L’ultimo tango a lo stadio

25 novembre 2020 muore a Buenos Aires Diego Armando Maradona aveva solo 60 anni.

Ci lascia così non soltanto il migliore giocatore di tutti i tempi, ma soprattutto un uomo che nonostante i molti difetti ha sempre saputo stare sempre dalla parte giusta, molte volte nella sua vita è stato la voce degli umili, la voce degli ultimi, le voci che tante volte non vogliamo ascoltare.

Il più umano degli Dei, lo definirà lo scrittore Eduardo Galleano.

Diego adorava il tango e quado c’era l’occasione cantava il suo “tango”

Questa è la sua storia:

Per noi ragazzi argentini cresciuti nei campetti di terra, con sfide calcistiche che finivano solo con

il calare del sole, questo tema arriva diretto al cuore. Un sogno da raccontare alla mamma:

“quando sarò grande sarò un calciatore…”e questa mamma ha un nome: Doña Tota; la poverina

fa miracoli per gestire un’umile casa in una “villa miseria” con ben otto figli.

Il padre, Don Diego, sgobba tutto il giorno per sfamare la famiglia.

E c’è Diego, ha solo 15 anni e quel giorno aspetta con impazienza il padre di ritorno, stanco, dal lavoro per dirgli:

  • “Vecchio mio da domani non lavori più, ho firmato il mio primo contratto da professionista”.

Già lo scrittore Reinaldo Yiso, cinquanta anni prima, aveva scritto un tango che dava

voce alla speranza, forse irraggiungibile ma sempre viva, di milioni di ragazzini delle periferie

povere di tutti i continenti. Reinaldo fu un giocatore di calcio che abbandonò il gioco per una

frattura mai guarita; fu un attento osservatore della realtà quotidiana della strada, e un profondo

conoscitore dell’ambiente. Nel 1945 nella versione di Osvaldo Pugliese cantata da Roberto Chanel, entrò senza mai uscire nella cultura popolare e tanghera argentina.

Ma oggi ricordiamo Diego, che con voce sorprendentemente impostata canta una sua versione del tango di Reinaldo, un sogno, il sogno di un ragazzo

 

 

 

IL SOGNO DEL RAGAZZO       (El sueño del pibe, tango 1945, Música: Juan Puey Letra: Reinaldo Yiso)

Bussarono alla porta dell’umile casa

si sentì la voce del postino molto chiara

con tutte le sue ansie il ragazzo correndo

il cagnolino bianco senza voler pestò

 

“Mammina, mammina”, si avvicinò gridando;

la madre sorpresa il lavandino lasciò

e il pibe le disse ridendo e piangendo:

“Il Club mi ha mandato oggi la convocazione”.

 

,              Mammina carina,

guadagnerò denaro

,              sarò un Maradona,

un Bati, un Pele’.

Dicono i ragazzi

dall’ovest argentino

che ho più tiro

del gran Bernabè.

Vedrai che bello

quando là nel campo da gioco

le mie reti applaudiranno;

sarò un vincente

Giocherò nella primavera,

poi nella prima squadra,

io so che mi aspetta il successo.

 

Dormiva il ragazzo ed ebbe quella notte

il sogno più bello che potesse avere:

lo stadio pieno, domenica di gloria

finalmente nella prima squadra lo potevano vedere.

Mancava un minuto si era sullo zero a zero;

si prese la palla, sereno nell’azione

scartando tutti affrontò il portiere

e con un tiro forte

ruppe la parità!

 

 

Altro tango, il tempo che passa e prova a cancellare i ricordi delle persone, dei personaggi che per qualche motivo, azioni o comportamenti, hanno provocato “emozioni” nelle nostre vite e noi caparbiamente, ostinatamente non vogliamo dimenticare…

Caminito  (Tango 1926)

Música: Juan de Dios Filiberto  Letra: Gabino Coria Peñaloza

Stradina

Stradina che il tempo ha cancellato

e che insieme un giorno ci hai visti passar

sono venuto per l’ultima volta,

sono venuto a raccontarti il mio dolore.

Stradina che allora eri

ricamata di trifoglio e di giunchi in fiore,

un’ombra a breve sarai

un’ombra lo stesso di me.

Da quando se ne andò

triste io vivo

stradina amica

anche io me ne vado.

Da quando se ne andò

mai più tornò.

Seguirò i suoi passi,

Stradina, addio.

Stradina che tutte le sere

percorrevo felice cantando il mio amore,

non dirle se torna a passare

che il mio pianto la tua terra bagnò.

Stradina ricoperta di cardi,

la mano del tempo la tua traccia cancellò.

Io al tuo fianco vorrei cadere

e che il tempo ci faccia entrambi morir.

 

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