Antonio Lalli. “CITTADINO E BALLERINO. Impegno civile e tango”

Lallazioni tanguere

Il tango si nutre anche di personaggi, di aneddoti, ha costruito il suo Olimpo di Dei-fondatori. L’olimpo moderno però è dinamico ed espandibile per accogliere molte generazioni di deità. I tangueri di ieri ed oggi quindi, soprattutto se tangano per professione, cercano di prepararsi il terreno per ottenere domani un posto tra i numi tutelari. Stanno fiorendo le biografie di coloro che c’erano ieri, quando è iniziata l’ultima ondata di diffusione del tango in Europa e in Italia, per raccontare i loro maestri, gli incontri con i personaggi iconici, i viaggi a BA, gli aneddoti, farcendo i propri curricola con sapidi dettagli.

Antonio Lalli, pioniere del tango romano, in CITTADINO E BALLERINO. Impegno civile e tango (Officine Editoriali da Cleto Srls, 2023) narra la sua vita con l’intento, ci pare, di accreditarsi per il futuro come “personaggio storico” del tango italiano. Un libro scritto in modo piano, che si fa leggere vivacemente e velocemente e che, prima del racconto della fase tanguera, ci regala un lungo amarcord sulla vita dura ma sana e socialmente ricca nell’Italia del dopoguerra e del boom economico, e ci fa ripassare i momenti salienti della politica italiana negli anni 70 e 80 con una dettagliata ricostruzione delle fasi della propria militanza radicale. A seguire l’incontro con il ballo e successivamente con il tango: inizia la serie di viaggi, incontri, spettacoli, ballerine.

Interessante (ri)vivere, appoggiati alle sue parole, i primi anni ’90 quando tutto iniziava, i primi locali dedicati al tango, la strutturazione dei primi corsi, l’organizzazione dei primi eventi, i primi maestri argentini in arrivo, i viaggi di studio e immersione in una BA carissima ed entusiasmante. Un bel racconto di una Roma ricettiva e materna, pronta ad accogliere e ad incubare la nuova passione, a essere attrattiva per gli ambasciatori della Danza argentina.

Una nota di perplessità: il libro termina in modo non politicamente corretto, con un capitoletto sarcastico verso le “tande rosa” e soprattutto con una “Poesia tanguera – il tango visto dagli uomini” che potremmo considerare un autogol, soprattutto perché le donne leggono di più.

Riportiamo due ritratti, due personaggi raccontati da Lalli, per far assaporare il tono delle sue parole, ma anche perché raccontano un pilastro del ballo e un personaggio argentino oggi attivo in Italia, assolutamente da seguire per la sua qualità di musicalizzazione delle Milonghe e per le capacità organizzative di serate “sociali”.

Carlos Gavito” p.131

Negli anni ’90 io, Bettina Geiken e Paola Palaia, eravamo tra i pochi a recarsi in vacanza a Buenos Aires. All’epoca andare nella capitale argentina era come andare a New York. Era costosissima a causa della parità tra peso e dollaro. Non vi era stato ancora il boom del tango, Gustavo Naveira cominciava a farsi conoscere e la comunità tanguera era un vero microcosmo. Ci si conosceva tutti. Le milonghe non erano tantissime e ogni sera ci si ritrovava. La più importante in quel periodo era l’Almagro, aperta qualche giorno la settimana. Grazie a Bettina avevamo già posta elettronica e sito web. Così molti maestri argentini che venivano in Tournée in Europa, desiderando passare per Roma ci contattavano tramite e-mail per organizzare stage o esibizioni al Giardino del Tango. Nella primavera del 2000 mi arrivò un messaggio da parte di un tal Carlos Gavito […]. Mi informava che in giugno sarebbe stato a Roma, al teatro Sistina, con lo spettacolo “Forever Tango” e mi proponeva di organizzare delle lezioni con la sua partner Marcela Duran. Mi propose altresì delle condizioni economiche vantaggiose e mi scrisse, questa frase mi colpì, che non me ne sarei pentito. Aveva ragione. Avemmo l’onore di presentarlo per la prima volta a Roma al Giardino del Tango. Per noi fu un’autentica scoperta. Grazie a lui cambiammo il nostro modo di ballare e di insegnare: scegliemmo lo stile milonguero, l’abbraccio chiuso. Gavito divenne famoso negli ultimi anni della sua vita. Il suo stile inconfondibile era basato sulle pause. Diceva che il tango si ballava nella pausa tra un passo e l’altro. E dire che da giovane era famoso per la rapidità con cui muoveva i piedi. Unico, inimitabile. Ci ha lasciato in eredità la sua vita avventurosa, il suo stile, la sua eleganza, il suo fascino. Peccato sia stato ‘exiliato in cielo’ troppo presto. Avrebbe dovuto continuare a girare il modo, lui ‘arrotante’, raccontando., affabulando tango, come solo lui sapeva fare da grande comunicatore. […] L’ultima volta che vedemmo Gavito a Roma era in un letto d’ospedale con Maria Plazaola accanto. Io e Paola eravamo andati a trovarlo. Felice e sorpreso di non essere stato dimenticato.

Damian Boggio e i suoi vinili” p.129

In uno dei miei primi viaggi a Buenos Aires, anno ’96 e seguenti, conobbi un maestro che in una delle tante serate danzere ci portò in una specie di festa privata in un barrio un po’ fuori mano. Il musicalizador era un ragazzo giovanissimo, mingherlino, sorridente e con i modi affabili. Fu feeling a prima vista e ci scambiammo le rispettive “tarjetas” (biglietti da visita). Sulla sua tajeta era stampato DAMIAN BOGGIO. Lo incontrai di nuovo qualche anno dopo al Saloon Canning, musicalizador ormai affermato, e le sue serate erano denominate “Minamilonga” in quanto Damian è un grande estimatore della nostra cantante Mina. Le cortine stesse erano le canzoni più belle interpretate dalla cantante e perfino il gruppo musicale sponsorizzato da Damian aveva lo stesso nome. Ricordo che una sera gli chiesi notizie su un brano di Di Sarli appena proposto. Nei giorni seguenti, prima della partenza, mi regalò un cd con quel brano. Generosità che appartiene solo ai “grandi”. Ho rivisto Damian a Roma nell’ambito di un festival dove, tra i primi in assoluto, propose uno stage per musicalizadores. E si sa quanto ce ne fosse bisogno. La storia recente di Damian gli ha visto percorrere in lungo e in largo tutte le milonghe del mondo con la fortuna di averlo spessissimo in Italia. In un’epoca in cui molti si inventano musicalizador grazie al pc e alla possibilità di scaricare musica dal web, Damian ha avuto il coraggio di proporre musica dal vinile, conservati dal padre e dal nonno. Io più umilmente, dopo l’era di Felix Picherna. Che usava ancora le cassette, sono ancorato saldamente all’uso dei cd.

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