Lo spettacolo, andato in scena a Roma al Teatro degli Eroi sabato 22 e domenica 23, si apre con un momento sospeso: il sipario si solleva, il silenzio vibra d’attesa, il buio raccoglie il pubblico in un’intima connessione, un filo sottile che unisce scena e platea.

La sorpresa arriva improvvisa. Il richiamo all’Oriente, le figure leggere delle ballerine tanguere che appaiono come ombre cinesi: sembrano uscire da un sogno mentre il sipario scorre lento. Poi la musica irrompe, le luci esplodono: siamo alle finali del Palio del tango, in attesa di conoscere le due coppie che si contenderanno il primo posto.

La trama procede tra colpi di scena e ironia, senza mai allentare la tensione.
In gara troviamo Brocchi (Roberto Tomasello), tanguero dal cuore tenero e dallo sguardo da macho, affiancato dalla sua prima partner, Vanesa (Valentina Campana), passionale e determinata a vincere.
A sfidarli sono Apollony (Valerio Pella), francese elegante e scaltro, e Tatiana (Irene Ambrosini), russa altera e affascinante.
Grazie a uno stratagemma che non sveleremo, il sicario (Luciano Cordi) — irresistibile nelle sue gag alla Mr. Bean — riesce a far trionfare Apollony.

Così nasce la delusione, le coppie si separano, e per Brocchi si apre una fase di crisi: abbandona il tango, quella che è sempre stata la sua ragione di vita e nemmeno le parole del suo allenatore, Ramirez (Lorenzo Silipigni), deciso, riescono a trattenerlo.

Il viaggio interiore del protagonista diventa occasione per raccontare, con leggerezza e ironia, anche il momento storico in cui il tango perse del suo fascino dominante, intorno al 1956 quando l’arrivo del rock e dei ritmi latini ne offuscarono per un istante la luce.

A irrompere sulla scena sono le Futuriste: Alessandra Morelli, Andrea Todisco, Ida De Santis e Irene Ambrosini. Un gruppo colorato, vivace, simbolo di una nuova generazione che guarda avanti con energia. Conquistano subito il pubblico, ma è Nacho Balboa (Luciano Cordi), nei panni di “El romano”, a travolgere tutti: un po’ sciupafemmine, irresistibile nel suo “Avoja!”, fa vibrare il cuore delle futuriste… e di molte signore in platea.

Il testo, scritto da Mario Abbati, è costruito con intelligenza e ritmo. In due ore riesce a raccontare l’anima del tango, i suoi comportamenti rituali, la sua psicologia profonda.
Lo fa con delicatezza, lasciando emergere una riflessione semplice e potente: per amarsi e danzare insieme servono gentilezza e abbracci, chiavi silenziose di ogni relazione autentica.

Le musiche originali di Mauro Del Nero arricchiscono lo spettacolo come una gemma preziosa, mentre la regia di Mimma Mercurio, fluida e impeccabile, offre una messa in scena che non ha nulla da invidiare alle produzioni più curate di Broadway.

“Cherchez la femme”, è come se dicesse Apollony, quando torna a competere con Vanesa, affrontando la nuova coppia formata da Brocchi e Malena (Gabriella Porta).
Il nome Malena omaggia una delle pagine più poetiche del tango, quella scritta da Homero Manzi e Lucio Demare nel 1941.
Malena incarna il sogno segreto di ogni tanghera: danzare con corazón, a occhi chiusi non per cecità ma perché è la musica, più dello sguardo, a creare la magia della connessione.

In quell’intimità, Brocchi e Malena si ritrovano insieme: i nodi antichi si sciolgono e la reciprocità dei loro sentimenti emerge naturale.
Proprio quando i due sembrano pronti a tornare in pista, ecco l’imprevisto: Carmen, la sorella di Brocchi (Ida De Santis), figura austera, irrompe richiamandolo ai doveri familiari.

foto di Pepe Larrosa
Il messaggio di Abbati è un invito a credere nei sogni e nell’amore, soprattutto in un tempo incerto come il nostro. Non è casuale che questo testo sia nato durante il lockdown, periodo sospeso da cui prende forma la storia del riscatto, alla Rocky, che attraversa l’intera vicenda.
Ed è qui che ho voluto inserire — come mio personale omaggio — le parole “perché tu per me sei senza fine”, richiamo diretto a una celebre canzone di Ornella Vanoni, scomparsa pochi giorni fa. Un pensiero semplice e luminoso, per onorare la sua voce e sottolineare con un tocco leggero il messaggio d’amore che attraversa questa piacevolissima pièce teatrale.

Quando il sipario cala, restano i sorrisi dei ballerini di fila — Enrico Fermo, Federica Marcantoni, Francesco Tramontano, Gloria Sarcina, Gisella Garcia, Luigi Vallone, Micaela Sinisi, Stefano Lepri.
Nei loro volti c’è un frammento della storia di tutti noi: il desiderio di seguire la propria inclinazione, il coraggio di mettersi in gioco, l’abbandono fiducioso allo spirito del tango–teatro.
Barbara Savonuzzi





