Pichuco Festival: perché Archi merita un viaggio oltre il tango

L’opportunità di vedere nascere un festival ed essere tra i primi a raccontarlo è un po’ come diventarne il biografo ufficiale. Si osservano i primi passi, si ascoltano le intuizioni di chi lo ha immaginato, si cerca di comprendere quale storia desideri raccontare e perché abbia scelto proprio quel luogo per prendere forma.

La scelta di Archi non è casuale. Questo borgo medievale abruzzese custodisce infatti una vicenda che merita di essere riportata alla luce: quella legata ad Aníbal Carmelo Troilo, detto “Pichuco”, una delle figure più rappresentative del tango argentino, musicista capace di trasformare il bandoneón in una voce universale e di lasciare un segno profondo nella cultura argentina del Novecento.

È qui, tra vicoli antichi, palazzi storici e paesaggi che si aprono verso la Maiella e la Valle del Sangro, che prende forma la seconda edizione del Pichuco Festival. Un progetto culturale che invita il visitatore a compiere un viaggio inaspettato tra Abruzzo e Argentina, seguendo il filo di una memoria che attraversa l’oceano e continua ancora oggi a generare relazioni, incontri e nuove opportunità.

Il festival si propone di raccontare una storia che appartiene contemporaneamente a due Paesi, riportando l’attenzione sulle origini della famiglia Troilo, profondamente legate al territorio archese. Da questa consapevolezza nasce un ponte culturale che unisce due comunità separate dalla distanza geografica ma accomunate dalla memoria dell’emigrazione, dai legami familiari e dal desiderio di conservare la propria identità senza rinunciare al dialogo con il presente.

La presenza e il patrocinio del Comune di Archi, del CRAM, ( Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo) e della Regione Abruzzo per la programmazione culturale testimoniano il valore di un’iniziativa che non guarda soltanto all’evento in sé, ma alla costruzione di un dialogo duraturo tra territorio, memoria e sviluppo culturale. Un progetto che riconosce nella cultura uno strumento capace di generare conoscenza, relazioni e nuove forme di valorizzazione del patrimonio locale.

Per due giorni musica, letteratura, arte, studio del tango argentino, milonga e tradizioni popolari convivranno con la scoperta del territorio. Le visite guidate al centro storico e ai suoi palazzi e i momenti dedicati all’incontro tra la tradizione gastronomica abruzzese e quella argentina permetteranno ai visitatori di vivere il festival come un’esperienza completa.

È forse proprio questo uno degli aspetti più interessanti del Pichuco Festival: non essere rivolto esclusivamente a chi già frequenta il mondo del tango, ma anche a coloro che desiderano scoprire un territorio attraverso una storia capace di collegare comunità, generazioni e continenti.

La seconda edizione del festival vedrà la partecipazione di figure di primo piano del panorama culturale e artistico internazionale. Tra queste Francisco Torné, nipote di Aníbal Troilo e custode della memoria familiare del grande musicista argentino; Miguel Angel Zotto e Daiana Guspero, tra i più autorevoli interpreti del tango contemporaneo; Simone Marini, direttore artistico della manifestazione; Leonardo Porreca, Anna Scafati, che presenterà l’autrice molisana Andreina Di Girolamo, l’orchestra Lo Que Vendrá con la direzione artistica di Daniela Fidanza, Federico Pierro e Maria Valdez con il gruppo Folk in Movimento.

La serata di sabato sarà dedicata alla grande festa del tango con la Milonga di Gala accompagnata dalla musica dal vivo dell’orchestra Lo Que Vendrá sotto la direzione artistica di Daniela Fidanza  e dalla voce di Federico Pierro, con la selezione musicale di Lisa Costa. Dopo la tradizionale ronda dei maestri, il pubblico potrà assistere all’esibizione di Miguel Angel Zotto e Daiana Guspero, protagonisti di uno spettacolo che rappresenta uno dei momenti più attesi dell’intera manifestazione.

Per comprendere il significato più profondo di questa iniziativa abbiamo scelto di confrontarci con Leonardo Porreca, architetto, presidente dell’associazione Pichuco Friends e tra i principali promotori del festival. Da anni impegnato nella valorizzazione del patrimonio culturale e identitario del territorio, Porreca è tra coloro che hanno contribuito a trasformare il legame tra Archi e la famiglia Troilo in un progetto capace di coniugare memoria, cultura e promozione territoriale.

Il suo coinvolgimento nasce dalla volontà di restituire visibilità a una storia che appartiene tanto all’Abruzzo quanto all’Argentina, facendo del festival un luogo d’incontro tra le radici dell’emigrazione e le opportunità del presente. Attraverso il lavoro dell’associazione Pichuco Friends, il ricordo di Aníbal Troilo diventa così uno strumento per costruire relazioni culturali, favorire la conoscenza del territorio e rafforzare il dialogo con le comunità di origine abruzzese nel mondo.

La domanda da cui desideriamo partire è semplice solo in apparenza:

Cosa può trovare ad Archi una persona che non ha mai ascoltato Troilo e non ha mai ballato un tango?

Archi è uno dei gioielli dell’entroterra abruzzese, un borgo affacciato su panorami straordinari che gli sono valsi il soprannome di “Terrazza sul Sangro”. La sua unicità paesaggistica risiede proprio nella posizione privilegiata: da un lato lo sguardo si apre sulle maestose vette della Maiella fino al Gran Sasso, dall’altro si perde fino all’azzurro del Mare Adriatico. Ma Archi è anche un luogo ricco di storia e arte, come testimoniano i suggestivi ruderi dell’antico castello che domina il paese, le chiese, i palazzi gentilizi, i monumenti e i musei. Tutte queste meraviglie potranno essere scoperte durante la seconda edizione del Pichuco Festival, grazie a un tour guidato alla scoperta delle bellezze del borgo, in programma nella mattinata di domenica 26 luglio. A rendere ancora più speciale questa esperienza sarà l’autentica ospitalità degli archesi, che farà da cornice a un patrimonio così ricco di storia, arte e paesaggio. Un’accoglienza sincera e calorosa, pronta ad abbracciare tutti gli ospiti del festival con lo stesso spirito di condivisione, incontro ed emozione che anima il tango.

Se dovessi accompagnare personalmente un visitatore per le strade di Archi, quale luogo gli mostreresti per primo e perché?

C’è sicuramente l’imbarazzo della scelta ma propongo di iniziare l’itinerario da Largo Fontana che è uno degli angoli più caratteristici del centro storico.

Archi, Fontana

Qui si trova la storica fontana monumentale, punto di ritrovo della comunità e testimonianza della vita quotidiana del borgo nel passato.Questo luogo assume per noi un significato ancora più speciale perché proprio nell’area in cui oggi sorge la piazza con la fontana affacciava la casa dalla quale, alla fine dell’Ottocento, partirono per l’Argentina i nonni paterni di Aníbal Troilo, Quirino Troilo e Concezia Troilo, dando inizio a quella storia migratoria che avrebbe poi legato per sempre Archi e Buenos Aires.  Per il Pichuco Festival diventa quindi un luogo altamente simbolico, dove il racconto delle radici, della musica e dell’emigrazione si intreccia con la storia di Archi e con l’eredità culturale lasciata da Troilo.

Quale aspetto della vicenda umana di Troilo ti ha colpito maggiormente durante il lavoro sul festival?

Sicuramente l’incontro con il bandoneón che rappresenta il momento decisivo nella vita di Aníbal Troilo, quello che segna la nascita del suo destino artistico. Da quel primo incontro, che fece da ragazzo a Buenos Aires, nasce un legame indissolubile, fatto di studio, passione e dedizione totale, che lo porterà a diventare uno dei più grandi interpreti del tango di tutti i tempi. E poi i racconti di suo nipote Francisco Torné, che è stato nostro ospite nella prima edizione del festival e sarà con noi anche quest’anno, che hanno reso la figura di Pichuco ancora più affascinante e attuale.

Aníbal Troilo Pichuco

Quando si parla di emigrazione si guarda spesso al passato. In questo festival, invece, il passato sembra diventare una risorsa per il futuro. È questa la sfida?

Sì, è proprio questa la sfida.Il Festival nasce con l’obiettivo di far conoscere e valorizzare la figura diAníbal Troilo, uno dei più grandi interpreti del tango argentino, mettendone in luce il contributo artistico e culturale e le radici abruzzesi.L’iniziativa vuole inoltre rafforzare il legame storico tra Archi e l’Argentina, nato dalle vicende migratorie che hanno portato molte famiglie archesi a stabilirsi, tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, soprattutto a Buenos Aires. In questo contesto, il festival rappresenta un’occasione per riscoprire le proprie radici, valorizzare la memoria delle comunità emigrate e rinsaldare i rapporti tra i discendenti degli emigrati e la terra d’origine. Allo stesso tempo, Pichuco Festival si propone come uno strumento di promozione culturale e turistica del territorio, capace di valorizzare il patrimonio storico, paesaggistico e identitario di Archi e di attrarre visitatori, appassionati e studiosi da diverse parti d’Italia e del mondo.

Il Pichuco Festival nasce dunque da una domanda che riguarda il passato, ma guarda decisamente al futuro: come trasformare la memoria in una risorsa culturale capace di creare comunità, conoscenza e sviluppo.

Per comprenderlo fino in fondo occorre però avvicinarsi all’uomo che ha ispirato tutto questo. Nel prossimo articolo seguiremo il percorso della memoria fino all’Argentina, incontrando Francisco Torné, nipote di Aníbal Troilo, testimone privilegiato di una storia familiare che continua ancora oggi a unire Buenos Aires e Archi.

 

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