Dalla Milonga all’Accademia: a Perugia il Tango raccontato in tutte le sue sfaccettature

Si è recentemente concluso a Perugia il 48° Convegno Internazionale di Americanistica organizzato dal Circolo Amerindiano (https://www.amerindiano.org/wp-content/uploads/2026/05/Programma-XLVIII.pdf), all’interno del quale, grazie al contributo del Settore Tango di Acsi e all’impegno di Faitango che ne ha curato anche la comunicazione (per la diffusione della call for papers e la pubblicizzazione dell’evento ad un’ampia platea di interessati), per la prima volta un’intera sessione è stata dedicata al “Tango Rioplatense a 360° gradi” con relatori di livello accademico o d chiara fama (è la seconda volta che accade in Italia, e pochi mesi dopo un convegno tenutosi a Roma lo scorso novembre; cfr Il Tango entra in Accademia: la ricerca italiana danza sulle note del Río de la Plata. – Tangoygotan – Faitango-).

L’allargamento al nuovo tema si è concretizzato grazie all’impegno congiunto di Rosa Maria Grillo (membro del consiglio direttivo del Circolo, professoressa di Letteratura Ispano-americana e appassionata di tango) e di Maria Ausiliatrice Ginatempo, collaboratrice d Faitango, che insieme ad altri due collaboratori di Faitango (Carlos Ansò e Giuseppe Speccher) ha curato i contatti con i relatori, alcuni dei quali direttamente sollecitati per creare un ampio spettro di punti di vista e metodologie di analisi, altri giunti grazie a una risposta spontanea alla call for papers che è andata oltre le migliori aspettative.

Sono state presentate ben 13 relazioni che hanno occupato gran parte della giornata di sabato 9 maggio e hanno approfondito tematiche musicologiche, di analisi delle letras (dei testi), di storia e storicizzazione delle varie fasi evolutive del tango, di sociologia (migrazione, incontro, meticciamento le parole spesso ripetute), di apertura alle ultime avanguardie di una tradizione che è viva e in costante evoluzione, delle sue qualità nella salutogenesi e nella cura, nonché nelle nuove pedagogie.

A breve verrà condiviso un report più approfondito sui contenuti degli interventi, a cura della stessa Maria Ginatempo. Cerchiamo però di riassumere ora alcune impressioni provate nell’ascoltare i tanti ospiti che si sono incontrati e confrontati in presenza o anche in collegamento video, come alcuni argentini che sono intervenuti da Buenos Aires. Di seguito gli interventi verranno identificati con il solo cognome autoriale (in neretto), raggruppati per nessi tematici, senza necessariamente rispettare l’ordine di presentazione; le relazioni sono comunque dettagliatamente elencate nel programma allegato.

Il convegno si è aperto con la lettura di un testo inviato da Di Marco (grande autore appena scomparso) che ha introdotto il tema con una breve storia delle origini del Tango. Hanno quindi preso avvio alcune relazioni, in cui il tango è stato principalmente affrontato come musica e canzone: con parallelismi rispetto alla produzione operistica (intervento di Cetrangolo), con dettagliate analisi (utilizzando la proiezione a video degli spartiti) della tecnica delle variazioni, per come utilizzata nell’innovazione ed evoluzione musicale (Varassi Pega); e quanto al legame intimo tra musica, parole e vocalità, nel confronto tra la Guardia Vieja (musica autonoma che inglobava testi popolari di basso livello) e il successivo Tango Canción, in cui testi poetici autoriali vennero composti in simbiosi con la musica, con una metrica appoggiata al ritmo del pezzo musicale. Nacquero in questa fase, a partire da “Mi noche triste” di Carlos Gardel, le confessioni sentimentali con sviluppi lirico-narrativi cuciti alla voce. Annecchiarico ha affrontato il modo in cui il testo delle canciones si è vestito di Lunfardo, avvicinandosi al linguaggio dei migranti, meticciando non solo la lingua, ma anche la danza, il modo di connettere i corpi (dal circo gaucho al collegamento tra i ballerini). Pirotti dall’Argentina ha esaminato il modo in cui nel tango si sono intrecciate costantemente tradizione (conservazione degli elementi identitari) e avanguardia (che scorda le certezze per esplorare, espandere le esperienze).

Lencina, anch’essa da Buenos Aires, ha identificato nell’amalgama sincretico e nell’integrazione, la caratteristica principale della cultura argentina, mettendo la Canción tanguera con il bel canto italiano che tanto l’ha influenzata. Anche Bovolenta ci ha parlato delle letras del tango, da cui emergono il racconto del viaggio e la storia dell’emigrazione italiana, utilizzando una puntuale analisi dei testi di Manzi e Ferrer.

Guzzo Vaccarino ha esposto i risultati di una ricerca sulle differenze di genere subite dai lavoratori del tango in Argentina e in Italia e Fara, in collegameto da Buenos Aires, ha tentato di dipanare una storia sociale del tango mettendo le sue fasi e le sue trasformazioni in relazione con le diverse evoluzioni politiche argentine.

Fumagalli ha raccontato, in una relazione molto “politica”, le ultime evoluzioni del tango (culturali e politiche) in Argentina dopo la crisi del 2001, ovvero la musica nata dalle nuove modalità di convivenza e cittadinanza ricercate collettivamente dai giovani argentini, che hanno ritrovato nel tango il modo di riportare il corpo (silenziato nei regimi) alla vita e alla sperimentazione sensoriale. Interessantissimo essere accompagnati in un viaggio musicale nei quartieri della Baires in fermento (con proiezione di foto belle e significative): dall’associazione Parakultural alle prime esibizioni in strada dell’Orquesta Típica Fernández Fierro (che ha raccolto l’eredità anche politica e collettivista di Pugliese) fino all’apertura del CAFF (Club Atlético Fernández Fierro) nel 2004 e all’esperienza del Centro Culturale Pachamama per la contaminazione tra tutte le arti.

Abbiamo infine trovato molto coinvolgenti le ultime comunicazioni: Lorenzini (in alternanza il neuropsichiatra Turella) ci ha relazionato sugli esiti del progetto TangoPerNoi, nell’ambito di una ricerca universitaria sugli effetti curativi del Tango praticato con i malati di Parkinson, messo a confronto con la pratica fisioterapica (esito documentato e scientificamente supportato: stessi miglioramenti motori, ma con il tango maggiori miglioramenti umorali, emotivi e cognitivi, grazie all’interazione sociale e di coppia). Antonacci infine ha raccontato l’inserimento del Tango nella proposta didattica dell’Università Bicocca di Milano, come mezzo per sviluppare alcune competenze -life skills- (l’autoregolazione sociale, la capacità cooperativa, l’inclusione -ascolto di tutti i linguaggi e accoglienza dei propri ed altrui bisogni-, la fiducia sviluppata attraverso il guidare ed essere guidati, la responsabilizzazione). Oltre a confermare l’utilità del tango nei processi pedagogici, sono stati riportati gli interessantissimi feed back degli studenti che hanno partecipato alle esperienze tanguere, esprimendo un alto gradimento per l’imparare attraverso l’esperire e dimostrando anche una forte esigenza di ricostruire una prossimità tra i corpi, una vicinanza fisica da contrapporre al distanziamento del digitale.

Complessivamente una giornata intensa e profonda, che speriamo sia l’avvio nel nostro paese di un processo di innalzamento del livello dell’attenzione e dell’interesse verso il tango e che quindi si ripeta nelle prossime edizioni del convegno.

 

 

 

 

 

 

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