Sono ormai 4 anni dal centenario della morte di Piazzolla che il Tango mantiene una sua presenza dentro le programmazioni stagionali dei teatri italiani, il tempo necessario per arrivare anche a Siena (nei giorni 17-18-19 aprile) con lo spettacolo ideato e diretto da Carlos Branca, famoso “maestro di teatro argentino”, per il quale quello a Siena si configura come “ritorno” dal momento che nel 2008 partecipò alla prima dell’opera “Y Borges cuenta que…” con musiche di Bacarov, occasione in cui in città fu organizzata la prima e unica milonga nel “Tartarugone” (famosa e bellissima piazza limitrofa al “Campo”).
“Astor, un secolo di tango” si autodefinisce dalla locandina un “concerto di danza” e Branca, regista impeccabile, suona con maestria i corpi degli otto ballerini del Balletto di Roma: corpi bellissimi, perfetti, atletici, muscolosi, flessuosi. Uno spettacolo di tango&danza con una serie di potenti balletti moderni che illustrano e colorano le musiche iconiche di Astor, suonate in diretta dal bandoneonista Pietrodarchi: un caleidoscopio di tronchi, gambe, braccia che si intrecciano con poetica e struggente malinconia. Leggeri, ad intervalli sapientemente cadenzati, passano due ballerini di tango, a ricordare il ballo di origine così amato e così negato. Un narratore (in questo allestimento ruolo ricoperto dal direttore artistico del teatro, Bocciarelli) condensa in poche frasi il senso della musica di Piazzolla: il nostalgico senso di estraneità verso l’Argentina, creatosi fin da bambino, con il trasferimento della famiglia a New York, e il legame ricostituito il proprio Paese, attraverso il bandoneon regalatogli dal padre (il nonino, suo primo sponsor); l’oltrepassare la radice popolare per tendere alla classicità, raggiunta con sonorità contemporanee jazzistiche ed elettroniche; la costante fedeltà alla propria specifica sensibilità e alle radici. Un viaggio che gli è costato solitudine e in Argentina una spesso feroce critica e opposizione, accusato di perpetrare l’uccisione della tradizione del tango. Un lavoro diabolico (a seguito del successo internazionale) dagli esiti angelici, celestiali.

Lo spettacolo è bello, intenso, piacevole e contribuisce a mantenere vivo Piazzolla e a diffondere la musica argentina e la sua ballabilità con movimenti classici e armonici.
A Siena al teatro oltre agli abbonati sono accorsi anche i tangueri, e tutti entrando hanno trovato una sorpresa: nel famoso “entrone” (quello da cui escono i cavalli del palio e dal quale si entra nel Teatro) il maestro Giovanni Sciuto della scuola Tango Oblivion (doppio accreditamento, per il ruolo e per la denominazione) balla con Sonia Brogioni l’omonimo pezzo in modo impeccabile e ispirato: un benvenuto speciale per far entrare il pubblico nel mondo del tango anche prima dell’entrata in sala.





