Viaggiatori de tango raccontano: Buenos Aires la Reina del Plata

Julio Bassan: ritorno a Buenos Aires

Buenos Aires “la Mecca” del tango, sognata, desiderata per molti, un orizzonte che si sposta sempre ma che non si raggiuge mai.

Ma c’è chi Buenos Aires la conosce, l’ha vissuta, l’ha amata e che nel momento di ripartire verso la patria d’origine viene invaso da un desiderio forte, costante, che lo accompagnerà ogni giorno a risentire queste parole:

  • Signore e signori, il comandate Carlos Raimondi vi informa che stiamo volando sopra la città di Buenos Aires e fra dieci minuti atterreremo nell’Aeroporto internazionale di Ezeiza…

Ecco la seconda puntata di questa nuova rubrica dove i viaggiatori del tango ci raccontano la loro Buenos Aires.

Hola Julio, ecco un altro capitolo della nostra rubrica di Tangoygotan che si pone l’obiettivo che i nostri lettori conoscano Buenos Ares attraverso gli occhi dei viaggiatori, di chi la conosce per prima volta o di chi semplicemente ritorna…ritorna al primo amore (dice il tango)

Per cominciare, presentati ai nostri lettori.

Ciao, sono Julio Bassan. Sono nato e cresciuto in Argentina. Sono attore, diplomato all’Università delle Arti di Buenos Aires, ballerino e insegnante di tango, organizzatore di milonghe e festival. Sono padre di due splendide figlie, figlio di due medici, ho tre fratelli straordinari e una sorella che oggi ci guarda e ci protegge dal cielo.

Da quando coltivi questa passione chiamata tango? Raccontaci la tua storia.

I miei primi ricordi risalgono alla più tenera infanzia. Ogni domenica, quando mio padre tornava dall’ospedale, dove lavorava come medico, passava dal panificio e arrivava a casa con pane e facturas (i tipici dolci argentini).

Ci svegliava per fare colazione e metteva sul giradischi musiche provenienti da tutto il mondo.

Si iniziava con la musica classica: Mozart, Chopin, Beethoven, Strauss… Poi si passava alla canzone napoletana, con Pavarotti, Carreras e Plácido Domingo. Successivamente arrivava il nostro folklore nazionale, con Los Chalchaleros, Los Hermanos Ábalos, Los del Norte, Mercedes Sosa, i Carabajal e tanti altri. Infine giungeva il tango: il “Signore del Tango”, Juan D’Arienzo, poi Troilo, Maderna, Julio Sosa, Pugliese e molti altri.

Ogni brano era accompagnato dal racconto della sua storia: chi lo aveva scritto, quale orchestra ne aveva inciso la versione più celebre o quella che lui preferiva. Poi si sedeva al pianoforte di casa, accompagnava il tango e mi chiedeva di seguire il tempo e i cambi ritmici. Mi raccontava mille aneddoti sul tango, sui suoi artisti, parolieri, musicisti, ballerini e sulla sua storia.

La prima volta che vidi il tango ballato fu grazie ai miei genitori, che partecipavano a spettacoli di una compagnia amatoriale. Mia madre, oltre a ballare, si occupava dei costumi (era un’ottima sarta); mio padre collaborava invece alla drammaturgia e alla regia. Tutto questo mi affascinava. Del resto, già a tre anni avevo confidato alla mia maestra d’asilo che da grande volevo fare l’attore. Un sogno che sono riuscito a realizzare studiando e laureandomi all’UNA.

https://www.facebook.com/watch/?v=523894451676744

Ho imparato a ballare il tango a diciassette anni con il maestro Carlos Rivarola. Successivamente ho studiato con Riqui Barrios, Pupy Castello, Mingo Pugliese, Claudia Bozo e molti altri grandi maestri.

Che cosa facevi in Argentina?

A Buenos Aires lavoravo come organizzatore di milonghe, insegnante e ballerino di tango. Inoltre sono stato presidente dell’Associazione degli Organizzatori di Milonghe, occupandomi di diverse attività di politica e gestione culturale a favore del tango, dei suoi artisti e delle milonghe.

Parallelamente lavoravo come attore in diversi spettacoli, prestavo la mia voce a spot pubblicitari e al doppiaggio di personaggi, e presentavo festival ed eventi come maestro di cerimonie.

https://www.facebook.com/watch/?v=10218863261511912

Ma la cosa più bella era crescere le mie due figlie.

Che cosa fai oggi in Italia?

In Italia, dopo aver vissuto in diverse città, due anni fa mi sono stabilito a Sanremo, dove porto avanti la mia scuola di ballo e organizzo milonghe. Lo scorso anno ho anche organizzato il Festival Flor de Tango.

Contemporaneamente insegno settimanalmente a Imperia e presto inizierò anche a Borghetto Santo Spirito. Come ogni maestro e ballerino di tango, viaggio in tutta Italia e nel mondo portando la mia cultura, il mio patrimonio e la mia esperienza in ogni luogo che visito.

Il mio desiderio è continuare a crescere e dare il mio piccolo contributo per costruire e alimentare la comunità del tango ovunque io operi.

Poco tempo fa sei tornato a Buenos Aires con un obiettivo preciso. Sei partito da solo o hai organizzato un gruppo?

Da oltre quindici anni accompagno gruppi provenienti da varie parti del mondo, organizzando tutto ciò che serve per vivere un viaggio indimenticabile: hotel, lezioni, milonghe, visite turistiche, shopping e molto altro.

Nel novembre del 2025 ho accompagnato per quindici giorni un gruppo di allievi provenienti da Torino, Imperia, Genova, Pistoia e Roma.

Raccontaci il viaggio.

Ci siamo ritrovati tutti a Roma e da lì siamo partiti per Buenos Aires, dove ci aspettava il transfer che ci ha accompagnati in hotel.

La struttura disponeva di una splendida sala per lezioni e pratiche di tango, oltre a mini appartamenti molto confortevoli.

Lì abbiamo svolto le nostre lezioni e siamo persino riusciti a organizzare una milonga tutta nostra, invitando amici, ballerini professionisti e musicisti.

Abbiamo pranzato e cenato in numerosi ristoranti tipici, ovviamente “el asado” non è mai mancato, abbiamo percorso in lungo e in largo San Telmo, Palermo, La Boca, Puerto Madero, Recoleta e Parque Patricios… fino a consumare le suole delle scarpe!

Ogni sera abbiamo ballato in milonghe diverse — tradizionali, eleganti, milonguere, informali, classiche — vivendo appieno la notte porteña, tra orchestre dal vivo ed esibizioni.

Non solo di notte; El Abrazo Tango Club si tiene ogni venerdì nel celebre storico locale El Beso Gli orari includono lezioni di tango dalle 13:00 alle 14:30 e la Gran Milonga dalle 14:30 alle 20:00.

Abbiamo visitato i celebri bares notables di Buenos Aires, riempiendo il cuore con l’atmosfera della mia città e con i suoi abbracci.

E per non farci mancare niente una veloce puntata di 1.300 Km fino alle meravigliose Cascate dell’Iguazú

C’è qualche aneddoto curioso da raccontare?

Un pomeriggio, mentre passeggiavamo, un giornalista stava intervistando i passanti. Una delle nostre allieve fu coinvolta nell’intervista. Non parlando quasi per niente lo spagnolo, scambiò una domanda di opinione sul pan dulce per un regalo, convinta che il giornalista le stesse offrendo il dolce da portare via!

Un’altra sera, una delle ultime del viaggio, ho voluto far vivere al gruppo una vera “notte da milonguero”: li ho portati in tre milonghe consecutive, terminando l’ultima tanda alle cinque del mattino.

Non riuscivano a crederci. Erano esausti, ma completamente affascinati dalla vita tanguera di Buenos Aires e dalle sue milonghe.

 

A BALLARE
Tango 1943
Musica: Domingo Federico Testo: Homero Esposito
Canta: Roberto Goyeneche

A ballare, su a ballare
che l’orchestra se ne va!

Sopra il raffinato scarabocchio
di un tango energico e lento
Se ne andrà svanendo il ricordo

A ballare, su a ballare
che l’orchestra se ne va!

L’ultimo tango profuma la notte,
un tango dolce che dice addio.
La frase taciturna si affaccia, sulle labbra
e il tango canta l’allontanamento!
Andiamo! Andiamo a ballare!
Forse non la rivedrai mai più,
e l’ultimo tango profuma la notte
questo è il tango che dà l‘addio.

A ballare, su a ballare
che l’orchestra se ne va!

Restara la sala vuota
con un sacco di speranze
che andranno sulla strada dell’oblio.

A ballare, su a ballare
che l’orchestra se ne va!

Qual è stato il bilancio finale del viaggio? Come hanno reagito i partecipanti?

Il giorno del ritorno siamo rientrati tutti insieme a Roma e, davanti a un caffè, abbiamo fatto il bilancio dell’esperienza.

I commenti sono stati tutti estremamente positivi… tranne uno.

Nessuno voleva tornare a Buenos Aires se il viaggio successivo non fosse durato almeno tre settimane!

Un messaggio finale per i lettori di Tangoygotan.

Non perdete l’occasione di vivere un’esperienza autentica nella culla del tango.

Se desiderate visitare Buenos Aires e viverla come la viviamo noi porteños, vi invito a unirvi al mio prossimo viaggio di gruppo.

Un grande abbraccio… e lunga vita al tango!

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui