Una vita, un tango. Granada capitale del mondo tanguero

La XII Cumbre Mundial del Tango incontra il 38° Festival Internacional

Faitango, come associazione culturale, sta allargando il proprio sguardo. Non è più soltanto rivolto all’interno dei confini nazionali: oggi sentiamo con maggiore consapevolezza le nostre radici italiane nel tango rioplatense. Una storia di migrazioni, di attraversamenti, di identità intrecciate tra le due sponde dell’Atlantico.

Questa consapevolezza ci invita ad abbandonare ogni visione provinciale per accogliere il tango come ciò che realmente è: una cultura in movimento, un linguaggio urbano nato nel Río de la Plata ma cresciuto nel mondo, capace di trasformarsi senza perdere la propria anima.

Granada

È con questo sguardo – curioso, partecipe, ammirato – che ci avviciniamo per la prima volta alla XII Cumbre Mundial del Tango, che si terrà a Granada dal 12 al 22 marzo. Un’occasione unica, straordinariamente vicina a noi, che sarebbe stato un peccato lasciarsi sfuggire.

Quest’anno la Cumbre coincide con la 38ª edizione del Festival Internacional de Tango de Granada, uno degli appuntamenti più longevi e prestigiosi d’Europa, fondato alla fine degli anni Ottanta e divenuto negli anni punto di riferimento imprescindibile per il tango argentino nel continente europeo.

Due eventi che si intrecciano, si sostengono, si amplificano. Una sinergia pensata per portare per due settimane gli occhi dell’intera Europa tanguera su Granada, trasformando la città andalusa in capitale mondiale del tango.

Il programma – denso, articolato, ambizioso – riunisce orchestre, musicisti, ballerini, maestri, conferenze, incontri e momenti di riflessione. Ma la Cumbre e il Festival sono molto più di un cartellone artistico.

Promuovono il tango come genere urbano contemporaneo, incoraggiano il dialogo tra città e culture diverse, creano uno spazio dove il tango diventa linguaggio condiviso, ponte tra tradizione e innovazione. Sono al tempo stesso evento artistico e laboratorio culturale: spettacolo e formazione, memoria e futuro.

Horacio “Tato” Rebòra

Dietro tutto questo c’è una figura che da decenni ne sostiene la visione con tenacia e passione: Horacio “Tato” Rebora, anima e motore del Festival di Granada e protagonista nel percorso della Cumbre Mundial del Tango.

Una vita dedicata al tango.

Un sogno coltivato con ostinazione.

Lo abbiamo raggiunto per un’intervista esclusiva.

Ospitare la Cumbre all’interno del Festival: è un punto di arrivo o un nuovo inizio?

Silvio Zalambani – Tango Ba

Horacio “Tato” Rebora: “In effetti quest’anno il Festival internazionale del Tango risulterà inserito all’interno della 12ma edizione della Cumbre Mundial del Tango.

In quanto alla Cumbre, diciamo che è un incontro tra artisti professionisti che hanno sviluppato un proprio linguaggio del Tango in luoghi e paesi lontani dai maestri della città culla di questo genere, Buenos Aires; In tal modo consideriamo una sorta di relazione tra il Festival di Granada e la Cumbre di questa edizione.

Proprio attraverso queste caratteristiche si stanno generando nuove idee ed iniziano ad esistere nuovi maestri e realtà musicali sorte da “questi paesi lontani”, come nel caso del sassofonista Silvio Zalambani e del pianista Fabrizio Mocata, entrambi venuti dall’Italia; il ballerino Jhony Blandón di Medellin (Colombia); la cantante Marianela Villalobos dal Costarica; e ancora altri maestri dal Giappone e dai Paesi Bassi.

Fabrizio Mocata

Perciò credo che da quella prima edizione della Cumbre realizzata a Granada 30 anni fa e questa, ci siano differenze notevoli sotto molti aspetti.

Io penso che il Tango sia cresciuto molto a livello mondiale, in quantità e qualità, nonostante che non possano più ricrearsi figure gloriose del Tango come furono Pugliese, Goyeneche, Salgán, Horacio Ferrer, Copes y Nieves, Rubén Juarez, ecc., solo per citarne alcuni tra quelli che parteciparono alle prime edizioni del Festival del Tango di Granada; ma bisogna riconoscere che attualmente sono sorti e continuano a nascere artisti di eccellente qualità.

Quando la realtà supera il sogno, cosa resta da desiderare?

Horacio “Tato” Rebora: “Mi crea molta soddisfazione questa tua domanda, perchè la visione che appare di noi dal di fuori lascia intravedere come sembriamo migliori di ciò che noi stessi vediamo da dentro.

Ci siamo prefissati l’obiettivo di consolidare e sviluppare il Tango come arte, i festivals e la Cumbre che organizziamo sono un esempio in questo senso, perciò la programmazione artistica in teatro è l’asse portante della Cumbre, mentre i balli popolari, la festa notturna e le milonghe rappresentano un complemento secondario, sebbene a volte il pubblico ricerchi maggiormente queste ultime attività.

La Cumbre riunisce tradizione e sperimentazione, memoria e futuro. In un’epoca in cui tutto corre velocemente, quale responsabilità sente nel custodire l’anima del tango senza impedirne l’evoluzione?

Horacio “Tato” Rebora: “Questa è una domanda eccellente alla quale tenterò di dare una risposta adeguata. In primo luogo, io preferisco rischiare e difendere il sostegno che diamo alla creazione artistica rispetto alle situazioni confortevoli dettate dal repertorio tradizionale.

Horacio “Tato” Rebòra

Senza la capacità di sorprendere non c’è futuro in nessun genere di manifestazione culturale.

Io sono convinto che la difesa di una presunta purezza sia il peggior nemico dell’arte e, nel caso del Tango, questo è ancora più evidente, proprio perchè è un genere musicale nato da una mescolanza di culture eterogenee; in considerazione di ciò, bisogna continuare a cercare nuove combinazioni se si vuole continuare a farlo esistere.

Come disse lo scrittore tedesco Gunter Grass: “Nessuna cultura potrà sopravvivere se continuerà a bere soltanto le sue proprie sostanze”.

Se potesse togliere per un istante il peso dell’organizzazione e sedersi in platea come semplice spettatore, cosa guarderebbe con occhi diversi oggi rispetto a trent’anni fa?

Horacio “Tato” Rebora: “Poco tempo fa sono stato a Madrid ad ascoltare il duo del pianista Juan Esteban Cuacci ed il violinista Pablo Agri.

Pablo Agri

Me ne stavo seduto in poltrona, godendo non solo di ciò che stavo ascoltando, bensì della soddisfazione di essere testimone di una parte del futuro del Tango.

Nella Cumbre, così come nei festivals che organizziamo noi, io sono obbligato a vedere al tempo stesso gli artisti sul palcoscenico, il pubblico, gli amici, gli sguardi degli appassionati difensori della tradizione, la qualità ele esigenze tecniche del suono e dell’impianto di illuminazione: di conseguenza risulta essere un compito assai difficile distaccarsi dalle responsabilità organizzative.

In ogni caso, è possibile comunque notare la differenza tra il Tango di oggi e quello di trent’anni fa.

Certamente il Tango è sintomatico riguardo al cambiamento delle città e della società nel loro insieme.

In questi trent’anni sono cambiati molti aspetti della realtà. E’ facile avvertire, per esempio, la grande differenza nella tecnica organizzativa. In quei primi festival non avevamo né telefonini né internet, tanto meno social media.

L’aspetto organizzativo delle decadi passate doveva essere preconcepito già in partenza con esattezza assoluta nella sua totalità. Oggi diversamente, per molti aspetti possiamo procedendo di pari passo anche un po’ per volta ma in modo sempre continuato e qualificato.

Juan Carlos Copes

Ricordo quando Juan Carlos Copes durante una delle sue presenze a Granada e diceva che il ballo artistico sul palcoscenico era un’immagine fugace destinata ad essere dimenticata e ceh, di conseguenza, non si poteva conservare l’arte di una coppia di ballerini, diversamente dai cantanti e dai musicisti che invece potevano essere immortalati nei dischi fin da quando erano stati creati.

Passarono pochi anni da quella affermazione di Copes che apparirono le registrazioni video, il DVD, ed i telefonini con telecamera incorporata che ora permettono di registrare e divulgare le immagini artistiche del ballo, consentendo così tutto ciò anche ai ballerini professionisti venendo quindi identificati col loro volto ed i loro nomi al pari dei musicisti e dei cantanti.

Attualmente, le tre manifestazioni principali del Tango: la musica strumentale, la canzone e la danza scenica, marciano di pari passo e con la stessa qualità di assistenza tecnica.

Questa realtà si manifesta nelle città più insospettabili del nostro pianeta e si può affermare che il Tango non è universale perchè è ovunque, bensì, è ovunque proprio perchè è universale come cultura urbana.

Teatro de la Chumbera

Ora noi ci confronteremo con un gran evento nel quale si mostrerà il Tango nelle sue tre manifestazioni principali e che lo vedrà coinvolto anche nel cinema, così come nelle riflessioni delle conferenze, nelle arti plastiche e nella cultura popolare.

Nel teatro principale della città, il Teatro Isabel La Catolica, durante nove serate andranno in scena 35 proposte artistiche differenti, altre 4 proposte andranno in scena nel Teatro de la Chumbera, e a tutto ciò vanno aggiunti altri 6 concerti che avranno luogo in cittadine e paesini della provincia; inoltre, ci saranno spazi e momenti per utilizzare la città di Granada stessa come spazio scenico.

Alla Cumbre di quest’anno parteciperanno quasi 150 artisti provenienti da 45 città e saranno i protagonisti della trasformazione del Tango in arte e cultura in questo grande evento urbano.

Concludendo, credo che l’avventura del Tango stia continuando, In questo mondo, che ci appare così pieno di incertezze e oscuri presagi, il Tango sa essere una buona compagnia in quest’epoca avversa.

In ogni caso, è sempre valido ripetere la frase che io stesso formulaio in un articolo di qualche anno fa: “se il futuro del Tango è solidale col destino delle città moderne, che nessuno esiti a fare di lui la propria passione”.

Horacio “Tato” Rebòra

Le parole di Horacio “Tato” Rebora aiutano a comprendere meglio il significato più profondo della Cumbre Mundial del Tango, un progetto culturale che nel corso degli anni ha trasformato diverse città del mondo in luoghi di incontro tra tradizione e nuove forme artistiche.

La Cumbre Mundial del Tango nasce a Buenos Aires nel 1992, quando la città viene designata capitale culturale dell’America Latina. Due anni dopo Granada ospita la seconda edizione internazionale, inaugurando una tradizione itinerante che negli anni porterà il tango a dialogare con città e culture diverse.

Montevideo, Lisbona, Rosario, Siviglia, Valparaíso, Bariloche, Seinäjoki in Finlandia, Zárate e Melilla sono alcune delle città che hanno accolto la Cumbre nel corso del tempo. Ogni edizione ha rappresentato un incontro tra il tango e nuove geografie culturali, confermando l’idea che il tango non appartenga più soltanto alla sua città d’origine ma a una rete globale di città che lo reinterpretano.

La filosofia che ispira la Cumbre è chiara: concepire il tango come una cultura urbana capace di raccontare la vita delle città contemporanee. Durante i giorni della manifestazione l’intera città diventa spazio di incontro: teatri, piazze, scuole di danza e luoghi pubblici si trasformano in scenari dove musica, danza e pensiero dialogano tra loro.
In un certo senso la città diventa il
mantice del bandoneón, respira con il tango e ne amplifica il ritmo.

Anche nell’edizione di Granada l’Italia è presente con alcuni interpreti: il sassofonista Silvio Zalambani, con il 4to Tango, protagonista del concerto del 21 marzo al Teatro Isabel la Católica, e nuovamente domenica 22, la cantante Sarita Schena con il pianista Mariano Sicardi si esibiranno sabato 21.

Presenze diverse ma accomunate da un elemento che il tango conosce bene: il dialogo tra culture.

In fondo è proprio questo il senso più profondo della Cumbre: ricordarci che il tango non appartiene soltanto alla memoria delle sue origini, ma continua a vivere ogni volta che una città decide di respirarlo.

Barbara Savonuzzi

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Barbara Savonuzzi
Sono autrice e collaboratrice culturale di Faitango. Veneziana d’origine, da sempre amo scrivere, leggere e lasciarmi attraversare dalla musica. La vicinanza del Teatro La Fenice ha nutrito fin da giovane la mia sensibilità e mi ha insegnato a riconoscere nella lirica il respiro dell’anima. Durante il lockdown, insieme all’amica Chiara Cecchinato, ho creato il blog “Un tango con il Tenore”. Sotto lo pseudonimo di Rosaspina Briosa ho iniziato a esplorare il dialogo tra lirica e tango, due linguaggi che, attraverso epoche e culture diverse, raccontano l’animo umano. Dal 2022 collaboro con Faitango, approfondendo la dimensione culturale del tango grazie al prezioso accompagnamento di Giuseppe Speccher ed Ernesto Valles Galmés, figure che hanno contribuito alla mia crescita e formazione. Mi occupo di interviste, reportage e approfondimenti, dando voce a chi fa cultura nel tango e contribuendo a costruirne una memoria contemporanea. Con la mia penna — che amo definire una scopa gentile, capace di far emergere la polvere luminosa dei piccoli grandi tesori del tango — cerco di restituire un ritratto autentico e attuale del tango italiano. Raccontarlo dal vivo, attraverso le voci di chi lo vive e lo custodisce, è per me una responsabilità e un privilegio: quello di restare imparziale e offrire spazio alle diverse visioni di tango che convivono oggi.

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