Con il direttore Pablo Boggiano, argentino di origini italiane, si chiude la serie di approfondimenti dedicati al progetto Anime Spezzate – Donne oltre il destino, in scena l’8 marzo al Teatro di Ponte a Moriano (Lucca).
È con lui che la riflessione si fa più ampia e si trasforma in visione culturale: la direzione orchestrale diventa il luogo di un attraversamento, il passaggio dal linguaggio musicale classico di Puccini al tango nuevo di Piazzolla. Un ponte simbolico che unisce idealmente il Teatro Colón di Buenos Aires alla grande tradizione operistica italiana, accogliendo l’ambizione di Piazzolla di essere riconosciuto nei teatri colti come autore di una musica meditativa, drammatica, profondamente spirituale.
Maria de Buenos Aires diventa così il racconto di un riscatto sociale e culturale, allegoricamente incarnato in una donna: Maria, nome che è insieme profezia e denuncia.
Il movimento nasce dall’incontro. Dalla precisione del gesto. Dal dialogo silenzioso tra i cantanti, il bandoneón, i ballerini e l’energia viva dell’orchestra. In scena non prende forma un’esibizione fine a sé stessa, ma una ricerca di equilibrio e verità.
Lo abbiamo incontrato e cerchiamo di conoscerlo insieme a voi.
Direttore, il suo ritorno a Lucca non è soltanto un appuntamento professionale, ma sembra assumere un valore più intimo. Che cosa rappresenta per lei dirigere Puccini in questa terra, alla luce delle sue origini familiari e del suo percorso internazionale?
Pablo Boggiano: “Per me rappresenta un evento profondamente simbolico, quasi un punto di ricongiungimento tra la mia storia personale e il mio percorso artistico. Fin dall’infanzia ho ascoltato i racconti sulle origini lucchesi della mia famiglia materna, e tornare in questa terra per dirigere uno dei più grandi compositori della storia dell’opera come Giacomo Puccini significa dare forma concreta a quella memoria.
Nel mio cammino musicale convivono naturalmente Puccini e Astor Piazzolla: due universi

che non percepisco come distanti, ma come parti complementari della mia identità. Nel 2019 ho visitato per la prima volta Lucca, vivendo un’esperienza quasi spirituale; ho sentito una profonda fratellanza tra il Teatro Colón di Buenos Aires e i luoghi pucciniani, come se esistesse un dialogo invisibile tra le due sponde dell’oceano.
Oggi risiedo a Vienna, città che mi ha offerto l’opportunità di dirigere orchestre sinfoniche in sale di altissimo prestigio, come il Musikverein. Eppure, arrivare da questo centro culturale europeo alle radici più intime della mia origine rappresenta qualcosa che va oltre la carriera: è un ritorno simbolico, che dedico al coraggio dei miei antenati, partiti verso l’Argentina alla ricerca di un futuro migliore. In qualche modo, attraverso la musica, quel viaggio trova oggi una nuova direzione
Nel passaggio dal linguaggio pucciniano al tango nuevo di Piazzolla, quale lavoro di equilibrio e costruzione sonora è necessario per non tradire l’identità di nessuno dei due mondi?
Pablo Boggiano: “In Puccini, il lavoro di equilibrio è più strettamente legato al servizio del lirismo del canto.
L’intera architettura ritmica e la tavolozza di colori che egli ottiene in Suor Angelica attraverso l’evoluzione armonica descrivono, attraverso il suono, il contesto religioso drammatico, tragico o solenne. In Piazzolla, l’equilibrio è raggiunto in modo molto diverso tra gli archi, il canto del bandoneon, la potenza del pianoforte, le linee del flauto e le armonie della chitarra, sostenute da un ritmo ostinato pulsante, come una lotta impari tra il destino e l’eterna tragicità del dramma della prostituzione.”
Nel dirigere Maria de Buenos Aires, quale ruolo assume per lei l’orchestra nel racconto drammaturgico? E che funzione attribuisce al bandoneón all’interno di questa architettura sonora?
Pablo Boggiano: “Solo due città sono in grado di offrire al mondo uno stile musicale che è sempre stato popolare nel suo DNA e nella sua storia e che ha raggiunto una popolarità mondiale: il Valzer, a Vienna, capitale dell’Impero austro-ungarico, e il Tango, nella regione del Río de la Plata, a Buenos Aires.
La grande differenza sta nel fatto che, a mio parere, il Valzer è diventato un pezzo da museo. Sebbene ci siano numerose orchestre che lo eseguono, non è un genere che ispira nuove interpretazioni nelle ultime generazioni. D’altra parte, è il Tango che ha guadagnato nuovi nomi, come Piazzolla e Palmeri, per citare i grandi del genere, e che detiene il merito di aver posto su un piedistallo uno strumento unico nato nello stesso modo del Tango: il Bandoneon”

Liliana Rugiero ha dichiarato che per interpretare Maria si è ispirata alla vita di Tita Merello, per dare voce all’anima più cruda e autentica del tango. Lei, come direttore, deve trasformare quel respiro in suono orchestrale. Per lei, dove nasce davvero il tango? È memoria, è ferita, è orgoglio? O è qualcosa che precede tutto questo?
Pablo Boggiano: “Il tango rinasce ogni volta che viene eseguito e ravviva, da una parte e dall’altra dell’oceano, l’immensa nostalgia dello sradicamento dalla propria casa, nell’espressione dolorosa dell’anima attraverso il suono. Oltre a questo struggente lamento dell’anima, c’è lo spirito indomito di un combattente come Piazzolla, che ha dovuto lottare con le unghie e con i denti dopo diversi concerti semplicemente pe

rché ad alcuni membri del pubblico non piaceva la sua musica (follia!) e perché i tassisti di Buenos Aires a volte si rifiutavano di dargli un passaggio. Quell’esercizio di convinzione e quell’immensa opposizione hanno forgiato uno spirito così inflessibile che oggi fa parte della letteratura musicale mondiale e può felicemente avere l’onore di condividere il palco con uno dei più grandi maestri dell’opera, Puccini.”
Accanto alla direzione musicale di Pablo Boggiano, il progetto si sviluppa attraverso la direzione artistica e la regia di Matteo Mazzoni, a cui è affidata anche la concezione scenica dell’allestimento.
Il progetto si avvale inoltre della consulenza esterna del pianista e compositore Fabrizio Mocata, figura di riferimento nel repertorio del tango contemporaneo.
Per Suor Angelica le scene si arricchiscono della collaborazione del visual artist Luca Attii, mentre la parte video di Maria de Buenos Aires è curata da Wlhelm Von Starck.
La sezione degli archi sarà composta da musicisti afferenti all’associazione O.M.E.G.A. di Firenze; flauto traverso, pianoforte, percussioni e bandoneón provengono da diverse realtà musicali locali ed estere. Figura centrale per Maria de Buenos Aires sarà il bandoneonista Dario Polonara, affiancato dal chitarrista Adrian Fioramonti.

I costumi di Suor Angelica provengono dall’Atelier Anna Mollica di Lucca, su progetto ispirato alle indicazioni delle suore del Monastero di Vicopelago; quelli di Maria de Buenos Aires sono realizzati dalla Sartoria Arianna di Corridonia.
Audio e luci saranno curati dai tecnici del Teatro di Ponte a Moriano.
Sul piano vocale, accanto a Silvana Froli nel ruolo di Suor Angelica e a Liliana Rugiero in quello di Maria, Amanda Ferri interpreterà la Zia Principessa. In Maria de Buenos Aires il ruolo di El Payador sarà affidato al baritono argentino Lisandro Guinis, mentre Martín Ruiz Rueda vestirà i panni del Duende. I duendecitos saranno interpretati da professionisti del teatro, in gran parte di origine argentina.
I ballerini provengono da scuole di rilievo, tra cui la realtà lucchese “Tango Mi Amor”.
Così, nel gesto di Pablo Boggiano, il viaggio non è soltanto musicale: è un ritorno che si fa suono.

Barbara Savonuzzi




