Buenos Aires “la Mecca” del tango, sognata, desiderata da molti, un orizzonte che si sposta sempre ma che non si raggiuge mai.
Ma c’è chi Buenos Aires la conosce, l’ha vissuta, l’ha amata e arrivato il momento di ritornare a casa viene invaso da un ricordo forte, costante, che lo accompagnerà ogni giorno (fino al prossimo viaggio) a sentire e risentire queste parole:
“Signore e signori, il comandate Carlos Raimondi vi informa che stiamo volando sopra la città di Buenos Aires e fra dieci minuti atterreremo nell’Aeroporto internazionale di Ezeiza…”

Ecco una nuova rubrica dove i viaggiatori del tango ci racconteranno la loro Buenos Aires.
Ma prima di ogni intervista Carlo Gardel ci canterà con la sua inimitabile voce (“cada dia canta mejor”) che esiste una sola Buenos Aires, la “Reina Del Plata”
Buenos Aires la Reina del Plata
Buenos Aires la mia amata terra,
ascolta la mia canzone
che insieme a lei va la mia vita
Nelle mie ore di febbre e orge
già stufo di paceri e pazzie
penso in te patria mia
per calmare la mia amarezza
Notti porteñas sotto il tuo manto
felicità e pianto insieme vanno
Risate e baci. feste continua
tutto si dimentica con lo champagne
e all’uscita dalla milonga
si sente una bambina chiede del pane
è per questo motivo che nel gotàn
sempre si sospira una pena
e al ritmo dolente dei bandoneones
un riccone illude una ragazza
ed il piangere del violino va
dipingendo l’anima creola
Buenos Aires, come una amata
se sei lontana più ti devo amare
e dire tutta la vita
prima morire che dimenticarti.
Buenos Aires La Reina Del Plata Tango 1923
Música: Manuel Jovés Letra: Manuel Romer
Hola Giovanni ecco una puntata di questa nuova rubrica di Tangoygotan che si pone l’obiettivo che i nostri lettori conoscano Buenos Ares, a te un primo contributo…
Per cominciare presentati ai nostri lettori.
Ascolto tango dal 2001 cercando di capirne musica, poesia, e danza. Il mio percorso si sviluppa in due fasi: la prima osservazione ed ascolto del tango, la seconda lo studio, il confronto e la collaborazione con rinomati musicisti, poeti, attori, DJ e ballerini.
Nel 2008 ho fondato la mia prima associazione, “Porto Tango ASD”, oggi “Tango School”, e mi sono dedicato alla didattica del tango con umiltà, nella convinzione che lo studio e l’apprendimento non debbano mai interrompersi.
Amo l’improvvisazione, che considero l’essenza autentica del tango: il modo più vero di danzare, poiché ogni situazione relazionale — musicale, di coppia, di tempo o di spazio — richiede accorgimenti differenti. L’improvvisazione consente inoltre di evitare la ripetitività, sia nella performance che nella didattica.
Ricerco inoltre nell’abbraccio e nelle sue molteplici sfumature introspettive il significato più profondo del tango, inteso come sintesi delle diverse arti: musica, poesia, teatro e danza.
Dopo aver “portato” il tango in numerose città italiane (Bologna, Roma, Rovigo, Venezia, Padova, Vicenza, ecc..) ho intrapreso l’esperienza estera insegnando ad Amman, Tel Aviv, Mosca ecc…
Da quando coltivi questa passione chiamata Tango?
Nel 2001 mi regalarono un disco di tango,” La Revancha del Tango” dei Gotan Project: da quel momento il tango non mi ha più lasciato.
Da allora l’ho “portato” e vissuto in molteplici forme — dagli incontri online sulla musicalità agli appuntamenti letterari, dalle conferenze alla didattica della danza, fino alle collaborazioni in rappresentazioni teatrali.
So che insegni Tango da tanti anni…
Dopo quattro o cinque anni di ascolto e di studio, nel 2008 iniziai ad insegnare nel luogo in cui vivevo, una piccola cittadina nel delta del fiume Po, a metà strada tra il porto di Venezia e quello di Ravenna. Proprio lì era presente una piccola comunità di argentini, emigrati a causa delle crisi economiche e sociali che avevano colpito l’Argentina negli anni Novanta e all’inizio del nuovo millennio.
Queste persone mi fecero capire che l’Argentina, pur così lontana geograficamente, non lo era affatto dal punto di vista culturale. Erano italiani di seconda o terza generazione, e portavano con sé memoria delle proprie radici.
Frequentando questi argentini scoprii che la vita ti porta ad amare cose che, in condizioni normali, non avresti mai considerato. Ciò che in patria i miei amici vedevano come qualcosa “da vecchi” si era trasformato, lontano da casa, in tradizione, identità e punto di riferimento. Quando si vive da tempo lontani dal proprio Paese, si cerca ciò che ci definisce, ciò che fa sentire a casa, o almeno restituisce un senso di appartenenza.
Curiosamente, per il me di allora, questi argentini e queste argentine non ballavano tango.
Mi “interrogarono” sul mio percorso di studio tanguero e, dopo aver verificato che non praticassi un tango “standard europeo”, vennero a chiedermi di insegnare loro.
Così, nel 2008, nella mia cittadina nacque un gruppo di tango e fondai la mia prima associazione: “Porto Tango”, oggi Tango School. Un nome dal triplice significato: porto come portare il tango a quante più persone possibile; porto perché il tango è nato nei porti; porto perché chi entrava da noi trovava un porto sicuro, dove potersi liberare dei problemi quotidiani.
Da quel momento, mi sono dedicato alla didattica del tango con umiltà senza mai smettere di studiare ed apprendere. dai maestri e soprattutto dai miei allievi/amici italiani ed argentini.
Quanti allievi sono passati…
È difficile dirlo con precisione, ma, facendo una stima, credo di aver superato abbondantemente le mille persone. Va però detto che ognuna di esse, in misura maggiore o minore, ha lasciato in me una traccia. Dal punto di vista didattico è fondamentale comprendere che siamo tutti individui unici: ciascuno possiede un proprio modo di vedere, sentire e vivere le cose, e per questo non può esistere un unico modo di insegnare ma molti modi. La vera maestria risiede nel saper riconoscere e intercettare le necessità, ricordarci di come eravamo noi e di cosa avevamo bisogno quando andavamo a scuola. Posso solo mettere un seme, ma poi sarà solo il tempo che guiderà l’allievo verso le proprie scelte attraverso l’ascolto della poesia, della musica e del movimento sincrono.
Bene ora che ci conosciamo passiamo al tema della rubrica:
Da quanto viaggi a Buenos Aires, racconta:
Inizio con una premessa nel distinguere il viaggiare prima del tango e dopo il tango.
Il mio primo lavoro come export manager mi portava a viaggiare moltissimo, spesso da solo. Quando terminavo gli impegni lavorativi e mi ritrovavo in qualche città, avevo certamente la possibilità di visitarla, ma sentivo che mancava qualcosa. Avevo compreso che ciò che mi mancava era la socialità.
La socialità non si trova solo nel tango, certo, ma il tango ha un grande vantaggio: è uguale in tutto il mondo e parla una sola lingua, quella del corpo. Questo concetto lo raccontai in un mio vecchio articolo, dopo una milonga a Budapest: “Le api e il tango”. Questo articolo, pubblicato sulla rivista e-Tango, raccontava una serata in cui tutti ballavano senza bisogno di comunicare verbalmente, semplicemente utilizzando un linguaggio del corpo che partiva da mirada e cabeceo, per continuare con un abbraccio che racconta tutto di una persona, senza filtri e senza segreti.
Il tango permette di socializzare, di entrare a far parte di una comunità, di vivere momenti di condivisione e di connessione profonda e, di conseguenza, di creare amicizie.
Nel 2007 smisi la mia attività di “globetrotter” per dedicarmi per quattro o cinque anni esclusivamente al tango, sia come maestro sia come ballerino.
Tornare a Buenos Aires appena dopo il periodo del Covid e dopo svariati anni di studio, significò ritrovarmi davanti a una città nuova, che finalmente vedevo con occhi diversi: nella sua storia, nei suoi luoghi simbolo e nelle nuove amicizie
Ma l’ultimo viaggio aveva un obbiettivo preciso, un riconoscimento a tanti anni di tango…
Nel 2024 sono stato proposto come Accademico Corrispondente del Tango presso l’Academia Nacional, su segnalazione del famoso pianista Fabrizio Mocata, che ringrazio e con il quale ho a lungo collaborato.
(Bovolenta 4)
Quindi, a seguito di 20 anni di studio e divulgazione del tango, con atto ufficiale firmato dal Presidente Gabriel Soria e dal Segretario Fabián Bertero, e dalla responsabile del Mundo, Sonia Ursini, il 17 novembre 2025 sono stato nominato Accademico Corrispondente dell’Academia Nacional del Tango di Buenos Aires.
Un riconoscimento che sento non come un punto di arrivo, ma come una nuova responsabilità: continuare a custodire, studiare e trasmettere il tango con rispetto, passione e profonda gratitudine. Gli accademici hanno il compito e la responsabilità di conservare, studiare e divulgare il tango nelle sue molteplici forme.
Il momento in cui ho potuto ringraziare pubblicamente l’assemblea plenaria — composta da oltre cento persone — durante la cerimonia di nomina è stata emozione allo stato puro,
L’Academia Nacional del Tango è riconosciuta dal Ministero della Cultura argentino, ed è il luogo in cui confluiscono e si custodiscono tutti gli aspetti del tango. È qui che nacque la scintilla che portò il tango a essere riconosciuto come patrimonio immateriale dell’umanità, grazie al suo fondatore Horacio Ferrer, che seppe riunire attorno a sé i più grandi poeti, musicisti, organizzatori e ballerini, per regalare al mondo intero questa risorsa.
Ora ti chiedo uno sforzo per i lettori di questa rubrica:
Raccontaci le milonghe che hai frequentato (quelle che ti ricordi, quelle che hanno lascato traccia…)
Non facile come domanda,
A Buenos Aires è molto utilizzato il sito “Hoy Milonga”, che permette di sapere dove si balla.
Ogni giorno ci sono circa 20 luoghi in cui poter ballare a tutte le ore del giorno e della notte: dal tango queer a quello classico, puoi fare davvero quello che vuoi.
In realtà, per capire dove andare davvero è necessario parlare, chiedere e confrontarsi di volta in volta con la comunità dei ballerini. Questa scelta va comunque calibrata in base alle proprie possibilità e capacità.
Se si fa un’analisi più attenta, la comunità del tango a Buenos Aires, in rapporto alla popolazione, è relativamente piccola. Faccio una proporzione matematica, a titolo di esempio: se a Buenos Aires ci sono circa 14.000.000 di abitanti e 20 milonghe al giorno, mentre a Padova, con 200.000 abitanti, ci sono 2 milonghe al giorno, si capisce che, in proporzione, per essere equilibrata Buenos Aires dovrebbe avere almeno 7 volte le milonghe di Padova, cioè circa 140 milonghe al giorno.
La maggior parte delle milonghe si concentra nel microcentro di Buenos Aires ed è frequentata in gran parte da turisti, curiosi, professionisti, taxidancer e appassionati.
Un tanguero, quando arriva a Buenos Aires, lo fa solitamente per il tango e, soprattutto le prime volte, vive una fase di vera e propria “bulimia”: in media due milonghe a sera. In quindici giorni si arriva facilmente a 20–25 milonghe, escludendo quelle visitate più volte.
Dopo le prime esperienze, però, questa fase inizia a sfumare e si capisce che è necessario anche dormire. Ci si rende conto di essere in una città meravigliosa, composta da tanti quartieri che sembrano città dentro la città, con economie diverse, quartieri diversi, stili architettonici differenti.
Scoprire la città, con le sue contraddizioni, e cercare le milonghe più adatte a sé — che spesso sono anche le più defilate, dove si trova il tango più vicino al proprio sentire e alla propria preparazione tecnica — diventa un vero e proprio esercizio di consapevolezza.
Se Buenos Aires avesse un bugiardino, probabilmente ci sarebbe scritto:
“Non dimenticare di dormire: può generare iperattività.”
Entrando nella domanda specifica, la risposta è: dipende.
Le milonghe e i loro gestori cambiano frequentemente e, talvolta, la stessa milonga assume nomi diversi a seconda della serata.
Per esempio, il venerdì puoi trovarti al Marabù con un organizzatore come il Negro Mela (storico presentatore di Pugliese) e una partecipazione di circa 300 persone; mentre il lunedì lo stesso spazio si chiama “Pipicucu”, con 200 persone.
Anche il livello di ballo varia sensibilmente da una serata all’altra. I ballerini lo sanno e, in base al livello, si spostano di locale in locale.
In estate è ancora più difficile definire le location, perché se ne trovano molte anche gratuite all’aperto. La comunità dei ballerini cambia quindi frequentemente location, soprattutto nei mesi estivi, quando si balla all’aperto e i cambiamenti sono continui.
Segnalo comunque alcune delle milonghe principali di Buenos Aires, alcune delle quali riconosciute come siti culturali dalla Municipalità di Buenos Aires:
• Salón Canning: Storica meta della Buenos Aires che balla. Un tempo luogo d’incontro di cantanti e ballerini famosi; oggi frequentata anche da molti turisti, curiosi e taxidancer.
• La Nacional: Meno turistica, ma popolata da numerosi ballerini professionisti che cercano visibilità per attrarre nuove allieve o partner di ballo.
• La Baldosa: Appena fuori dal centro, è un locale storico, meno appariscente e turistico, ma di classe assoluta.
• Marabù / Pipicucu / Maipù: Varia molto in base alle serate e agli organizzatori. Nelle serate “Pipicucu” può capitare di ballare e invitare alcuni tra i migliori ballerini del mondo tutti insieme: Gisela Natoli, Javier Rodríguez, Alejandra Mantignan, Pablo Verón, Herrera con il Corpo di Ballo e diversi campioni del mondo.
• La Viruta: Uno dei simboli della notte fonda di Buenos Aires.
• El Beso: Anche qui il livello cambia a seconda della serata, poiché il locale ospita milonghe quasi tutte le sere con organizzatori diversi. Attualmente, la serata del sabato è particolarmente interessante dal punto di vista del livello tecnico.
• La Comedia: Simbolo della modernità e dell’evoluzione del tango. Dopo l’una di notte si incontrano giovani ballerini influenzati dalla contemporaneità, che mescolano elementi classici e dinamici mantenendo eleganza e rispetto della marca e della tradizione.
• La Catedral: Un luogo che ormai assomiglia più a un pub, diventato attrattiva soprattutto per i turisti, con l’idea di simulare il conventillo del quartiere de La Boca
. • Come il Faut Tango Porteño dell’amico italo-argentino Pier Aldo Vignazia, che rappresenta una proposta classica ma elegante.
Cosa mangiavi, l’aperitivo con gli amici, ricordi il nome di qualche locale?
La cucina di Buenos Aires è varia e consente di trovare qualcosa da mangiare a qualunque ora del giorno e della notte.
I luoghi dove mangiare bene sono numerosi.
Ho trovato ottima la carne di Campobravo a Puerto Madero; molto buone anche la merluza (nasello impanato) e la milanesa da Pertutti nella zona a fianco della Casa Rosada, tra Avenida Bolívar e Avenida Hipólito Yrigoyen, Oppure presso El Globo o El Imparcial (Av. H. Yrigoyen 1199).
Le tipiche “empanadas” si trovano a tutte le ore, ma le migliori, a mio avviso, sono quelle degli street food di Avenida Bolívar 153.
Un capitolo a parte merita il tipico asado, vera istituzione della cultura gastronomica porteña. Il migliore è quello che ti fanno (a casa loro) gli amici argentini!
Come passavi le giornate, attività varie, turismo, conoscenze, amicizie….
Le grandi agenzie di viaggio propongono spesso l’Argentina in 15 giorni, dedicando a Buenos Aires poco più di tre giorni, per poi proseguire verso altre località del Paese. L’esperienza insegna che questo modo di viaggiare, “mordi e fuggi”, rende tutto superficiale e poco significativo. Comprendo la necessità di ottimizzare il tempo, ma spesso questa ottimizzazione si trasforma in una perdita di profondità.
A Buenos Aires puoi, per esempio, prenotare e salire sul Rooftop — locale splendido con vista sulla Casa Rosada — e, se sei fortunato, ascoltare un concerto degli Otros Aires. Io sono stato ancora più fortunato, avendo avuto l’occasione di esibirmi con loro proprio al Rooftop insieme ad una ballerina speciale 😊…
Puoi visitare grandi palazzi, “gustare” il panorama urbano e scoprire quartieri e storie che meritano tempo e attenzione. Tra i luoghi che consiglio:
• il famoso Palazzo Barolo
• il Mirador della Galería Güemes;
• l’Edificio La Prensa (oggi sede del Ministero della Cultura, con sale meravigliose);
• El Ateneo Grand Splendid;
• il Cimitero della Recoleta;
• i quartieri di Recoleta, Palermo, San Telmo, La Boca, e altri ancora;
• il Teatro Colón.
Puoi anche scoprire Tigre e i suoi percorsi naturalistici insieme ad Hugo Satorre, bandoneonista degli Otros Aires, navigando tra i canali del grande Paraná, per poi concludere la giornata con un asado sulle sue sponde.
Puoi incontrare ballerini, entrare nel backstage degli spettacoli del “Cafè Homero Manzi” o del “Café Tortoni”, visitare la mostra del pittore Quinquela Martín, perderti per le vie eleganti e parigine di Recoleta oppure immergerti nei colori del quartiere “La Boca”, visitare i grandi parchi cittadini, passeggiare per Florida, e finire in Avenida Corrientes…
Puoi partecipare alle lezioni di tango, scoprendone le dinamiche segrete e la teatralità, studiando sia con maestri emergenti sia con depositari della storia, come Carlos e Rosita Pérez. Confrontarti, scoprire nuove
direzioni del tango e nuove didattiche diventa parte integrante del viaggio. Ed infine, puoi vivere davvero le milonghe di Buenos Aires.
Qualche aneddoto da raccontare?
Esibizione improvvisata al Roof Top davanti a 200 argentini piuttosto che show non programmato a San Telmo con Maria Campos e Martin Alvarado,
Chiacchierare con il nipote di AnibalTroilo, Trovarsi al tavolo con Facundo Pinero, Vanesa Viallalba, Lorena Goldestein, Romina Godoy e Gisela Natoli ecc.…
Un messaggio finale per i lettori di Tangoygotan
Come messaggio vorrei che tutti potessero vedere ed apprezzare il tango in tutte le sue forme artistiche. Mi auguro che possiate viaggiare e vedere Buenos Aires, fonte di ispirazione per molti poeti. Città piena di contraddizioni, specchio stesso del tango.





