Si sente dire spesso che nessun’altra danza ha prodotto tante “charle” sulla disciplina stessa (origini, storia, significato, essenza, regole) quanto il tango: valanghe di parole dette e scritte -e quindi, lunghe bibliografie, libri che prendono la veste di saggi per analizzarne l’essenza o testi letterari per ricrearne le emozioni-, conferenze, perfino congressi dove si incontrano e confrontano studiosi prestigiosi per dibattere sul tango-fenomeno. Il concorso letterario promosso da FaiTango è anch’esso una dimostrazione di come il tango abbia effetti psicotropi che, oltre a provocare “addiction”, spingono alla condivisione emotiva
anche impugnando la penna.
Un libro di recentissima pubblicazione offre un serio spunto di riflessione sul fenomeno tango-parola: “Io, il Tango e Dio” (Europa Edizioni 2025) di Anna Marzi, una vera e propria ambasciatrice del tango. Nata a Massa, ha studiato pianoforte al conservatorio di Lucca e si è laureata in filosofia e pedagogia all’Università di Genova; si è quindi trasferita a Milano, dove ha insegnato per molti anni nelle scuole statali. Ha studiato tango a Buenos Aires, quando in Italia ancora il tango non c’era, frequentando i corsi del Centro Cultural Borges. Dopo molti anni di studio e insegnamento del tango in Italia, e dopo aver preparato molti aspiranti maestri, ha deciso di privilegiare seminari e conferenze per divulgare la conoscenza della cultura del tango, sottolineando soprattutto la componente educativa e formativa, da portare nelle scuole come strumento di prevenzione alla violenza di genere. Segnaliamo la bella serie di 14 podcast su “Tango e Amore” che ha prodotto per Tango Pasiòn Radio, disponibili anche su youtube.
Suo il desiderio di divulgare il tango, farlo conoscere nella sua realtà più profonda, comunicare al mondo la necessità di andare oltre l’immagine, la bellezza dei passi e musica, le figure eleganti, gli esercizi di stile; oltrepassare le scuole che insegnano solo con i piedi, mentre urge in Anna la necessità di comunicare al mondo che “il tango più autentico non nasce nei piedi, nasce nel cuore”.
<< una delle attività che svolgo maggiormente sono le conferenze. Qualcuno mi guarda perplesso quando lo dico. “Una conferenza su un ballo?” mi chiedono. “Ma non basta guardarlo?”. E’ proprio qui che sta l’inganno. Guardare è fermarsi all’apparenza. Il tango, invece, va attraversato, raccontato, svelato; va spiegato nel suo tessuto più intimo e nel suo mistero, perché solo così può toccare chi ascolta. [….] ballo anche ma il mio obiettivo non è mostrare come ballo, è spiegare cosa succede dentro mentre ballo. Parlo dei contenuti psicologici, di come il tango insegni a vivere, a stare al mondo, a relazionarsi.>> (p. 92)
Il libro trasmette una spiritualità laica che fa del tango una pratica di autocoscienza e consapevolezza, un insegnamento a vivere nel qui ed ora, ad assaporare ogni momento al presente. Una sorta di disciplina orientale che prima di diffondersi è passata in Sud America per caricarsi di bellezza, eleganza e armonia esteriore, ma soprattutto per divenire contatto e relazione. Una pratica meditativa per raggiungere ed esercitare la presenza, da coltivare non in silenzio e solitudine, ma nella musica e in coppia.
Un’autobiografia che diviene insegnamento e invito a moltiplicare gli sforzi per diffondere il valore sociale e culturale dell’educazione tanguera, foriera di rispetto e comprensione, contro ogni forma di sopraffazione, anche tra i generi (e nei podcast sopra ricordati è possibile trovare molte acute riflessioni su tali temi, -e non è la prima a vedere il valore pedagogico del Tango anche fuori dalle piste da ballo).
Usiamo le parole di Anna per far assaporare parte del contenuto del libro, riportando buona parte di un intero paragrafo, la descrizione del suo percorso per trovare sulla terra Dio: “La dimensione spirituale del tango” pp 80-85
<<La mia vita è sempre stata intrisa di tango. […] Non posso ricordare il momento in cui sono venuta al mondo, ma certamente in quel momento qualcuno mi ha abbracciato […] atto istintivo di accoglienza che, oggi lo so, è il primo gesto di tango che io abbia mai ricevuto. […] Il tango comincia esattamente così: con un abbraccio, un invito silenzioso ad entrare nell’intimità dell’altro. Un contatto assoluto, una comunicazione che si fa carne e respiro. […] Il tango nasce da un’esigenza primaria di comunicazione attraverso il corpo e, nella sua essenza più primitiva, è materialità pura. E’ il regno dei sensi: vedo, tocco, ascolto, respiro. Nulla di più terreno, nulla di più umano. […] L’ho conosciuto così, come una materia viva, come una sfida alla percezione e all’equilibrio. Non era solo musica e danza, era sentire il terreno sotto i miei piedi, la pressione del corpo dell’altro contro il mio, il battito del cuore che si fondeva con il ritmo della musica. Il tango è prima di tutto una questione di presa, di radicamento al suolo. Quando ballo ogni cellula del mio corpo è all’erta: sento il pavimento sotto di me, percepisco la sua consistenza […]. Ogni passo è una dichiarazione di presenza la mondo. E’ una danza che insegna a sentire davvero: il terreno, l’altro, se stessi. Si balla il tango totalmente immersi nella materia. Con il tempo ho capito che questo radicamento non è solo fisico. E’ una lezione di vita, è una scuola per resistere alle insidie del tempo, per non inciampare negli ostacoli invisibili che la vita dissemina lungo il cammino. Camminare dopo aver conosciuto il tango non è un atto distratto, ma diventa un gesto consapevole, pieno, vivo. Il tango non si offre facilmente, non si concede senza sacrificio. Non è un dono che ti cade in grembo. [….] Servono anni per imparare davvero a danzare, non basta muovere i piedi o imitare un passo. Serve tempo per affinare i sensi e pagare il prezzo della dedizione. Imparare il tango, dunque, richiede sacrificio, tempo e risorse economiche: tutte dimensioni estremamente materiali. Pur nascendo dalla materia, dall’io, il tango non si ferma lì. Dal contatto fisico sboccia qualcosa di invisibile ma potentissimo: la storia di chi sei. Il modo in cui tocchi l’altro diventa il racconto della tua intimità, della tua paura, della tua fiducia, del tuo desiderio. E’ un linguaggio irripetibile, unico come un’impronta digitale. Nessun abbraccio è mai uguale all’altro, nessun contatto si può replicare. Così il tango, come ogni forma d’arte autentica, si avvale della materia come strumento per andare oltre […] diventa spirito, diventa addirittura, oserò dire, metafisica. E’ il miracolo di un corpo che, danzando, si svincola dal suo stesso peso per raggiungere l’incorporeo. […] Quando si balla con esperienza, quando le mani, i piedi, il corpo smettono di preoccuparsi della tecnica, allora succede qualcosa di straordinario. All’inizio, certo, la mente è occupata da mille pensieri: come posare il piede, come mantenere l’equilibrio, come ascoltare il corpo dell’altro. Poi un giorno, dopo tanta pratica, noi ballerini di tango impariamo a volare: le ali formate dal sacrificio, dal tempo e dalla dedizione ci sollevano finalmente verso una dimensione fatta solo di spirito. […] questa interpretazione questo volo spirituale, non rimane confinato in me. Lo trasmetto a chi balla con me, che lo coglie nella sua spiritualità, se ha imparato a sentire con l’anima oltre che con i piedi. […] In quei quindici minuti circa [della tanda] siamo stati altrove, in un luogo dove solo l’arte e lo spirito esistono. E’ per questo che, spesso, la donna chiude gli occhi mentre balla […] per sentire meglio, per abbandonarsi più profondamente, per lasciarsi trasportare senza che la vista distragga dai sensi più profondi. […] Nel tango non esiste una coreografia prefissata, non esiste copione, non ci sono sequenze obbligate come nella danza classica o negli altri balli. Il tango è pura improvvisazione, è creazione istantanea. Quando balliamo non sappiamo mai quale sarà il prossimo passo, quale sarà la prossima emozione […] da dove nasce questa creazione? La risposta è che non lo sappiamo. […] Nel tango sentiamo di essere in relazione con qualcosa di più grande di noi, qualcosa che ci trascende, un dio senza nome e senza volto, un sentire profondo, un abbandonarsi. E? proprio in questo abbandono che, finalmente, troviamo una verità più autentica di noi stessi.
Quando si parla di tango, il primo termine che salta fuori […] è improvvisazione. Questa parola è la chiave di accesso a qualcosa che va oltre la tecnica. Racconta cosa significa davvero esserci nel momento presente: perché il tango si compone nell’istante, non prima, non dopo. Ora. La musica parla, suggerisce, sussurra, ti invita e ti seduce. Quando hai tra le braccia una persona […] allora non puoi che rispondere a quell’invito. Ogni corpo è diverso, ogni respiro è un nuovo idioma, ogni abbraccio una pagina bianca. Chi balla il tango compone mentre danza, come se il corpo stesse scrivendo una poesia che fino a un attimo prima non sapeva esistesse. Se la persona che ha tra le braccia non riesce a sostenere quella composizione, allora si rischia di rovinare un’opera d’arte nel momento stesso in cui sta nascendo. E’ per questo che il tango non è un gioco, non è una serie di acrobazie per strappare applausi, nel tango un solo passo può essere l’intero racconto. Perché non è la quantità che conta, ma la qualità del gesto. Nel 2009 l’UNESCO ha proclamato il tango Patrimonio dell’Umanità […] perché è un linguaggio universale. Io ballo il tango col filippino, con l’africano, col tedesco, col francese […]. Nessuno di loro parla la mia lingua e io non parlo la loro, ma quando ci abbracciamo stiamo comunicando: l’anima ha la stessa grammatica in qualunque parte del mondo si trovi. Ciò che ci scambiamo in quell’abbraccio è autentico, è eterno, perché nasce dall’anima. Il tango nella sua vera essenza l’ho conosciuto quando il corpo ha smesso di essere un ostacolo e si è fatto strumento, quando ho sentito che il peso svaniva, che l’equilibrio non era più fisico ma emotivo, spirituale. Il corpo non danza più, si abbandona, si dissolve nella musica: si lascia trasportare come in una preghiera. E’ lì che comincia la spiritualità e il tango diventa divino. E’ lì che io, il tango e Dio siamo diventati una cosa sola.>>
Anna ha pubblicato anche un altro libriccino composto di brevi testi, piccoli e poetici aforismi (alcuni quasi Haiku) ispirati dal tango; ne estrapoliamo alcuni da “Una vita di Tango” (Youcanprint)
Dopo tanto cercare ho trovato
nell’abbarccio del tango l’unico
posto dove io possa vivere meglio.
p.28
Ti penso senza illusioni tango: mi piaci.
Nellla sconfitta di oggi leggo la
vittoria di domani, nell’attesa e nel
piacere la gioia di esistere.
p.38
Con te ho ballato la disperazioen,
l’abbandono, lo smarrimento.
Ho lasciato le miserie dell’essere, ho
vissuto la sublimazione del divino,
la comunione delle anime, l’assoluto
di un amore unico, inscindibile,
eterno.
p.40
Tu non senti le mie mani, le ascolti,
tu non vedi il mio corpo lo immagini,
tu non guidi i miei passi,
li crei.
Tu non guardi i miei occhi,
li illumini.
p.41





