Nel primo articolo abbiamo raccontato come la scoperta delle origini archesi della famiglia Troilo abbia trasformato una ricerca storica e genealogica in un progetto culturale capace di unire Abruzzo e Argentina attraverso la memoria, la musica e la storia dell’emigrazione.
Ma ogni storia, per quanto importante, vive davvero soltanto quando incontra le persone che la custodiscono e la tramandano.
Per questo secondo appuntamento del nostro percorso di avvicinamento al Festival Pichuco abbiamo scelto di dare voce a chi, più di ogni altro, rappresenta il legame vivente tra la memoria familiare di Aníbal Troilo e il presente di questa straordinaria avventura culturale.
Francisco Torné arriverà ad Archi per la seconda volta, ma questa volta il significato è diverso. Non sarà soltanto il nipote di Aníbal Troilo, chiamato a custodirne e tramandarne la memoria: sarà uno dei protagonisti di un ritorno simbolico che attraversa l’oceano e riporta la figura di Aníbal Troilo nel paese da cui partì la sua famiglia.
Vorrei partire da una parola semplice ma profondissima: casa. Per te, che sei
cresciuto con una storia familiare legata a una delle figure più importanti del tango, cosa significano oggi parole come casa, radici e appartenenza?
La parola casa indica il luogo a cui si appartiene, il luogo in cui si sa che si sarà sempre accolti. È proprio questo ciò che provo quando scopro le radici di Pichuco ad Archi: sento che lui appartiene a quel luogo e, allo stesso tempo, sentiamo anche noi di essere sempre i benvenuti.
Essere il nipote di Aníbal Troilo significa nascere con un’eredità straordinaria. È stato un percorso che hai scelto consapevolmente oppure un sentiero che la vita, in qualche modo, aveva già tracciato davanti a te?
Essere erede di Aníbal Troilo è prima di tutto un onore. Mia nonna, Zita Troilo, ci diceva sempre che, quando lei non ci sarebbe più stata, avremmo dovuto custodire questa eredità con amore e generosità, proprio come avevano fatto loro. È stata lei a insegnarmi come comportarmi di fronte a una responsabilità così grande.

Per quasi ventidue anni abbiamo condiviso conversazioni, ricordi e momenti di trasmissione di questo patrimonio umano e culturale. Mia nonna è scomparsa il 1° luglio 1997, esattamente ventidue anni dopo Pichuco.
C’è stato un momento preciso in cui hai preso coscienza della grandezza artistica e umana di tuo nonno? Un episodio, un incontro, un ascolto o una scoperta che ti ha fatto capire che esisteva un “prima” e un “dopo” nel tuo modo di guardare a Pichuco?
Sono state soprattutto le conversazioni con mia nonna a farmi comprendere la dimensione di ciò che Pichuco ha rappresentato per il tango e per la cultura popolare del Río de la Plata.
Successivamente, entrando in contatto con grandi personalità che avevano fatto parte della sua orchestra o che erano state sue contemporanee, ho iniziato a capire ancora meglio perché la sua figura continui a rimanere viva nel tempo. Artisti straordinari come Horacio Ferrer, Raúl Garello, José Colángelo, Rubén Juárez, Susana Rinaldi, Osvaldo Piro e molti altri mi hanno offerto la loro amicizia e condiviso con me innumerevoli aneddoti. Attraverso i loro racconti ho potuto comprendere più profondamente la statura artistica e umana di mio nonno.
Molti conoscono il musicista, il direttore d’orchestra e il simbolo del tango. Tu, invece, hai avuto accesso ai racconti familiari. Chi era Aníbal Troilo nella vita quotidiana? Quale aspetto della sua personalità ti piacerebbe far conoscere a chi ancora oggi lo ammira?
Pichuco, nella vita privata, era esattamente come appariva sul palcoscenico: un uomo buono e generoso. Forse l’aspetto meno conosciuto, quello che emergeva soprattutto nell’intimità familiare, era la sua grande capacità di dare affetto.

Con me è sempre stato estremamente affettuoso e gli piaceva ascoltarmi, proprio come faceva con i suoi amici. Era un uomo saggio, capace di ascoltare davvero gli altri. Parlava poco, ma ciò che diceva era sempre preciso, essenziale e profondamente intelligente.
Quest’anno tornerai ad Archi, il paese da cui partirono gli antenati di Troilo prima di emigrare in Argentina. Che effetto ti fa sapere che, a distanza di oltre un secolo, la sua memoria viene celebrata proprio nel luogo da cui ebbe origine quella storia familiare?
“Sapere che, a più di cento anni dalla sua nascita, Pichuco continua a essere ricordato e celebrato testimonia la portata e la trascendenza della sua opera. Ma sapere che questo accade proprio nel paese da cui partirono i suoi nonni paterni aggiunge un elemento speciale che rende questo omaggio, forse, il più emozionante di tutti.
C’è qualcosa di profondamente simbolico nel vedere la sua memoria ritornare nel luogo da cui ebbe inizio la storia della sua famiglia. È un’emozione difficile da descrivere e che dà a questo incontro un significato davvero unico.”
Le parole di chiusura di Francisco Torné ci aiutano a comprendere perché il Festival Pichuco non è soltanto una manifestazione artistica dedicata al tango. La storia di Aníbal Troilo, infatti, non appartiene esclusivamente alla musica: parla di emigrazione, identità, memoria familiare e legami che attraversano generazioni e continenti.
È da questa consapevolezza che nasce il primo grande appuntamento del Festival, la tavola rotonda “Aníbal Troilo Pichuco: tra tango, memoria ed emigrazione“, organizzata con l’Alto Patrocinio della Regione Abruzzo, in programma sabato 25 luglio alle ore 17 in Largo Fontana Tommaso Melchiorre.
È il luogo in cui il festival racconta se stesso e le ragioni che ne hanno ispirato la nascita.
I protagonisti dell’incontro rappresentano infatti le diverse anime di un progetto che, partendo dalla figura di Troilo, intende costruire un ponte stabile tra Abruzzo e Argentina.
Tra loro vi sarà Leonardo Porreca, presidente dell’Associazione Pichuco and Friends, che negli ultimi anni ha promosso un importante lavoro di ricerca e valorizzazione delle origini archesi della famiglia Troilo. Un percorso che ha riportato alla luce una pagina poco conosciuta della storia di Pichuco e che ha contribuito in maniera decisiva alla nascita del festival.
Accanto a lui sarà presente Francisco Torné, nipote di Aníbal Troilo e ci introdurrà Anibal Troio Pichuco nei suoi affetti e ai valori che hanno accompagnato la sua vita.
A portare il proprio contributo sarà anche Simone Marini, direttore artistico del Festival Pichuco. Musicista e interprete di riconosciuto valore nel panorama del tango argentino, Marini ha raccolto la sfida di trasformare una storia di memoria e appartenenza in un progetto culturale capace di coinvolgere artisti, studiosi, istituzioni e appassionati provenienti da contesti diversi.
Tra gli ospiti più attesi figura Miguel Ángel Zotto, ambasciatore del tango nel mondo. La sua carriera artistica ha contribuito in maniera determinante alla diffusione internazionale del tango argentino. La sua presenza ad Archi conferisce all’iniziativa una dimensione che supera i confini locali e nazionali, inserendo il Festival Pichuco in un dialogo culturale di respiro internazionale.
A completare il quadro sarà l’intervento di Goffredo Palmerini, giornalista e scrittore che ha dedicato gran parte della propria attività al racconto delle comunità italiane all’estero e delle vicende dell’emigrazione. La sua partecipazione consentirà di collocare la storia della famiglia Troilo all’interno di una narrazione più ampia, quella dei milioni di italiani che tra Ottocento e Novecento lasciarono il proprio paese d’origine contribuendo alla costruzione dell’identità culturale dell’Argentina contemporanea.
A guidare il confronto sarà la giornalista Barbara Del Fallo, chiamata a intrecciare esperienze, sensibilità e punti di vista differenti. Il suo compito sarà quello di accompagnare il pubblico in un percorso che, partendo dalla figura di Troilo, toccherà temi universali come la memoria, l’identità, l’emigrazione e il valore delle radici.
Al termine della tavola rotonda, il racconto lascerà
spazio alla musica con il mini concerto dell’Orchestra Lo Que Vendrá, impreziosito dalla partecipazione straordinaria di Miguel Ángel Zotto e Daiana Guspero. Sarà il passaggio ideale dalle parole all’arte, dalla memoria raccontata alla memoria vissuta.
La giornata proseguirà alle 20:30 poi con la performance artistica Il respiro che resta / El respiro que queda, a cura di Carla Cerbaso, e con l’esibizione alle 21:00 del gruppo folk.inmovimento, in un dialogo continuo tra linguaggi artistici e tradizioni popolari (ne avevamo parlato qui).
Il culmine della serata sarà rappresentato dalla Milonga di Gala sulla Terrazza San Nicola. Accompagnata dalla musica dal vivo dell’Orchestra Lo Que Vendrá e dalla voce di Federico Pierro, con l’apertura affidata alla ronda dei maestri a Monica Chiavarini e Gianluca Viola, Luisa Volpi e Andrea Fischietti, Daniela Scalabrini e Fabian Braña, Martina Cerasoli e Anastas Bullaci, artisti che con il loro percorso contribuiscono quotidianamente alla diffusione e alla crescita della cultura del tango.
A guidare musicalmente la milonga sarà la TDJ Lisa Costa, mentre uno dei momenti più attesi della serata sarà lo spettacolo di Miguel Ángel Zotto e Daiana Guspero, protagonisti di una carriera che ha portato il tango argentino sui palcoscenici di tutto il mondo.
Forse il Festival Pichuco comincia davvero da qui. Dalla lettura di questa storia. Dalle parole che Francisco Torné ci ha donato e che racchiudono il senso più profondo di questa iniziativa in una parola semplice e universale: casa.
Una casa che non è soltanto un luogo f
sico, ma memoria, radici, appartenenza e accoglienza. Una casa che continua a vivere nei racconti tramandati di generazione in generazione e che, a volte, sa attendere pazientemente il momento del ritorno.
E mentre la musica prende il posto delle parole e la Milonga di Gala si prepara a celebrare l’eredità di Pichuco, Archi si appresta a compiere qualcosa di speciale: ricordare a ciascuno di noi il profumo di casa. Quel profumo che attraversa il tempo, supera gli oceani e continua a vivere nel cuore di chi parte, di chi resta e di chi, dopo un lungo viaggio, ritrova finalmente le proprie radici.
Il viaggio del Festival Pichuco proseguirà nel prossimo articolo, dedicato alla giornata di domenica 26 luglio, che racconteremo insieme al direttore artistico Simone Marini e ai protagonisti di folk.inmovimento.




