Riflessioni Tanguere – Dalla pratica alla charla

LA MILONGA

Capitolo  La resistenza dell’abbraccio nel tango

La resistenza dell’abbraccio nel tango porteño non è da intendersi come opposizione, né rifiuto, né esercizio di forza. È un atto silenzioso e consapevole che può sostenere ancora oggi il tango sociale nella sua forma più autentica.

In altre parole, significa scegliere di abitare l’incontro con il corpo del partner, con la musica e con il compàs del brano che si balla, senza cercare garanzie di prestazione, approvazioni o comunque risultati visibili.

È resistenza perché cerca di opporsi alle pressioni che vogliono trasformare il tango in consumo: la tecnica come esibizione, il corpo come merce simbolica da spendere in milonga, l’abbraccio come premio o conferma al valore di ballerino.

È resistenza perché richiede presenza, coraggio e responsabilità: restare nell’abbraccio senza contropartite, ascoltare la musica ed il partner, accogliere con disponibilitàe generosità, anche quando nulla viene restituito in riconoscimento o apparenza.

Non è un gesto eroico o spettacolare, ma un modo quotidiano di proteggere con determinazione il cuore del tango: la relazione tra i due corpi che scelgono di incontrarsi sinceramente, di condividere ritmo e silenzio, rischio e respiro.

La resistenza dell’abbraccio diventa anche l’atto di sottrarre il tango alla logica della prestazione e restituirlo alla sua funzione originaria: esperienza emotiva, relazione e umanità condivisa.

Se nel precedente capitolo (il 4°) ho cercato di mostrare il rischio del vuoto insiddisfacente e della tecnica come sostituto dell’incontro, qui la resistenza è la risposta concreta: ciò che resta possibile quando si decide di ballare con presenza e responsabilità.

L’abbraccio nel tango non è mai neutro. È un gesto di ascolto e di responsabilità verso l’altro e la musica. È cioè la scelta continua per tutta la tanda di restare, di farsi attraversare dalla musica e dal corpo dell’altro, senza cercare garanzie di un buon esito. È la pratica silenziosa di abitare l’incontro, anche quando tutto intorno spinge alla rapidità, alla performance, al consumo del partner, della musica e della milonga.

Resistere significa affrontare la milonga come spazio umano, non come palcoscenico da esibizione.

Significa scegliere di entrare in pista consapevoli della selezione compiuta, del rischio di ridurre il corpo a strumento, del richiamo irresistibile della tecnica come rifugio. Ma scegliere comunque. Anche se l’abbraccio non promette nulla, anche se l’altro può deludere, anche se il tempo sembra non restituire alcun riconoscimento.

È in questa resistenza che il tango può ritrovare la sua verità più fragile e preziosa: non è certo la spettacolarità, non l’eleganza, non la quantità di passi eseguiti che può dare piena soddisfazione, ma la profondità dell’ascolto reciproco nella coppia.

La resistenza dell’abbraccio è il gesto che sottrae il corpo alla logica di quel mercato simbolico in molonga e lo restituisce alla relazione. È il modo in cui il tango sociale continua a vivere, pur in un mondo che spesso lo riduce a consumo o a visibilità.

Ogni scelta consapevole, ogni corpo accolto senza aspettative, ogni musica ascoltata con presenza, diventa un atto di resistenza. Non è rivoluzione rumorosa: è un atteggiamento discreto, invisibile agli occhi di chi cerca solo spettacolo. Ma è proprio questa invisibilità che le permette di sopravvivere.

Il milonguero o la milonguera che resiste sa che l’abbraccio non ha prezzo. Ma sa anche che la sua possibilità dipende da un terreno concreto: la disponibilità di ascolto, la presenza nel compàs, il rispetto del luogo. Resistere significa custodire questo terreno, permettere che tutto ciò che implica l’abbraccio accada davvero.

E quando più corpi scelgono questa via, la milonga può tornare ad essere ciò che dovrebbe essere: non un circolo di esercizio ginnico o di competizione tra ballerini, ma uno spazio vivo di incontro con il relativo rischio di vulnerabilità, ascolto e umanità.

La resistenza dell’abbraccio è, in ultima analisi, ciò che difende il tango dall’essere solo movimento e lo trasforma in esperienza emotiva, memoria di sentimenti e relazione nella coppia.

Chi entra in pista con questa consapevolezza sa che il vero valore non si misura in passi, ma nella scelta di esserci, interamente presenti, per sé e per l’altro.

In conclusione di questi cinque capitoli in cui ho cercato di fare una serie di riflessioni che – ci tengo a sottolinearlo – non intendono prescrivere , ma invitano ad un atteggiamento positivo; che non giudicano , ma aprono ad un’alternativa. Perché il tango non si insegna davvero con le parole: ma lo si custodisce, lo si abita, e lo si rispetta.

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