IL RESPIRO DELLA MUSICA, IL CORPO DEL TANGO : Conversazione con Hernán Rodríguez

Milonguero con criterio musicale di Hernán Rodríguez è un libro che non è un libro.
Questo gioco di parole, che può strappare un sorriso a una prima lettura, indica in realtà con chiarezza, fin dall’inizio, la direzione e lo scopo del lavoro.

La proposta di Rodríguez è innovativa e stimolante: offrire strumenti – come lui stesso precisa nel sottotitolo, vocabolario dei musicisti per i ballerini di tango argentino -pensati per educare l’ascolto prima ancora del movimento. Si tratta di un vero esercizio di attenzione e di comprensione musicale, rivolto ai ballerini e a tutti coloro che hanno il desiderio, e la disponibilità, di mettersi in gioco.

Milonguero con criterio musicale di Hernán Rodríguez

Non è un libro che si possa semplicemente prendere in mano e leggere dall’inizio alla fine. Per affrontarlo è necessario, fin da subito, avere a disposizione un computer, materiali audio e video: elementi indispensabili, perché questo è un libro che si vive attraverso il corpo e la percezione musicale. Richiede tempo – un tempo lento – fatto di scelta consapevole, attenzione, e decisione su quale aspetto approfondire in quel momento.

Il percorso proposto non fornisce soluzioni preconfezionate, ma indica una direzione. Offre strumenti ed esercizi che permettono al lettore di diventare, in qualche modo, autodidatta: non insegna cosa fare, ma come iniziare a fare ricerca.

Al centro di tutto c’è la musica, intesa come origine del movimento. Attraverso un ascolto che passa dall’analitico al sensibile – dal respiro all’individuazione della frase musicale, fino ad alcune nozioni storiche – il libro accompagna il lettore verso una comprensione del tango che si traduce in esperienza corporea. Le parole, in questo senso, sembrano uscire dalla pagina per trasformarsi in pratica.

Di questo percorso parliamo direttamente con Hernán Rodríguez. Per esplorarlo, ho scelto di non seguire l’ordine del testo, ma di individuare tre passaggi che, pur non rispettando la sequenza dei capitoli, ne riflettono lo spirito e il metodo.

Hernán Rodríguez

Le domande che seguono nascono da questa scelta: non un’analisi completa del libro, ma tre punti di accesso, tre soglie attraverso cui entrare nel suo lavoro.


L’ultima domanda, paradossalmente, è la prima che il libro propone: una riflessione sull’essenza stessa del tango. Ho deciso di lasciarla in chiusura, perché racchiude, in forma quasi circolare, il senso dell’intero percorso.

1) Tango strumentale – Bahía Blanca

Nel capitolo dedicato al tango strumentale analizzi Bahía Blanca (audio 81) – Carlos Di Sarli – un brano estremamente conosciuto e spesso percepito come “semplice”, ma con una grande ricchezza strumentale.
Perché hai scelto questo brano come esempio di studio? E in che modo riflette l’impostazione generale del libro?

Hoy no lo definiría como un tango simple, sino más bien claro.”

Hernán Rodríguez : “Ho scelto questo tango come punto di partenza per educare progressivamente l’ascolto dei ballerini. È un brano che sintetizza con grande chiarezza lo stile di Carlos Di Sarli.
Oggi non lo definirei un tango “semplice”, ma piuttosto chiaro -e sono due cose diverse. Chiaro nel modo in cui il direttore dell’orchestra comunica: quando iniziare a camminare nella melodia, quando fare una pausa, come costruirla e in che modo sviluppare il movimento.
Tutte le orchestre con un orientamento
bailable ci parlano, ci suggeriscono una direzione; i ballerini reinterpretano questo messaggio in modo personale.

Da questa distinzione tra “semplice” e “chiaro” emerge uno dei nodi centrali del libro: non semplificare la musica, ma imparare ad ascoltarla per orientarsi dentro di essa. È su questo terreno che si apre il secondo passaggio.

2) Frase musicale – respiro – orientamento

Nel capitolo dedicato alle frasi musicali sottolinei l’importanza del respiro, un elemento che attraversa direttamente il corpo di chi balla.

Hernán Rodríguez


Quanto è centrale sviluppare questo “respiro musicale”? E come si colloca tra ascolto consapevole e istintivo?

El punto de encuentro entre ambas aparece en el momento de la elección.”

Sviluppare il “respiro musicale” è uno degli obiettivi più importanti per entrare in una connessione più profonda con il tango. Per arrivarci, è necessario prima sapere dove ci troviamo all’interno del tango o della frase musicale – aver, cioè, una consapevolezza del tempo.

Hernán Rodríguez & Flor Labiano

Da lì, come nella corrente di un fiume, ci si può lasciare andare e fluire con la musica. Lo stesso accade con la respirazione e con il momento musicale: è un altro modo per entrare in sintonia con il tango. L’ascolto consapevole ci permette di distinguere e scegliere lo strumento con cui sentiamo maggiore affinità; l’ascolto istintivo, invece è quando la musica prende il sopravvento e ci conduce dove vuole. Credo che il punto d’incontro tra questi due aspetti nasca proprio nel momento della scelta: decidere o lasciare andare. Entrambi, però, hanno una radice comune – l’ ascolto. 

3) Melodia – essenza del tango

Se il primo passo è imparare ad ascoltare con chiarezza, il secondo riguarda il modo in cui questo ascolto entra nel corpo. Dal respiro, il discorso si sposta verso ciò che nel tango orienta più profondamente: la melodia. A pagina 87 citi Horacio Salgán: “l’accompagnamento del tango deve essere, in un modo o nell’altro, conseguenza della melodia”.

Hernán Rodríguez & Flor Labiano

L’esercizio pratico è eseguito sul brano di Fresedo Alma en pena.(video10)

Possiamo dire che la melodia rappresenti una guida anche per il ballerino?

La melodía encierra mucha información que debemos aprender a revelar.”

Sì possiamo dire, Sì, che la melodia rappresenta una guida su come interpretare il tango. Racchiude in sé una grande quantità di informazioni che dobbiamo imparare a svelare, a partire dalla sua l’origine emotiva: per chi, o per che cosa, è stata scritta. Comprenderla permette al ballerino di scegliere i tanghi con maggiore consapevolezza, trovando un ponte emotivo tra sé e la musica. Ciò che sta sotto la melodia, però, non ha un’importanza minore. Al di là del fatto che accompagni, accentui o enfatizzi, esiste un altro tipo di connessione. Questa dimensione del tango agisce direttamente nel corpo – nella zona della cadera, nelle gambe, nei piedi – ed è spesso legata ai bassi. Si apre così un altro livello di ascolto. Ci sono ballerini più affini a una o a un’altra “strada musicale.

Più che offrire risposte definitive, il lavoro di Hernán Rodríguez apre uno spazio di ricerca.
Un percorso in cui il tango non si apprende come sequenza di passi, ma come esperienza da attraversare: nell’ascolto, nel corpo, nel tempo.
E forse è proprio qui che il cerchio si chiude, nel momento in cui la musica smette di essere qualcosa da interpretare e diventa qualcosa da portare nel corpo, nella pratica quotidiana del tango.

Barbara Savonuzzi

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