L’8 Marzo 2026 il teatro “Idelfonso Nieri” di Ponte a Moriano ha ospitato la prima di Anime Spezzate. Donne oltre il destino.
Non è consueto recensire un evento musicale lirico partendo dal direttore d’orchestra, ma Pablo Boggiano è stata la presenza scenica chiave ed evolutiva di tutto il contenitore musicale che ha unito queste due pièces teatrali: Suor Angelica di Puccini e María de Buenos Aires di Astor Piazzolla.
Abbiamo assistito a un tentativo culturale coraggioso: accostare linguaggi musicali diversi ma complementari per scuotere la sensibilità del pubblico rispetto a tematiche che ancora oggi molte donne nel mondo continuano a vivere.
La musica conserva quel linguaggio universale capace di parlare alle coscienze.
La regia di Matteo Mazzoni, nel suo rigore, ha caratterizzato e differenziato le due opere mantenendo un elemento comune: il tempo, lo scorrere del tempo, come un balsamo che lentamente può lenire ogni ferita.
Il pannello scenico, quasi un velo sospeso tra un prima e un dopo, suggerisce i due volti dell’esperienza femminile, come se fossero le due facce della stessa medaglia.
In Suor Angelica la tensione drammatica cresce progressivamente fino al culmine della preghiera finale.

Silvana Froli, Amanda Ferri, Alessia Baldinotti, Deborah Vincenti, Laura Masini, Cinzia Borsotti, Maria Luce Menichetti, Sara Salvatori, Veronica Senserini, Nicoletta Celati, Lara Leonardi, Debora Teicher, Ariel Bicchierai
Silvana Froli restituisce il dolore e la dignità della protagonista con una misura interpretativa intensa e controllata, mentre il coro, sceso tra il pubblico, accompagna la scena con una grazia di sorellanza che avvolge lo spazio teatrale. Magnifiche tutte.
Ma chi sorprende con la forza di un diamante è Amanda Ferri: non soltanto per la naturale bellezza del timbro, ma per l’energia scenica che attraversa tutta la sua presenza.
Quando il sipario cala si riprende a respirare, e gli applausi scrosciano con spontaneità.
Poi cambia il mondo.
Con María de Buenos Aires le luci si abbassano e resta illuminato soltanto il leggio. Con esso il volto di Boggiano.
La bacchetta si alza e un sorriso intenso lo attraversa: è l’incontro segreto con la musica che si porta dentro.

L’attacco è passione.
Si chiama tango.
Ed è la mia terra.
La direzione non conosce esitazioni: Boggiano conduce la partitura di Piazzolla a livelli tali da poter dialogare alla pari con Puccini. Il confronto non appesantisce, anzi amplia gli spazi di comprensione tra due universi musicali solo apparentemente lontani.
María de Buenos Aires, la celebre tango operita composta da Astor Piazzolla su libretto di Horacio Ferrer e presentata per la prima volta nella sala Planeta di Buenos Aires nel 1968, entra qui in scena con tutta la sua dimensione simbolica.
Mazzoni lavora con luci, colori e contrasti scenici per restituire una trama complessa, non immediatamente comprensibile per un pubblico italiano, che deve lasciarsi guidare dalla musica e dai segni visivi.
È la storia di María, che nasce, muore e rinasce in una continua ricerca di riscatto umano e sociale.

La continuità del messaggio tra le due opere emerge chiaramente nel finale: mentre in Suor Angelica è il figlio, insieme alla Vergine Santissima, ad accoglierla nel perdono, in María de Buenos Aires tutto lascia intendere che l’ultima parola non sia ancora stata scritta.
Un’immagine nera di corpi aggrovigliati richiama il grande vuoto dell’anima, l’angoscia dell’esistenza umana.
Da quell’oscurità rinasce una nuova María, piccola, bianca, pura.
A lei la parola non è ancora stata tolta.
Rinascerà, e la sua storia continuerà nel misterioso cerchio della vita.
Tre sono le figure centrali di questa operita tanto amata da Piazzolla — al punto da averlo portato sull’orlo del tracollo finanziario — e che ancora oggi fatica a ricevere pieno riconoscimento nella sua patria:
María (Liliana Rugiero), voce che diventa corpo;
El Payador (Lisandro Guinis), impeccabile nell’interpretazione;
El Duende (Martín Ruiz Rueda), presenza che accompagna e collega le scene.
Sedici sono i quadri musicali che scandiscono il percorso dell’opera. Il pubblico ne segue con fatica alcuni passaggi narrativi, ma ne percepisce chiaramente la forza evocativa.
Le proiezioni visive create da Luca Attilii, espandendosi oltre il palco e includendo lo spettatore nello spazio scenico, sembrano prenderlo per mano e accompagnarlo dentro la storia stessa.

Balada para un organito loco, intensa.
Poema Valseado, struggente.
Aria de los Analistas: l’allegria maschera e rielabora i ricordi degli Analistas, ricordandoci quanto la realtà che ci circonda abbia sempre molte sfaccettature.
L’impegno e la determinazione con cui artisti e sostenitori hanno portato avanti questo progetto dimostrano la possibilità concreta di rileggere le opere e di aprire nuove forme di dialogo tra linguaggi musicali.
Come accade spesso nella vita, talvolta non ci fermiamo ad ascoltarci.
E proprio nell’ascolto scopriamo di avere molto più in comune di quanto immaginiamo.
Suor Angelica e María de Buenos Aires sono due donne che sanno guardare oltre il destino.
Un augurio finale: che María de Buenos Aires trovi sempre più spazio e riconoscimento nella sua patria e torni a risuonare anche sul palcoscenico del Teatro Colón come una delle pagine più audaci del teatro musicale del Novecento.
Sarebbe il modo più giusto per restituire ad Astor Piazzolla lo stesso onore che l’Argentina ha saputo dare a Pugliese e Troilo.
Barbara Savonuzzi





