del presidente, i volontari, i soci e un particolar modo Barbara Del Fallo ed Enzo D’amico per aver creduto in me.”
Qual è stata la sfida più difficile che hai dovuto affrontare?
“Quando si organizza un evento simile bisogna pensare a tutto, anche all’impossibile. Le attese sono tante e come direttore artistico vorrei che i partecipanti percepissero l’amore che noi in quanto “Pichuco and friends” abbiamo per questo evento così particolare, intimo. Non ho dubbi nel pensare che la responsabilità più grande sia quella di omaggiare al meglio la figura di Anìbal Troilo.”
Puoi illustrarci nel dettaglio il programma di domenica 26 luglio?
“La domenica è stata pensata come il naturale completamento del percorso iniziato il sabato. Se la prima giornata è dedicata al ritorno simbolico di Aníbal Troilo ad Archi e alla grande festa del tango, la seconda invita il pubblico a vivere il territorio e a scoprire l’anima più autentica del nostro progetto.
La mattina inizierà con le visite guidate nel borgo, organizzate in collaborazione con Borgo Abruzzo. È un momento a cui teniamo molto, perché vogliamo che chi arriva ad Archi possa conoscere la storia, gli scorci e le bellezze di questo paese che ha dato i natali ai nonni paterni di Troilo. Parallelamente proseguiranno anche le lezioni di tango, pensate sia per chi desidera avvicinarsi per la prima volta a questa cultura, sia per chi vuole approfondirne gli aspetti tecnici. Proprio per garantire la qualità dell’esperienza, sia le visite sia i corsi sono a numero chiuso e richiedono la prenotazione.
Alle 13 ci ritroveremo a Largo Fontana per un momento di convivialità che racconta perfettamente lo spirito del Festival Pichuco. Anche la tavola diventa un luogo d’incontro tra due culture: il menù italo-argentino unirà un primo piatto della tradizione abruzzese, preparato dalla trattoria Le Delizie del Borgo Antico, all’asado argentino e al chorizo realizzati dalla Compagnia dell’Asado.
Durante le due giornate il pubblico potrà inoltre visitare un percorso espositivo che arricchisce ulteriormente il festival.

Abbiamo voluto affiancare al tango anche le arti visive, perché crediamo che la memoria, l’identità e il dialogo tra culture possano essere raccontati attraverso linguaggi diversi.
Esporranno Catia Simona Valerio, Tiziana De Bartolo, Pasquale Lucchitti, Stefy Ponzy, Antonia Ciccarelli, Monica Chiavarini e Olga Sungurova, artisti con sensibilità e percorsi differenti accompagneranno il visitatore in un itinerario fatto di emozioni, colori e memoria.
Un altro momento a cui teniamo particolarmente sarà la presentazione, in anteprima assoluta al Pichuco Festival, del libro “I cinque angoli – Aníbal Troilo, storie di tango”di Andreina Di Girolamo, che dialogherà con Anna Scafati. È un’opera che racconta la vita del Bandoneón Mayor intrecciandola con una storia contemporanea, dimostrando come la musica di Troilo continui ancora oggi a parlare alle persone e ad accompagnarne il cammino. Anche questo appuntamento nasce dal desiderio di raccontare il tango non soltanto come musica o danza, ma come patrimonio culturale capace di attraversare la letteratura, l’arte e la memoria.
Ad arricchire ulteriormente il programma sarà anche la performance Il Respiro che Resta / El Respiro que Queda di Carla Cerbaso, un intenso dialogo tra parola, danza e musica che conferma la vocazione multidisciplinare del Festival Pichuco.

La conclusione sarà affidata alla Milonga de Despedida. Non l’abbiamo pensata come una semplice seconda milonga, ma come il momento in cui tutto ciò che è stato vissuto durante il festival trova il suo compimento. È il saluto finale, ma soprattutto il momento in cui la comunità che si è creata in questi due giorni si ritrova ancora una volta sulla pista, portando con sé il desiderio di ritornare ad Archi anche nelle prossime edizioni.
Naturalmente questo è solo uno dei tanti momenti che abbiamo preparato. Anche la giornata inaugurale del 25 luglio riserverà importanti sorprese artistiche, a partire dalla Milonga di Gala, con l’orchestra Lo Que Vendra, per la quale stiamo presentando in questi giorni alcune novità davvero speciali. Per questo invito tutti a seguire i canali ufficiali del Festival Pichuco: nelle prossime settimane continueremo a raccontare gli artisti, gli ospiti e le iniziative che renderanno unica questa seconda edizione. “
La scelta di due ospiti d’eccezione come Daiana Guspero e Miguel Ángel Zotto: quale legame rappresentano con Troilo e con l’Italia?
“Il Pichuco Festival ha voluto fortemente due ospiti di caratura mondiale. La scelta di Miguèl Angel Zotto e Daiana Guspero non è soltanto artistica ma rappresenta anche un valore simbolico. Sappiamo che in Argentina emigrarono circa due milioni di italiani e moltissimi di loro furono i principali pionieri dello sviluppo della cultura tanguera.

Personaggi come Donato Racciatti, José Libertella, Alberto Marino, Alberto Moràn, Cayetano Puglisi, Juliàn Centeya, Luis Cèsar Amadori e tanti altri nacquero addirittura in Italia. Questo deve essere motivo di grande orgoglio perché nel tango scorre il nostro sangue. Anche il Maestro Zotto ha origini italiane, precisamente nella città di Campomaggiore in provincia di Potenza. Il Pichuco festival vuole rafforzare i legami indissolubili di fratellanza che c’è tra il tango e l’Italia e di conseguenza Anìbal Troilo è l’elemento magico che unisce il tutto.”
Il Festival Pichuco si conclude con una milonga, ma ciò che resta va oltre la musica.
Resta un legame ritrovato tra due terre, una comunità che si riconosce in una storia comune e la consapevolezza che alcune radici continuano a dare frutto anche a distanza di un secolo.
È questo, forse, il significato più profondo del Festival Pichuco: lasciare a chi parte il desiderio di ritornare.





