Festivalito InTango: l’estate si veste di tango

Quando pensiamo al tango, la prima immagine che ci viene in mente è quasi sempre quella di una coppia che danza. Eppure il tango è molto di più. È una lingua, una memoria, un modo di raccontare l’uomo.

È in questa prospettiva che negli ultimi anni sono nati festival che scelgono di andare oltre la semplice proposta artistica. Non più soltanto milonghe, lezioni e spettacoli, ma esperienze culturali che invitano il pubblico a scoprire un luogo attraverso la musica, le persone e le tradizioni che lo caratterizzano.

In questo percorso la Puglia si distingue per una crescente sensibilità verso progetti che intrecciano promozione culturale e valorizzazione territoriale. È una visione che trova ascolto anche nelle amministrazioni locali, consapevoli di come il tango possa diventare un’occasione d’incontro tra cittadini, visitatori e patrimonio storico, contribuendo a raccontare il territorio con uno sguardo nuovo.

E’ proprio in questa prospettiva che nasce InTango Festivalito, in programma dal 29 al 31 luglio nel cuore di Sammichele di Bari. Un progetto costruito in stretta collaborazione con il Comune, con tutti gli appuntamenti ad ingresso gratuito, che apre le porte del Castello Caracciolo, del borgo antico e degli spazi culturali della città per trasformarli in luoghi d’incontro tra musica, danza, poesia e tradizioni popolari.

Da anni anche Faitango sostiene e accompagna iniziative che scelgono di raccontare il tango nella sua dimensione più autentica, promuovendo non solo gli eventi, ma una cultura dell’incontro, della divulgazione e della qualità artistica. Festivalito si inserisce pienamente in questa visione, proponendo un programma che affianca alle lezioni e alle milonghe momenti di approfondimento culturale.

Per comprendere da dove è nato questa idea di festival non basta leggere un programma. E’ necessario ascoltare la voce di chi, anno dopo anno, lo ha immaginato e costruito. Abbiamo quindi incontrato Angela Vallarelli, ideatrice di InTango Festivalito, lasciando che fosse il suo racconto a guidarci alla scoperta di un progetto nel quale il tango diventa il filo conduttore attraverso cui territorio, comunità e cultura si incontrano.

Prima di parlare del Festivalito vorrei fare un passo indietro. Che cosa ha rappresentato il tango nel tuo percorso personale?

Angela Vallarelli: “È arrivato in un momento molto difficile. Avevo bisogno di ritrovare emozioni che sembravano essersi spente e il tango è stato il luogo in cui ho ricominciato ad ascoltare me stessa. Poi, poco alla volta, ho scoperto che non era soltanto un ballo. C’era una musica che sentivo familiare, perché mi riportava ai dischi che ascoltavo da bambina in casa dei miei genitori; c’era il ricordo di mio nonno emigrato a Buenos Aires; c’era il valore dell’abbraccio, dell’ascolto, della relazione con l’altro. Più conoscevo il tango, più sentivo il desiderio di approfondirne la storia, la cultura, il folklore argentino, la poesia delle sue canzoni. Ho capito che quel mondo era molto più grande della danza e che stava cambiando anche il mio modo di guardare le persone e la comunità.”

Mentre ti ascoltavo mi sono resa conto di una cosa. Nelle tue parole ricorrono continuamente gli stessi elementi che oggi ritroviamo nell’anima del Festivalito: comunità, cultura, poesia, ascolto, abbraccio. È come se questo progetto fosse diventato la naturale espressione del tuo modo di vivere il tango. Possiamo dire che, in fondo, InTango Festivalito è diventato la tua bandiera artistica?

Angela Vallarelli: “ Sì, credo proprio di sì. Quando ho immaginato il Festivalito non volevo creare semplicemente un appuntamento di tango. Sentivo il bisogno di raccontarlo nella sua interezza: la sua storia, la cultura argentina, il folklore, la poesia, le tradizioni. Per questo, anno dopo anno, il progetto è cresciuto aggiungendo incontri culturali, momenti di approfondimento e occasioni aperte anche a chi il tango non lo conosce ancora. Volevo che il festival fosse un luogo d’incontro, capace di parlare ai ballerini ma anche a chi desidera avvicinarsi a questo universo attraverso la sua identità culturale.”

Questa idea di tango come cultura, comunità e territorio, come prende forma concretamente nelle tre giornate del Festivalito?

Angela Vallarelli:Il Festivalito è cresciuto anno dopo anno. La prima edizione era soprattutto una milonga con lezioni e momenti di incontro tra i ballerini. Già allora avevo intuito che il borgo di Sammichele di Bari, con il Castello Caracciolo, Piazza Vittorio Veneto e Palazzo Pinto, offriva la dimensione ideale per vivere il tango: uno spazio raccolto, dove le persone possono incontrarsi davvero e sentirsi parte di una comunità. È una caratteristica che ho voluto preservare perché rappresenta l’anima stessa del Festivalito.

Dal secondo anno, però, ho sentito il bisogno di andare oltre. Ho capito che non bastava organizzare delle belle milonghe: volevo raccontare il tango nella sua interezza. Per questo ho iniziato a inserire una parte culturale, fatta di incontri, approfondimenti e momenti di riflessione. Mi piace l’idea che al Festivalito possano arrivare anche persone che non ballano tango, ma che desiderano conoscerne la storia, la musica, la letteratura, le tradizioni. Il tango è un patrimonio culturale e credo sia importante offrirne una lettura più ampia, capace di incuriosire anche chi lo incontra per la prima volta. È così che il progetto, poco alla volta, ha trovato la sua identità.

Questa filosofia si riflette anche nella scelta degli ospiti. Per questo ho cercato persone che potessero raccontare il tango da prospettive diverse…Apriremo il Festivalito con un dialogo tra Pablo Helman e Barbara Savonuzzi, dedicato alla storia, alla letteratura e alla cultura tanguera. Per me era importante che il festival iniziasse con un momento di approfondimento, capace di offrire strumenti di lettura a chi ascolta e di ricordare che il tango non è soltanto una danza, ma un universo culturale ricchissimo. È questo il tipo di incontri che desidero proporre: occasioni di conoscenza che accompagnino il pubblico durante tutto il festival.

Anche le tre milonghe seguono la stessa impostazione. Ho scelto di affidare ciascuna serata a un TDJ diverso: Donna Tiziana aprirà il festival,la seconda serata sarà affidata a Graziano Sportelli, mentre la terza sarà accompagnata dalla selezione musicale di Yatma Diallo.

All’interno di ciascuna milonga ci sarà poi uno spettacolo dedicato al folklore argentino. Anche questa non è una scelta casuale. Ho scoperto il folklore studiando sempre di più la cultura argentina e ho capito che non si può parlare davvero di tango senza conoscerne le radici. Per questo il folklore entra nel cuore delle tre serate e dialoga con la milonga, diventando parte integrante del racconto del festival.
Riccardo Cabrera sarà presente in tutte e tre le esibizioni e accanto a lui ci sarà Giorgia Milano, che ho voluto coinvolgere perché rappresenta una realtà di grande valore del nostro territorio. In passato avevo invitato artisti provenienti da altre regioni, ma quest’anno mi sembrava giusto valorizzare una professionista pugliese che da anni si dedica con competenza al folklore argentino, anche oltre i confini regionali. Credo che un festival debba saper creare ponti con il mondo, ma anche riconoscere e sostenere le eccellenze che crescono nella propria terra.

In fondo è questo il senso del Festivalito. Se togliessimo la parte culturale rimarrebbero le lezioni, le milonghe e gli spettacoli, come accade in tanti altri eventi. Io invece desidero che chi partecipa torni a casa con qualcosa in più: non solo il ricordo di aver ballato, ma la consapevolezza di aver incontrato una cultura, una storia e un modo diverso di guardare il tango.”

In un festival che sceglie di raccontare il tango come esperienza culturale, anche la conduzione assume un ruolo fondamentale. Non si tratta semplicemente di presentare gli ospiti, ma di accompagnare il pubblico in un percorso, creando collegamenti, dando voce ai protagonisti e mantenendo vivo il filo del racconto. Per questo la scelta è ricaduta su Antonella D’Alessandro, chiamata a seguire la comunicazione e a fare da trait d’union tra i diversi momenti del Festivalito.

La documentazione dell’intera manifestazione sarà curata da Antonella D’Alessandro anche per la Web Radio Faitango, attraverso servizi, interviste e approfondimenti che saranno pubblicati sulle pagine ufficiali Facebook, Instagram e TikTok di Faitango, permettendo di seguire il Festivalito anche oltre i confini della piazza.

Festivalito InTango è promosso dal comune dì Sammichele di Bari, e da Ángela Vallarelli, presidente di My-Long-Era A.S.D, lli, con l’obiettivo di diffondere la cultura del tango argentino attraverso un progetto che intreccia danza, musica, incontri e valorizzazione del territorio.

La manifestazione si realizza anche grazie al fondamentale sostegno dell’Amministrazione Comunale di Sammichele di Bari, che ha condiviso e accompagnato la crescita del progetto culturale. Un contributo reso possibile dalla sensibilità del Sindaco Lorenzo Netti e dal suo Staff, il cui supporto ha consentito al Festivalito di consolidarsi come un appuntamento capace di coniugare promozione culturale e valorizzazione del borgo.

Il programma completo della manifestazione, le modalità di partecipazione e tutti gli aggiornamenti sono disponibili attraverso i canali ufficiali del Festivalito:

L’estate 2026 resterà nella memoria come quella in cui l’Italia ha riscoperto il piacere di ritrovarsi nelle piazze, ballando al ritmo del tango. Un tempo ritrovato per l’incontro, l’amicizia e, perché no, con il sapore del sale sulla pelle.

Buona onda a tutti.

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