Dal 20 agosto al 2 settembre 2025, Buenos Aires è tornata ad essere il cuore pulsante del tango mondiale con il Festival e Campionato Mondiale di Tango BA, organizzato dal Ministero della Cultura della città. Per due settimane la capitale argentina si è trasformata in un enorme palcoscenico a cielo aperto: oltre 850 coppie provenienti da più di 50 Paesi hanno preso parte alla competizione, mentre in parallelo si sono svolti più di 500 eventi in 50 diverse location, tra concerti, lezioni di ballo, milonghe e spettacoli che hanno coinvolto oltre 2.000 artisti.
Le semifinali si sono svolte il 29 agosto, coinvolgendo le coppie vincitrici dei campionati locali organizzati in Argentina e nel mondo. Le finali, invece, hanno avuto luogo nello storico Teatro Gran Rex, uno dei luoghi simbolo della cultura porteña, davanti a una platea gremita e calorosa.
Tra i momenti clou, l’incoronazione dei nuovi campioni del mondo:

- Aldana Silveyra e Diego Ortega per il Tango de Pista, con una danza che ha fatto vibrare il pubblico di grazia e connessione.
- Leandro Bojko e Micaela García per il Tango Escenario, che con il brano Kicho di Astor Piazzolla nella versione del Sexteto Mayor hanno saputo unire tecnica e passione in una performance capace di emozionare la giuria e incantare la sala.

In questo contesto straordinario, anche l’Italia ha avuto i suoi protagonisti. Tra questi, due volti conosciuti e amati nella scena tanguera italiana: Chiara Benati e Andrea Vighi, insegnanti e titolari della scuola Tango Feliz con sede a Bologna, che hanno rappresentato il nostro Paese con energia e passione, conquistando un posto nelle semifinali.
Per capire meglio cosa significhi vivere un Mondiale di Tango da protagonisti, ascoltiamo il racconto di Chiara Benati e Andrea Vighi

È un piacere raggiungervi telefonicamente da Buenos Aires, freschi freschi da questo mondiale di Tango BA 2025. Ma per voi non è la prima volta, vero?
Andrea Vighi: «No, assolutamente. È stata la quarta volta. La prima è stata nel 2017, quando al preliminare italiano abbiamo vinto e quindi abbiamo rappresentato l’Italia qui a Buenos Aires al nostro primo campionato mondiale.»
Giovanissimi… perché, come coppia, avete iniziato a ballare che avevate circa 17 anni…..
Andrea Vighi: «Proprio l’anno prima, sì. È stato un incontro. Io già ballavo latino-americano, ballavo anche con altre persone, avevo fatto un percorso, e alla fine ci siamo trovati: stessa passione, stessi obiettivi. Così, piano piano, abbiamo costruito questa carriera professionale che ci ha portato fino a qui.»

Quest’anno cos’è che vi ha colpito di più rispetto agli anni scorsi? Dopo quattro edizioni, ormai, l’esperienza è anche una forma di controllo emotivo, no?
Andrea Vighi: «In realtà, ogni anno colpisce sempre di più il livello delle coppie in gara, che cresce costantemente. C’è tantissima qualità, soprattutto nella categoria Tango Escenario, dove partecipano molti argentini che vivono il tango quotidianamente nelle case del tango e lavorano tutto l’anno in questo ambiente. Ma arrivano anche coppie provenienti da altri settori, come il folklore. È bellissimo vedere come questa categoria si trasformi, portando ogni anno qualcosa di nuovo. Anche la coreografia vincitrice di quest’anno è stata molto originale e di grande livello. La competizione cresce sempre di più.»
Chiara Benati: «Si nota anche una contaminazione con altri stili, ed è sempre positiva.»
Il Tango Escenario si conferma ogni anno come il laboratorio della creatività e della teatralità. La coreografia vincitrice ha lasciato un segno forte, anche per l’uso di elementi simbolici e scenici. Dal vostro punto di vista di ballerini e insegnanti, quali aspetti vi hanno colpito maggiormente di questa scelta?
Chiara Benati: «Quest’anno ha vinto una coreografia davvero innovativa e particolare, che ovviamente aveva un significato legato al brano scelto. I campioni sono stati Leandro Bojko e Micaela García, che hanno ballato su Kicho di Sexteto Mayor . La coreografia inizia e termina con lei che indossa una maschera, e da quello che si può intuire credo interpretasse la sofferenza e la morte nei confronti del ballerino che, alla fine, cade sul palcoscenico ai suoi piedi.
Mentre i vincitori del Tango de Pista sono stati Aldana Silveyra e Diego Ortega, due maestri di fama internazionale. Aldana e Diego incantano il pubblico con uno stile impeccabile e una presenza scenica travolgente: ogni loro movimento trasmette passione, eleganza e profondità emotiva. Hanno uno stile molto ben formato che si distinguono dagli altri ballerini”.
Diciamo che la cultura argentina, attraverso ballo e musica, ha sempre avuto anche un messaggio politico di libertà, di democrazia. Molti artisti ancora oggi usano linguaggi simbolici per esprimere desiderio di maggiore libertà. Siete d’accordo?
Chiara Benati: «Non voglio entrare nel merito di queste situazioni, perché non le viviamo direttamente. Siamo italiani e non conosciamo da vicino la realtà locale. Però sicuramente le coreografie hanno sempre un significato profondo: non solo innovazione, ma messaggi e contenuti che vanno oltre la pura tecnica.»
Il tango nella cultura argentina è stato molto boicottato in alcuni momenti storici ed è per loro un’espressione di grande libertà. Ma tornando alle cose belle: voi come vi siete sentiti sul palco?
Andrea Vighi: «Parlando del Tango de Pista, che è la categoria che porta la maggiore connessione fra le due persone, ci siamo sentiti molto bene. Poi, al di là dei risultati – perché quando si compete si accetta tutto – è stata una bellissima esperienza di crescita, un’occasione di studio. Bisogna vederla a 360 gradi e portare sempre a casa qualcosa di nuovo. Durante l’ esibizione ci siamo sentiti molto connessi. Abbiamo rivisto il video, che è stato anche molto condiviso e apprezzato dal pubblico: questo è un riconoscimento importante noi al quale diamo un grande valore »

Chiara Benati: «Sì, sono d’accordo. Per me è stato un campionato di grande crescita: abbiamo potuto studiare con tanti maestri, essere valutati da persone di grande esperienza, ricevere consigli. C’è stata anche una bellissima atmosfera dietro le quinte, come non avevo mai sentito prima. Probabilmente perché, dopo tutti questi anni, conosciamo sempre più persone: anche nei camerini e negli spogliatoi il clima diventa ogni anno più bello.»
Direi che arrivare in semi finale, con centinaia di coppie da tutto il mondo, è già una vittoria. E rappresentare l’Italia è un grande orgoglio: possiamo dire che il tango in Italia sta crescendo.
Andrea Vighi: «Assolutamente. Nel 2023 siamo stati l’unica coppia italiana in finale: un’emozione unica e anche una responsabilità verso tutta la comunità tanguera in Italia. Qui il livello delle coppie argentine è altissimo, e arrivare con una bandiera diversa è ancora più difficile.»
Chiara Benati: «È stata una bellissima esperienza. Anche nel 2017 siamo arrivati in finale: due volte su quattro, possiamo esserne felici.”
I vostri vestiti erano bellissimi li fatte fare in Italia ?
Chiara Benati: «Grazie! Certo, li facciamo realizzare in Italia dal nostro sarto di fiducia, lo stesso sia per me che per Andrea. Ogni anno pensiamo insieme, in base alla coreografia, al vestito più adatto per il Tango Escenario. Per il Tango de Pista scelgo più a sentimento, in base al colore che mi ispira in quel momento. Quest’anno ho indossato un verde acceso, con la schiena decorata da brillantini Swarovski e cintura coordinata. Per il Tango Escenario, invece, avevo un vestito nero con una parte anteriore color crema.»
Andrea Vighi: «Io ho indossato un bellissimo abito di velluto nero, a cui sono molto affezionato. Secondo me offre una visione d’insieme molto elegante. È stato interessante anche visitare i sarti di Buenos Aires:molti lavorano con tessuti italiani, identici a quelli che usiamo noi in Italia.»
Quindi il Made in Italy ha ancora valore. Ora, potreste spiegare un po’ come funziona il processo di partecipazione al campionato? Quante tappe ci sono, e come si svolge la gara?
Chiara Benati: «Il campionato del mondo inizia molto prima di agosto con le fasi preliminari, sia nei vari Paesi sia in Argentina. I vincitori possono accedere direttamente ai quarti, alle semifinali o addirittura alla finale. Durante l’anno ci si può iscrivere ai preliminari, sia per allenarsi sia per provare a guadagnare l’accesso diretto agli step successivi. Il campionato fa parte di un festival, non è regolato da un ente sportivo come il CONI: non ha un’impostazione puramente agonistica.»
Andrea Vighi: «Questo non significa che non ci siano regole da rispettare, ma l’atmosfera resta quella di un festival.»
Chiara Benati: «All’interno di questo festival non c’è soltanto il Campionato del Mondo, ma vengono organizzate molte attività diffuse in tutta la città di Buenos Aires, nei luoghi di maggiore interesse storico e turistico. Per esempio, quest’anno il festival ha coinvolto anche il Teatro Colón, oltre a diverse esibizioni in vari teatri e a tantissimi concerti dal vivo.

Ciò che colpisce ogni anno sempre di più, e che è davvero straordinario, è che tutte le attività sono gratuite. Qualsiasi evento del festival a cui una persona desideri partecipare non prevede costi: dall’iscrizione alla gara (sia nella categoria tango de pista che in quella tango escenario), alle lezioni con i maestri. Infatti, durante il festival vengono invitati i più grandi nomi del tango argentino, che tengono corsi e workshop anche parallelamente alle competizioni, in sale dedicate.
Tutte le orchestre che si esibiscono dal vivo – ad esempio la Fabio Hager e la Solo Tango Orgquestra, insieme a molte altre – suonano gratuitamente. Anche per il pubblico l’accesso è libero: chiunque voglia assistere alle varie fasi del campionato, comprese le finali, può farlo senza pagare. Questa è una delle caratteristiche uniche di questo evento.
Quest’anno c’è stata una novità nel regolamento: in passato le fasi erano solo classificatorie, semifinali e finali, mentre da quest’edizione sono stati introdotti anche i quarti di finale. Il motivo è semplice: il Campionato del Mondo è aperto a tutti, senza bisogno di essere campioni nazionali o professionisti affermati. Può iscriversi chiunque, dai 18 anni in su, senza limiti di età o di esperienza. È anche per questo che ogni anno partecipano centinaia di coppie, dalle 500 alle 800.»
Il tango non è solo gara e spettacolo: prima di tutto è un linguaggio sociale, nato tra la gente e per la gente, un patrimonio popolare che ancora oggi conserva la sua forza di unione e condivisione. È questa dimensione che lo rende unico e che ogni festival continua a mettere in evidenza.
Chiara Benati: “Esattamente, sì, assolutamente! Questa infatti è la cosa bella. È proprio lo spirito sociale del tango: confrontarsi in pista con chiunque, anche coppie non tradizionali, uomo-uomo o donna-donna . Non è necessario avere sempre lo stesso ballerino o la stessa ballerina per la stessa categoria anche se gareggi. Si fanno le classificatorie in una giornata di tango de pista; il giorno dopo ci sono quelle di tango escenario.”

Insomma un rincrescendo di adrenalina pura. Ci sono quattro tappe almeno, quattro giornate, quattro momenti da fare.
Andrea Vighi : “Si adrenalina a mille . Quattro sono le tappe , le classificatorie , i quarti di finale, semifinale e la finale ovviamente vengono tolte in una maniera molto ampia. In Finale arrivano per tango de Pista solo 36 coppie , mentre per tango escenario solo 18 coppie e poi si aggiungono i campioni sono in finale 20 copie per tango scenario e 40 coppie per tango di Pista .”
Chiara Benati: “Da qualche anno è stata aggiunta la categoria Senior over 55. In pratica, i partecipanti con più di 55 anni vengono valutati separatamente durante la selezione: i senior che ottengono i punteggi più alti nei quarti di finale e nelle semifinali accedono poi alle fasi successive. La cosa bella è che una coppia arrivata in finale nella categoria Senior over 55 è entrata di diritto anche nella finale della categoria tango de pista.”
È davvero emozionante. Questo dimostra come il tango sia una vera comunicazione intergenerazionale, un’apertura culturale a 360 gradi. Come hai detto giustamente, si respira tango in tutte le sue forme: questo è ciò che rende unico il festival.
Chiara Benati: “Anche perché, diciamo, l’atleticità e l’età non c’entrano niente: anzi, più esperienza hai e più puoi essere bravo.”
Andrea Vighi: “E più mostri il tango vero, quello della milonga, meglio è.”
Un’ultima riflessione riguarda i giovani che sognano di avvicinarsi al tango.

Chiara Benati e Andrea Vighi, oltre a essere grandi interpreti, sono stati testimoni del concorso Tango Danza 2025, promosso da ACSI Nazionale e dal comparto Tango, con il sostegno di FAI Tango. Il concorso rappresenta un’occasione di apertura e confronto, capace di creare nuovi legami tra tango e danza e di offrire stimoli concreti a chi desidera intraprendere questo percorso.
Quale messaggio lascereste ai giovani che vogliono avvicinarsi a questa disciplina?
Chiara Benati: “Un messaggio di responsabilità. Bisogna mettersi in gioco senza paura del giudizio. Le competizioni e le lezioni con tanti maestri mi hanno sempre aiutata a crescere e a darmi obiettivi. È importante non accontentarsi mai, continuare a studiare e cercare sempre di uscire dalla propria zona di comfort.”
Andrea Vighi: “Le competizioni, se vissute in modo sano, aiutano a crescere. Anche senza uno scontro diretto, ci si confronta e si impara indirettamente dagli altri. Un obiettivo a breve termine ti sprona ad andare avanti. A prescindere dal risultato, si porta sempre a casa qualcosa di positivo.”
Chiara Benati: “C’è sempre un insegnamento da portare a casa.”
Adesso vi riposate un po’?
Andrea Vighi e Chiara Benati: «No, studiamo!»
Andrea Vighi: “Abbiamo preparato tantissime lezioni, approfittando degli ultimi 3-4 giorni. Noi torniamo il 6, quindi questa settimana è più corta, ma ci permette comunque di continuare a studiare. Dopo le tappe del Mondiale cerchiamo sempre, la sera, di fare una collettiva con un artista che abbia una visione o uno stile particolare. Questi circa 20 giorni sono stati sempre molto produttivi, non solo dal punto di vista competitivo, ma anche dal punto di vista didattico.”

Chiara Benati: “Per noi è un sacrificio: venti giorni lontani da famiglia ed estate italiana. Ma torniamo carichi di informazioni. Durante l’anno insegniamo sempre, quindi siamo noi a dare. Qui invece riceviamo: ogni giorno impariamo qualcosa di nuovo. È una bellissima sensazione.”
Questo mette in luce un aspetto fondamentale: spesso non si sottolinea abbastanza quanto lavoro ci sia dietro un professionista del tango, tra l’impegno nel trasmettere l’insegnamento, la necessità di aggiornarsi continuamente e la volontà di rimanere aperti a nuove esperienze. Quanto conta, quindi, l’energia e la dedizione necessarie per crescere costantemente in questa disciplina?
Chiara Benati: «Serve anche umiltà: dire “sono brava, ma ho ancora tanto da imparare”. Non fermarsi mai.»
Allora vi aspettiamo in Italia, a Bologna sarà festa grande.
Andrea Vighi: “Sì, festeggeremo con i nostri allievi e le nostre famiglie: 15 anni che ci conosciamo e 10 anni della nostra scuola.”
👉 L’intervista completa andrà in onda nei prossimi giorni su WBRadio – La Voce del Tango. Seguite la nostra pagina ufficiale per rimanere aggiornati sulla data della messa in onda.
Restate con noi per la prossima uscita: ascolteremo la testimonianza di Silvio Zalambani, che ha rappresentato l’Italia come musicista durante il festival, e quella del giornalista Gustavo Claros, che ci racconterà le sue impressioni direttamente dal Mondiale.
Un racconto a tutto tondo, che offrirà una visione globale del festival da punti di vista differenti.
Ballo, musica e cultura: in una parola, Tango!
Barbara Savonuzzi



